
A Ostuni, l’ex Manifattura Tabacchi torna a vivere dopo decenni di abbandono. Il complesso storico ospiterà VISTA Ostuni, nuovo hotel di Lario Hotels progettato dallo studio RMA di Roberto Murgia, con il landscape design di Erik Dhont. Il recupero parte dall’architettura esistente e ne conserva materiali, proporzioni e tracce, inserendo una nuova funzione ricettiva senza cancellare la memoria del luogo.
Sette secoli dentro un nuovo progetto
«Appena abbiamo messo piede in questo posto ne abbiamo sentito il potenziale», racconta Bianca Passera, presidente di Lario Hotels. Il complesso possiede alcuni degli elementi che hanno guidato il progetto: soffitti alti fino a sette metri, grandi finestre, cornici in pietra, volte “a schifo”, caratterizzate dall’alternanza di superfici piane e arcuate, e un chiostro ad arcate.
La storia dell’edificio attraversa più di sette secoli. Nato nel XIV secolo come convento dei Frati Domenicani, con la Chiesa di Santa Maria Maddalena, il complesso ha cambiato destinazione nel corso del tempo. È stato ospedale, casa di riposo, orfanotrofio e scuola di educazione al lavoro per ragazze povere. Tra il 1916 e il 1918 fu utilizzato come prigione, prima di diventare, negli anni Venti, una manifattura tabacchi. Quest’ultima attività ha avuto un ruolo significativo nella vita economica e sociale di Ostuni. Al suo apice la manifattura impiegava circa 600 sigaraie e metteva a disposizione spazi destinati anche all’asilo e all’aggregazione. La produzione terminò definitivamente nel 1968. Da allora il complesso è rimasto chiuso, fino all’avvio dell’intervento di recupero.

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RMA e il recupero dei materiali
Il progetto architettonico di Roberto Murgia, dello studio milanese RMA, lavora sulla struttura esistente con un approccio che privilegia la conservazione degli elementi originali. Pietra di Trani e breccia Sant’Antonio compaiono nei pavimenti e nei dettagli, mentre le chianche dell’antico chiostro sono state recuperate, numerate e riutilizzate nell’area della piscina. Anche serramenti in legno, parapetti e cancellate originali in ferro battuto sono stati restaurati. Le volte “a schifo”, particolare tipologia costruttiva legata alla tradizione locale, rimangono leggibili negli ambienti dell’hotel insieme ad archi, nicchie e altri segni della costruzione originaria.
La nuova destinazione non viene quindi sovrapposta all’edificio come un involucro indipendente. Il progetto procede per sottrazione e recupero, lasciando che siano la materia e la configurazione del palazzo a determinare buona parte degli interni.
La componente contemporanea arriva attraverso arredi e interventi selezionati. Ceramiche di Grottaglie, cotto smaltato, legno, juta e tessuti Dedar convivono con arredi su misura di Minotti Collezioni, chandelier Nemo e sedute di Gebrüder Thonet Vienna. Il risultato cerca un equilibrio tra la tradizione materiale pugliese e un linguaggio più attuale, senza ricorrere a una rappresentazione letterale del territorio.

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Camere affacciate sul paesaggio
VISTA Ostuni si sviluppa su circa 6.000 metri quadrati, con 1.200 metri quadrati di terrazzi e un giardino di circa tre ettari. Sono previste 28 camere, di cui 19 suite, con una superficie media di circa 60 metri quadrati.
La varietà degli ambienti dipende anche dalla conformazione del palazzo. Alcune suite sono distribuite su due livelli, mentre le grandi finestre diventano veri punti di orientamento per gli interni. Le aperture mettono in relazione le stanze con la Piana degli Ulivi, il mare e il profilo della Città Bianca. Anche la scelta dei materiali segue questa impostazione. La pietra, il legno e i tessuti naturali costruiscono ambienti in cui la componente tattile ha un ruolo preciso, mentre i dettagli decorativi restano subordinati alla struttura architettonica. Nei bagni sono previsti marmi italiani.
Il giardino progettato da Erik Dhont
All’esterno, il progetto di Erik Dhont interpreta il paesaggio mediterraneo attraverso specie autoctone come leccio, lentischio, mirto, erica arborea e sughera. La vegetazione si alterna a muretti a secco e grandi elementi lapidei, creando una successione di spazi che accompagna gradualmente la vista verso Ostuni.
Il giardino conserva inoltre l’uliveta già presente nell’area e introduce nuovi elementi della macchia mediterranea e della tradizione degli orti pugliesi. Due le piscine previste. La infinity pool si affaccia sulla Città Bianca e sul mare, mentre una seconda vasca di 20 metri si apre sul giardino fronte mare. Entrambe saranno riscaldate e pensate per un utilizzo durante tutto l’anno.

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Una spa nell’antica cisterna
La parte dedicata al benessere occupa circa 350 metri quadrati. Comprende una vasca interna con idromassaggio, zona umida e cabine per i trattamenti. Una private spa completa l’offerta, mentre l’antica cisterna dell’edificio viene recuperata come spazio destinato alla palestra.
Anche qui il progetto mantiene un rapporto diretto con l’architettura esistente. Gli ambienti a volta della spa sono rivestiti in mosaico dégradé, creando un contrasto controllato con la materia più ruvida e storica del complesso.

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La cucina di Andrea Berton
La proposta gastronomica porta la firma dello chef Andrea Berton, affiancato dall’Executive Chef Giuseppe Aresta, di origine pugliese.
Il Bianca Bistrot sarà dedicato a una proposta più informale, mentre il ristorante serale Berton al Vista lavorerà sulla cucina regionale attraverso la prospettiva dello chef. Alcuni piatti richiamano direttamente la tradizione pugliese, dalla frisella acqua e sale alle orecchiette con le cime di rapa, accanto a preparazioni appartenenti al repertorio di Berton. Il progetto di VISTA Ostuni si inserisce nella strategia di Lario Hotels dedicata al recupero di edifici storici destinati all’ospitalità. Dopo le strutture di Como e Verona, il gruppo arriva in Puglia intervenendo su un luogo rimasto inutilizzato dal 1968. La trasformazione conserva così una parte leggibile delle diverse epoche dell’edificio: il convento, le funzioni assistenziali, la manifattura. La nuova destinazione cambia l’uso degli spazi, ma non ne azzera le tracce. È proprio questa continuità a definire il carattere architettonico del progetto.













