Editoria d'arte

Skira e il lusso della cultura: i libri d’arte che raccontano l’autunno 2026

Dalle monografie dedicate a Dalí e Schiaparelli fino ai cataloghi delle grandi mostre di Palazzo Reale e MAXXI, Skira inaugura un autunno editoriale che celebra arte, fotografia e moda

Foto: Ufficio stampa - Schiaparelli Anglomaniac a cura di Thierry-Maxime Loriot Prefazione di Dua Lipa

C’è stato un tempo in cui il libro d’arte era considerato quasi esclusivamente il catalogo di una mostra. Uno strumento prezioso, certo, ma destinato soprattutto agli studiosi o ai collezionisti più appassionati. Oggi quella funzione si è trasformata. Un grande volume illustrato non accompagna più soltanto un’esposizione: ne prolunga l’esperienza, la conserva, la interpreta. Rimane sul tavolo di un salotto, entra in una biblioteca personale, viene sfogliato lentamente come si osserva un dipinto. È diventato un oggetto che appartiene tanto al mondo dell’editoria quanto a quello del design.

In questo scenario, Skira continua a occupare una posizione particolare. Da quasi un secolo la casa editrice costruisce un linguaggio capace di unire rigore scientifico, qualità iconografica ed eleganza editoriale, trasformando ogni pubblicazione in qualcosa che supera il semplice libro. È forse proprio questa la ragione per cui le sue uscite vengono attese ogni stagione come si attendono le inaugurazioni delle grandi mostre o le nuove collezioni delle maison di moda.

L’autunno 2026 conferma questa vocazione con una selezione di volumi che attraversano arte, fotografia, architettura, moda e cultura visiva. Più che un catalogo di novità, appare come una riflessione sul nostro modo di guardare il mondo.

Quando l’arte diventa moda (e la moda diventa arte)

È forse nel rapporto tra arte e moda che la proposta editoriale di Skira trova una delle sue espressioni più affascinanti. Due volumi, apparentemente diversi, raccontano infatti la stessa intuizione: la creatività non conosce confini disciplinari e continua a nutrirsi di contaminazioni.

Con Dalí e la Moda, Skira porta il lettore dentro uno degli aspetti meno esplorati della produzione di Salvador Dalí. Scarpe, gioielli, abiti, manichini e collaborazioni con grandi maison diventano gli strumenti attraverso cui il maestro del Surrealismo ridefinisce il concetto stesso di eleganza. Molto prima che arte e fashion diventassero un dialogo consolidato, Dalí aveva già intuito che il corpo potesse trasformarsi in una tela e l’abito in un’opera capace di raccontare desideri, provocazioni e metamorfosi. Il volume restituisce questa visione mostrando quanto la sua eredità continui ancora oggi a ispirare stilisti e direttori creativi.

A raccogliere idealmente quel testimone è Schiaparelli Anglomaniac, pubblicazione che celebra la straordinaria vitalità della maison fondata da Elsa Schiaparelli. Curato da Thierry-Maxime Loriot e introdotto da una prefazione di Dua Lipa, il libro riunisce quasi cinquanta artisti, fotografi e illustratori britannici chiamati a confrontarsi con l’immaginario creativo rilanciato da Daniel Roseberry. Ne emerge il ritratto di una maison che continua a trasformare la couture in linguaggio culturale, dimostrando come il patrimonio del passato possa essere reinterpretato senza perdere forza, ironia e capacità di sorprendere.

Più che due semplici pubblicazioni, questi volumi raccontano una stessa idea: quando arte e moda si incontrano, smettono di appartenere a mondi separati e iniziano a parlare un linguaggio comune, fatto di immaginazione, ricerca e bellezza.

Foto: Ufficio stampa
a destra Schiaparelli Anglomaniac a cura di Thierry-Maxime Loriot Prefazione di Dua Lipa
a sinistra Dalì e la moda a cura di Montse Aguer, Laura Bartolomé Roviras e Judith Clark

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Guardare l’arte significa imparare a osservare

Tra le uscite più significative figurano anche le monografie dedicate a Francis Picabia e Aurelio Amendola, entrambe legate alle grandi esposizioni di Palazzo Reale. Due libri molto diversi tra loro, accomunati però da una stessa idea: insegnare al lettore un modo nuovo di guardare.

Nel caso di Picabia, il volume restituisce il ritratto di un artista che ha fatto della libertà il proprio linguaggio, attraversando movimenti e stili senza mai appartenere completamente a nessuno di essi. La sua opera continua ancora oggi a sorprendere proprio perché rifiuta qualsiasi definizione definitiva.
Con Aurelio Amendola, invece, la fotografia diventa quasi un gesto scultoreo.

Le immagini dedicate a Michelangelo, Bernini, Canova, Burri, Vedova e al Duomo di Milano non si limitano a documentare le opere, ma sembrano scolpirle nuovamente attraverso il bianco e nero, la luce e il silenzio. È un modo di fotografare che invita a rallentare, a osservare la materia e a riscoprire dettagli che spesso sfuggono allo sguardo più veloce.

