Fashion Jewelry

Giovanni Raspini e Antonio Marras: il gioiello diventa couture alla Milano Fashion Week

Giovanni Raspini debutta nel fashion system con 53 gioielli unici per la Primavera Estate 2027 di Antonio Marras, dando vita a un incontro tra tradizione orafa toscana, couture e immaginario mediterraneo

di Naomi Lanciano | 29 Settembre 2026
Foto: ufficio stampa

Esistono incontri creativi che nascono dalla volontà di accostare due identità e altri che sembrano prendere forma da un’affinità già presente, riconoscibile nel modo di intendere la bellezza, di lavorare la materia e di custodire la memoria. È in questa seconda dimensione che si colloca la collaborazione tra Giovanni Raspini e Antonio Marras, presentata durante la Milano Fashion Week in occasione della sfilata Primavera Estate 2027 dello stilista sardo.

Per il designer toscano, il progetto segna il debutto ufficiale nel fashion system attraverso 53 gioielli unici, concepiti non come semplici accessori, ma come parte integrante dell’universo narrativo della collezione. Creazioni che accompagnano gli abiti, ne interpretano le suggestioni e introducono un ulteriore linguaggio espressivo, nel quale la ricerca scultorea incontra il movimento del corpo e la sensibilità sartoriale.
Il risultato è un dialogo tra due visioni profondamente legate ai rispettivi territori d’origine, accomunate da un’idea di artigianalità che non si limita alla conservazione delle tecniche tradizionali, ma diventa strumento di sperimentazione contemporanea.

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Giovanni Raspini e Antonio Marras: l’incontro tra due universi creativi

Da una parte la Toscana, con la sua tradizione orafa, la cultura della lavorazione manuale e la ricerca plastica che da oltre cinquant’anni caratterizza il mondo Giovanni Raspini. Dall’altra la Sardegna di Antonio Marras, territorio dell’anima prima ancora che riferimento geografico, capace di attraversare ogni collezione attraverso ricordi, suggestioni antropologiche, riferimenti artistici e frammenti di vita quotidiana.

A unirli è soprattutto una particolare concezione della materia, intesa come elemento capace di conservare e restituire significati. Per Marras il tessuto diventa superficie narrativa, sulla quale ricami, sovrapposizioni e interventi manuali costruiscono un racconto che supera la funzione dell’abito. Per Raspini, invece, il metallo prende forma attraverso un processo scultoreo che trasforma elementi naturali e figurativi in oggetti da indossare, riconoscibili per la ricchezza delle superfici e la forza dei volumi.

«Dal mio punto di vista il gioiello non è un elemento che si aggiunge all’abito, ma è parte del suo stesso racconto. Con Antonio abbiamo trovato un terreno comune fatto di materia, memoria, artigianalità e immaginazione. È stato naturale lavorare insieme», racconta Giovanni Raspini. Una dichiarazione che restituisce il senso della collaborazione, nella quale nessuno dei due linguaggi rinuncia alla propria identità, ma entrambi contribuiscono alla costruzione di un’estetica condivisa.

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Antonio Marras Primavera Estate 2027: una storia d’amore tra memoria e Mediterraneo

Per comprendere il significato dei gioielli realizzati da Giovanni Raspini occorre entrare nell’immaginario della Primavera Estate 2027 di Antonio Marras, una collezione che prende forma attraverso il racconto di un matrimonio sospeso tra realtà e sogno.

I protagonisti sono Ippolita e Antiogu, due sposi che celebrano il proprio amore ad Alghero, durante la notte di San Giovanni. Attorno a loro si raccoglie un intero paese, riunito per una festa che sembra non conoscere una conclusione. La tavola rimane imbandita, il mare accompagna la notte e gli invitati, raggiunti dalla luce del mezzogiorno successivo, continuano a indossare gli abiti della sera precedente. È proprio questa condizione sospesa, nella quale il tempo sembra perdere la propria linearità, a diventare il punto di partenza della collezione. Gli abiti conservano le tracce della festa, le stratificazioni evocano gesti e ricordi, mentre la ricchezza delle lavorazioni restituisce una dimensione intima e collettiva allo stesso tempo.

