
Stéphane Revol guida Comte de Montaigne con una visione che sfugge alle geografie tradizionali del lusso e ne ridisegna i confini. Ed è proprio nella cornice di questa strategia audace che si inserisce Milano, città scelta come headquarter internazionale della Maison di Champagne de Prestige: una scelta che riflette perfettamente un’idea di lusso cosmopolita, tra il rigore dell’eccellenza e il piacere dei sensi, che “unisce eleganza, energia internazionale e una straordinaria sensibilità per il bello”. In questo equilibrio tra cuore e business, tra radici e slancio, prende forma un progetto che interpreta la tradizione non come un punto fermo, ma come una materia viva. Dalle vigne dell’Aube, dove la storia della Maison affonda le sue origini fino al XIII secolo, fino alla dimensione cosmopolita di Milano, Revol costruisce un racconto in cui il tempo diventa valore e l’identità si rafforza proprio nella capacità di evolvere. Perché, quando le radici sono solide, anche le scelte più audaci – come quella di spostare il baricentro fuori da Parigi – diventano naturali. Lo abbiamo incontrato.
Da Parigi a Milano: Comte de Montaigne e il lusso cosmopolita
Milano HQ: scelta strategica o personale?
Per me è impossibile separare le due dimensioni. Milano è una città che sento vicina, perché
unisce eleganza, energia internazionale e una straordinaria sensibilità per il bello. Ma la nostra
presenza qui è anche strategica: posizionare la Maison nel cuore di Milano significa innescare un
dialogo contemporaneo con i mondi del lusso, del design e dell’arte. È stata una decisione di
rottura: unica, iconica e avanguardista, poiché le grandi Maison hanno storicamente i propri
headquarter a Parigi. In definitiva, è una scelta di cuore, ma anche di business, che vede la città
come crocevia ideale per promuovere un’eccellenza capace di parlare un linguaggio
contemporaneo.
Cosa rappresenta Milano oggi per Comte de Montaigne nel lusso internazionale?
Milano rappresenta un crocevia naturale. È un luogo in cui culture, sensibilità e mondi diversi si
incontrano con grande naturalezza. Per Comte de Montaigne è la città ideale per esprimere la
propria identità in modo autentico, entrando in relazione con un pubblico internazionale, raffinato e
attento ai valori oltre che all’estetica. Qui la Maison trova una voce molto contemporanea.
Tradizione e visione contemporanea: come si conciliano?
Comte de Montaigne ha storia molto antica, che risale addirittura al XIII secolo, quando il primo
ceppo di Chardonnay di tutta la Francia – importato da Cipro – venne piantato nella Côte-des-Bars
nell’Aube, proprio dove oggi si trovano i nostri vigneti: 40 ettari vitati di uve Chardonnay e Pinor
Noir. Per noi la tradizione non è mai qualcosa di statico. È una radice viva, che onoriamo e
rispettiamo ogni giorno con le nostre scelte produttive: le nostre cuvée seguono un processo di 55
mesi, più del triplo del tempo minimo richiesto dal Disciplinare. È proprio questa autenticità che ci
permette di guardare avanti con libertà. Quando le radici sono solide, si può essere audaci senza
perdere identità.

Autenticità, relazioni e integrazioni: il ruolo di Comte de Montaigne quale catalizzatore culturale
Maison Montaigne come “luogo di ritrovo internazionale”: quali esperienze e relazioni?
Desideriamo creare un luogo in cui nascano incontri veri. Non semplicemente eventi, ma momenti
di scambio, di ascolto, di ispirazione reciproca. Maison Montaigne vuole essere uno spazio di
connessioni, di cultura, di bellezza, dove persone provenienti da mondi diversi possano
riconoscersi in valori comuni. Quando l’atmosfera è giusta, anche le relazioni diventano più
profonde e più autentiche.
Perché Veronica Berti Bocelli come Madrina: quali caratteristiche incarna?
La scelta di Veronica come Madrina Internazionale del brand si inserisce all’interno della visione
strategica che vede l’Italia e Milano come baricentro di un network internazionale d’eccellenza.
In Veronica ho riconosciuto una combinazione molto rara: forza, eleganza, autenticità e visione
internazionale. È una donna capace di muoversi con grande naturalezza in contesti di alto profilo,
ma senza mai perdere il senso umano delle relazioni. Questo per me è fondamentale.
Rappresenta molto bene i valori della Maison: cuore, autenticità e bon vivre. E soprattutto dà
sostanza a ciò che rappresenta. È la figura ideale per rappresentare Comte de Montaigne sui
palcoscenici mondiali più prestigiosi. La sua presenza contribuirà ad amplificare il posizionamento
del brand, portando l’eccellenza dello Champagne de Prestige all’attenzione di una platea
cosmopolita e di alto profilo.
Esclusività vs autenticità: qual è la differenza oggi?
L’esclusività da sola non basta più. Può creare distanza, può costruire desiderio, ma non sempre
crea verità. L’autenticità, invece, si percepisce immediatamente: nel modo in cui si lavora, nel
rispetto per le persone, nella coerenza tra parole e azioni. Oggi il vero lusso, a mio avviso, è
proprio questo: offrire qualcosa che abbia un’anima, non solo un’immagine.

La capacità di far sentire: il ruolo del Savoir-Faire nella strategia di Comte de Montaigne
L’Italia: mercato strategico o parte della narrazione?
L’Italia è certamente un mercato importante, ma per noi è molto di più. È parte del nostro racconto
contemporaneo. Da anni siamo presenti qui con un legame sincero, e la scelta di Milano come
Headquarter Internazionale rende questo rapporto ancora più forte e naturale. L’Italia ha una cultura del bello, dell’ospitalità e del vivere bene che sentiamo profondamente affine alla nostra Maison.
Cosa rende Comte de Montaigne realmente unico?
Credo sia l’unione tra eccellenza e umanità. Da una parte c’è il rigore: la terra, il tempo, la
tradizione, il rispetto del nostro savoir-faire. Dall’altra c’è il cuore: il calore delle relazioni, il
desiderio di condividere emozioni vere, una certa idea di convivialità e di eleganza vissuta con
autenticità. Questa sintesi, per me, è la nostra vera firma.
La visione futura in una frase?
Un’eccellenza autentica, capace di emozionare.













