
Ci sono luoghi che per una Maison rappresentano molto più di un indirizzo. Per Prada, la Galleria Vittorio Emanuele II è uno di questi. È qui che nel 1913 Mario Prada aprì insieme al fratello Martino il primo negozio Fratelli Prada, dando inizio a una storia destinata a diventare internazionale. Oltre un secolo dopo, la Maison torna a intervenire sul luogo delle proprie origini con un progetto che non si limita ad ampliare una boutique: Prada Galleria Milano occupa otto piani e riunisce moda, archivio, arte, cultura, ospitalità e gastronomia.
Il risultato è quasi un ritratto tridimensionale della Maison. Non un flagship store nel significato più tradizionale del termine, ma un luogo da attraversare verticalmente e, da oggi, anche sottoterra. Prada Donna e Prada Uomo si guardano infatti dai lati opposti dell’Ottagono e vengono collegate attraverso un nuovo corridoio sotterraneo. Intorno, e soprattutto sopra, prende forma un universo che mette insieme la memoria del 1913 e la Prada contemporanea.

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Prada Galleria Milano ritorna dove tutto è iniziato
La scelta del luogo contiene già buona parte del significato del progetto. La boutique Prada Donna continua a occupare la sede storica di Fratelli Prada, ma acquista una nuova dimensione grazie all’ampliamento del piano interrato, che porta quasi a raddoppiare gli spazi espositivi.
Accanto alle collezioni femminili trovano posto mondi che raccontano l’evoluzione del marchio oltre l’abbigliamento: il viaggio, la proposta Home, Beauty, i foulard, oggetti d’archivio e testimonianze della sua storia. Il passato non viene quindi ricostruito come una scenografia immobile, ma entra nel presente della boutique e dialoga con ciò che Prada è diventata. Dall’altro lato dell’Ottagono si trova Prada Uomo. La vera novità, però, è nascosta sotto uno dei luoghi più attraversati di Milano.
Il «Passaggio Segreto» di Prada sotto la Galleria Vittorio Emanuele II
Si chiama «Passaggio Segreto» e collega sottoterra le due boutique. Il nome ha qualcosa di volutamente evocativo, ma il corridoio è soprattutto uno spazio narrativo. Rivestito in velluto color cacao, ospita teche concepite come piccole wunderkammer nelle quali riaffiorano progetti, intuizioni e frammenti della storia Prada.
Il riferimento guarda anche al passato della sede. Già nel primo negozio, Nicola Benois aveva realizzato per Mario Prada un trompe-l’œil dedicato al mondo del viaggio, popolato da treni che richiamavano l’Orient Express, transatlantici, viaggiatori e bagagli. Più di un secolo dopo, l’idea del passaggio ritorna con un linguaggio differente.
Attraversarlo significa spostarsi fisicamente da Prada Donna a Prada Uomo, ma anche incontrare episodi meno conosciuti della Maison. Esperimenti, collaborazioni e prime volte costruiscono così una sorta di percorso nella memoria, senza trasformarlo in un museo tradizionale.

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Pradasphere: la prima mostra permanente dedicata a Prada
Il punto in cui la dimensione storica diventa più evidente è Pradasphere, ospitata al piano nobile. Dopo le precedenti esperienze itineranti di Londra e Hong Kong nel 2014 e Shanghai nel 2023, il progetto arriva a Milano assumendo per la prima volta carattere permanente.
Visitabile su prenotazione, Pradasphere attraversa la storia del marchio dal 1913 a oggi attraverso materiali d’archivio, alcuni dei quali esposti per la prima volta. Ma raccontare Prada significa inevitabilmente andare oltre gli abiti.
Nel percorso entrano infatti arte, architettura, cinema, cultura e sport, territori con cui la Maison ha costruito nel tempo un dialogo continuo. Ci sono vetrine che riprendono quelle storiche del 1913, una stanza dedicata ai look, un micro cinema e una library geometrica dove approfondire l’evoluzione creativa e imprenditoriale del marchio. Più che una celebrazione cronologica, Pradasphere sembra voler mostrare il metodo Prada: osservare ciò che accade fuori dalla moda, assorbirlo e trasformarlo in un linguaggio riconoscibile.
Prada Galleria tra Lo Studio e L’Appartamento
Salendo, il progetto cambia nuovamente registro. Lo Studio introduce una dimensione più raccolta attraverso una sequenza di salotti dedicati allo shopping personalizzato e su appuntamento. Al centro, una sala è destinata a eventi privati, creando un rapporto più intimo con gli ospiti rispetto agli spazi commerciali dei piani inferiori.
Ancora diversa è l’atmosfera de L’Appartamento, concepito come un ipotetico interno settecentesco. Qui arredi italiani d’antiquariato incontrano i mosaici monumentali della Galleria e le opere fotografiche di Andreas Gursky. L’accesso è riservato agli invitati e lo spazio è destinato a cene e occasioni selezionate.
È forse uno degli aspetti più interessanti dell’intero progetto: ogni piano cambia funzione senza perdere il filo comune. La boutique diventa archivio, l’archivio esposizione, l’esposizione luogo d’incontro e l’ospitalità assume quasi la forma di una casa privata.

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Marchesi 1824 e Fondazione Prada completano il progetto
In questa stratificazione trova naturalmente posto anche Marchesi 1824, presente sopra Prada Uomo. La storica pasticceria milanese aggiunge al progetto una dimensione gastronomica che appartiene profondamente all’identità della città: pasticceria artigianale, caffè e ritualità quotidiana entrano così nello stesso racconto che comprende moda e cultura.
Ai livelli superiori, l’Osservatorio Fondazione Prada porta invece lo sguardo verso il contemporaneo. Già attivo da alcuni anni, lo spazio è dedicato alla ricerca sui nuovi linguaggi visivi e al rapporto tra immagini, tecnologia e trasformazioni della società.
In pochi piani convivono quindi oltre cent’anni di storia e una ricerca costantemente rivolta al presente. È una convivenza che appare particolarmente coerente con Prada, Maison che raramente ha separato la moda dalle discipline che la circondano.
Prada Galleria Milano, più di un nuovo flagship store
Chiamarlo semplicemente negozio, a questo punto, sembra riduttivo. Prada Galleria Milano è piuttosto un viaggio dentro l’identità della Maison, costruito esattamente nel luogo in cui quell’identità ha cominciato a prendere forma.
Il progetto non cancella la memoria della boutique del 1913 per fare spazio al nuovo. Fa il contrario: parte da quella memoria, la porta sottoterra attraverso il «Passaggio Segreto», la espone in Pradasphere e poi la lascia dialogare con arte, fotografia, ospitalità, gastronomia e ricerca contemporanea.
Fuori, intanto, rimane la Galleria Vittorio Emanuele II con il suo continuo passaggio di milanesi e viaggiatori. Dentro, Prada costruisce una propria geografia verticale, in cui ogni piano rivela una sfumatura diversa. Forse è proprio questo l’elemento più riuscito del progetto: tornare al punto di partenza senza avere l’impressione di guardare indietro. Nel luogo in cui Prada nacque oltre un secolo fa, la storia non viene soltanto conservata. Continua a muoversi.