La Sardegna emerge senza trasformarsi in una rappresentazione folkloristica, ma attraverso un linguaggio personale che ne interpreta il patrimonio culturale e la dimensione simbolica. Il Mediterraneo diventa così uno spazio narrativo nel quale tradizione e contemporaneità convivono, lasciando affiorare quella sensibilità teatrale che da sempre distingue la ricerca dello stilista.

A Milano, questa visione ha trovato espressione anche nell’allestimento della sfilata al Giardino Vincenzo Muccioli, trasformato in uno spazio conviviale attraversato da una lunga tavola. Una rappresentazione aperta alla città, nella quale la moda ha assunto il carattere di un’esperienza collettiva, invitando il pubblico a entrare idealmente nel racconto.

Foto: Ufficio stampa

Lo stile di Antonio Marras: quando la couture incontra l’imperfezione

La Primavera Estate 2027 conferma la capacità di Antonio Marras di costruire un’estetica nella quale elementi apparentemente distanti trovano una propria armonia. Il suo linguaggio non ricerca la linearità, ma si sviluppa attraverso accostamenti, stratificazioni e contrasti che restituiscono agli abiti una dimensione profondamente espressiva.

Seta, chiffon, broccati, pizzi e tessuti strutturati convivono con ricami, applicazioni floreali e lavorazioni tridimensionali, dando forma a silhouette che oscillano tra rigore sartoriale e libertà compositiva. Giacche, corsetti, gonne ampie e soprabiti di ispirazione couture vengono reinterpretati attraverso una sensibilità contemporanea, mentre la palette attraversa tonalità miele, sabbia, cipria e azzurro polvere, alternandole a sfumature più profonde e terrose.

La ricchezza della collezione non risiede soltanto nella complessità delle lavorazioni, ma nella capacità di trasformare ogni dettaglio in un elemento narrativo. Un ricamo può evocare un ricordo, un tessuto può suggerire un’appartenenza, una sovrapposizione può restituire la sensazione di un abito vissuto, custodito e tramandato. È in questa concezione della moda che il lavoro di Giovanni Raspini trova una naturale collocazione. La tridimensionalità dei gioielli dialoga con i volumi degli abiti, mentre le superfici brunite introducono una componente materica che accompagna la ricchezza dei tessuti senza ricercare una corrispondenza puramente decorativa. Il gioiello diventa così un’estensione del linguaggio sartoriale, capace di amplificarne il carattere e di aggiungere nuove possibilità interpretative.

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I 53 gioielli Giovanni Raspini: bronzo brunito e lavorazioni artigianali

Per la sfilata Primavera Estate 2027, Giovanni Raspini ha realizzato 53 pezzi unici tra collane, bracciali, anelli, orecchini, spille e ornamenti per capelli, sviluppando una ricerca che porta il proprio linguaggio plastico verso una dimensione più libera e sperimentale.

Le creazioni sono realizzate in bronzo brunito naturale attraverso la tecnica della micro-fusione a cera persa, una delle lavorazioni distintive del marchio. Ogni gioiello nasce dal disegno originale del designer e da un processo di modellazione manuale in cera, attraverso il quale vengono definiti volumi, superfici e dettagli prima della fusione. Alla componente metallica si affiancano pietre dure, minerali, piume, scaglie di madreperla, cartapesta e resine, insieme a tessuti e pizzi provenienti dall’universo creativo di Antonio Marras. L’incontro tra materiali differenti genera oggetti dalla forte presenza scultorea, nei quali la tradizione orafa si apre a contaminazioni vicine al linguaggio della moda e dell’arte.

Particolarmente significativa è la scelta del bronzo brunito, la cui superficie restituisce una sensazione di profondità e richiama idealmente il carattere antico dell’immaginario mediterraneo. La materia conserva una qualità organica, quasi archeologica, che dialoga con le tonalità della collezione e con la dimensione narrativa degli abiti. La lavorazione manuale permette inoltre di valorizzare irregolarità, rilievi e dettagli, rendendo ogni creazione un oggetto dotato di una propria identità.

Foto: Ufficio stampa

Giovanni Raspini interpreta la Sardegna attraverso simboli, natura e mitologia

L’universo figurativo di Giovanni Raspini incontra quello di Antonio Marras attraverso una selezione di elementi che appartengono al paesaggio naturale e al patrimonio simbolico della Sardegna.