Foto: Ufficio stampa
a sinistra Aurelio Amendola Burri, Vedova, Nitsch, Duomo Milano, Bernini, Canova, Michelangelo
a destra Francis Picabia Aprire le porte della notte a cura di Anne Berest Picabia

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L’arte che racconta le relazioni umane

Lo stesso approccio attraversa la monografia dedicata a Sophie Calle, protagonista della collaborazione con il MAXXI di Roma.
Da oltre quarant’anni l’artista francese costruisce opere che si muovono tra fotografia, scrittura e autobiografia, trasformando assenze, incontri e separazioni in materia artistica.
In un’epoca in cui tutto sembra essere condiviso, il suo lavoro continua a interrogarsi su ciò che rimane invisibile: la distanza emotiva, il ricordo, il desiderio, la perdita.
Il volume accompagna questa ricerca senza limitarla a una cronologia di opere, ma restituendo il senso più profondo di un percorso che ha influenzato generazioni di fotografi e artisti contemporanei.

Accanto a questa riflessione trovano spazio anche il volume dedicato a Gordon Matta-Clark, figura radicale dell’arte interdisciplinare, e quello sulla geopolitica dell’architettura, che analizza il ruolo del progetto in un mondo attraversato da crisi climatiche, trasformazioni sociali e nuove forme dell’abitare. Due pubblicazioni che confermano come oggi l’arte non possa più essere separata dalle grandi questioni del presente.

Foto: Ufficio stampa
a sinistra Sohie Calle Matrimoni, rotture e funerali inclusi a cura di Simona Antonacci
a destra Gordon Matta-Clark: Open House Death and life of interdisciplinarity a cura di Jessamyn Fiore e Francesco Stocchi

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L’automobile come icona del design

Non tutta la bellezza nasce tra le pareti di un museo. Alcune delle forme più iconiche del Novecento hanno preso vita su quattro ruote, trasformando l’automobile in un perfetto equilibrio tra innovazione tecnica, ricerca estetica e visione progettuale.

È questa la prospettiva da cui parte L’automobile. Due secoli di storia, il volume dedicato ai cento capolavori conservati al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Più che ripercorrere l’evoluzione di un mezzo di trasporto, il libro racconta come l’automobile abbia influenzato il design, il costume e persino l’immaginario collettivo. Dalle prime carrozze motorizzate alle grandi icone del Novecento, ogni modello testimonia un’epoca, un modo di concepire il progresso e una particolare idea di eleganza.

Accanto a questo viaggio trova spazio anche Scritti Distopici di Ugo Nespolo, una raccolta di riflessioni che affronta uno dei temi più attuali del panorama artistico: il rapporto tra creatività e mercato. Attraverso saggi e articoli pubblicati nel corso degli anni, l’artista invita il lettore a interrogarsi sul valore dell’opera d’arte in una società sempre più orientata alla logica economica, restituendo uno sguardo critico che supera il semplice dibattito culturale.

Foto: Ufficio stampa
a sinistra Ugo Nespolo. Scritti Distopici prefazione di Marcello Barison; fotografie di Gianni Berengo Gardin
a destra L’automobile. Due secoli di storia 100 capolavori dalle collezioni del Museo Nazionale dell’Automobile

Libri di moda da leggere: i volumi che raccontano lo stile

Il fascino senza tempo dei grandi maestri

Lo sguardo di Skira si rivolge poi alla storia dell’arte con Il ritratto maschile nel Rinascimento italiano, un volume che raccoglie undici capolavori della collezione di Leinuo Zhang. Le opere di Veronese, Moroni, Vasari, Ghirlandaio, Palma il Giovane e degli altri maestri raccontano come il ritratto fosse molto più di una rappresentazione: attraverso postura, abiti e gestualità diventava un linguaggio capace di esprimere identità, prestigio e autorevolezza. Un racconto che dimostra come il tema dell’immagine personale attraversi i secoli mantenendo intatta la propria attualità.

A completare il panorama editoriale è La geopolitica dell’architettura: gli avamposti del progetto, una riflessione sul ruolo che l’architettura assume in un mondo attraversato da crisi climatiche, trasformazioni sociali e nuovi equilibri geopolitici. Attraverso progetti, mappe e installazioni, il volume mostra come progettare oggi significhi confrontarsi con questioni che vanno ben oltre la costruzione degli spazi, restituendo all’architettura una funzione culturale e civile sempre più centrale.

Foto: Ufficio stampa a sinistra La geopolitica dell’architettura: gli avamposti del progetto a cura di Pippo Ciorra e Dario Fabbri a destra Il ritratto maschile nel Rinascimento italiano. Capolavori del Cinquecento dalla collezione Leinuo Zhang a cura di Carlo Falciani

Il rito dell’aperitivo veneziano secondo il Londra Palace: quando il lusso riscopre il valore del tempo

Il vero lusso è possedere tempo

Forse è proprio questo il filo invisibile che unisce tutte le novità firmate Skira. Non parlano soltanto di artisti, architetti, fotografi o stilisti. Parlano del nostro modo di osservare.
In un tempo dominato dalla velocità, dall’immagine consumata in pochi secondi e dall’informazione continua, un libro d’arte chiede l’esatto contrario: lentezza, attenzione, silenzio. Sfogliarlo significa concedersi il privilegio di fermarsi. Ed è forse questa la forma di lusso più autentica che oggi possiamo ancora permetterci.

L’autunno editoriale di Skira ricorda che la cultura non è mai una semplice raccolta di contenuti. È un esercizio dello sguardo. E quando un libro riesce a trasformarsi in esperienza estetica, smette di essere soltanto un oggetto da leggere per diventare qualcosa da vivere.

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