Maschere della tradizione isolana, fiori, piante, insetti, gechi, bucrani e alghe diventano protagonisti di una ricerca nella quale il riferimento naturalistico assume una dimensione quasi mitologica. Le forme vengono modellate e reinterpretate attraverso il linguaggio del designer toscano, trasformandosi in ornamenti tridimensionali capaci di evocare il rapporto tra uomo, natura e memoria. Il gioiello supera così la propria funzione ornamentale per avvicinarsi all’idea di talismano, un oggetto che accompagna il corpo custodendo un significato simbolico. Le maschere richiamano la dimensione rituale della cultura sarda, mentre gli elementi botanici e animali restituiscono la presenza del paesaggio mediterraneo, da sempre centrale nell’immaginario di Marras.

Questa componente figurativa rappresenta uno dei punti di maggiore affinità tra i due designer. Entrambi osservano la natura non soltanto come fonte di ispirazione estetica, ma come repertorio di forme e significati da reinterpretare attraverso il gesto creativo. Ne nasce una collezione nella quale il gioiello non si limita ad accompagnare l’abito, ma contribuisce a raccontarne le origini, amplificando il legame tra identità culturale e ricerca contemporanea.

Giovanni Raspini: dalla tradizione orafa toscana al Fashion Jewelry

Il debutto alla Milano Fashion Week rappresenta un’evoluzione significativa per Giovanni Raspini, marchio che ha costruito la propria identità attraverso oltre cinquant’anni di ricerca artigianale.

Le origini dell’azienda risalgono al 1972, quando prende forma una realtà orafa destinata a svilupparsi progressivamente sotto la guida del designer toscano, architetto di formazione e appassionato di design e moda. Dall’argenteria ai Charms, fino alle collezioni di gioielli contemporanei, il percorso del brand è stato caratterizzato dalla volontà di costruire uno stile riconoscibile attraverso la qualità delle lavorazioni e una costante sperimentazione formale. La natura, il mondo animale e la tridimensionalità delle superfici costituiscono da sempre elementi centrali della sua ricerca, che oggi trova nella collaborazione con Marras una nuova possibilità espressiva.

«Lavorare ad un progetto come quello realizzato con Antonio Marras, significa portare il gioiello in una dimensione diversa, più libera e contemporanea, dove forma, corpo e movimento diventano parte di una visione più ampia. È una direzione che sentiamo molto vicina alla nostra ricerca», aggiunge Giovanni Raspini.

L’ingresso nel Fashion Jewelry non rappresenta dunque un allontanamento dalla tradizione del marchio, ma un ampliamento del suo linguaggio creativo. Il patrimonio artigianale diventa il punto di partenza per esplorare nuove relazioni tra oggetto, corpo e abito, attraverso una progettualità che riconosce al gioiello un ruolo sempre più centrale nella costruzione dell’immagine di moda.

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Foto: Ufficio stampa

Giovanni Raspini e Antonio Marras: una collaborazione che proseguirà nel 2027

La passerella milanese segna soltanto l’inizio di un percorso destinato a svilupparsi oltre la dimensione della sfilata. A partire dalla primavera 2027, infatti, Giovanni Raspini e Antonio Marras daranno vita a una collaborazione commerciale, con una nuova proposta di gioielli frutto della visione creativa condivisa.

I 53 pezzi unici presentati durante la Milano Fashion Week costituiscono il primo capitolo di un progetto che trova la propria forza nella coerenza delle identità coinvolte. La tradizione orafa toscana e l’immaginario sartoriale sardo si incontrano senza rinunciare alle rispettive origini, dimostrando come la contaminazione possa diventare uno strumento di evoluzione quando nasce da valori autenticamente condivisi.

In questa prospettiva, il dialogo tra Raspini e Marras restituisce anche una riflessione sul significato contemporaneo del lusso, sempre meno riconducibile alla sola preziosità dei materiali e sempre più legato alla qualità del pensiero creativo, al tempo della lavorazione e alla capacità di custodire un patrimonio culturale. Perché ciò che rende prezioso un oggetto non è necessariamente la materia di cui è composto, ma il sapere che ne accompagna la realizzazione, la sensibilità che ne definisce la forma e la storia che continuerà a raccontare una volta indossato.
È in questo equilibrio tra memoria e sperimentazione che il gioiello incontra la couture, trasformandosi da ornamento in espressione di un’identità.

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