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Kabul un anno dopo, la nuova opera della Street Artist LAIKA

Laika MCMLIV è un’attacchina romana attiva dal 2019. I suo nome è un omaggio al primo essere vivente nello spazio. Infatti, nel 1954, data scritta in numeri romani a fianco del nome, la cagnolina Laika, a bordo dello Sputnik 2, venne lanciata in orbita e divenne appunto il primo essere vivente nello spazio. Questa artista rappresenta l’ultima e la più misteriosa firma apparsa nell’universo borderline della street art o arte urbana, che include poster, murales, adesivi e graffiti a stencil. L’ambiente in cui opera è soprattutto maschile, dove si agisce di notte, con protagonisti etichettati nei modi più contraddittori: artisti, attivisti, influencer, vandali. La street artist Laika usa un camuffamento in modo da poter esprimere la propria arte senza filtri, preservando la sua vita privata.

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Se si volesse descrivere Laika usando le parole del poeta Fabrizio De André si dovrebbe parlare di una maschera “bianca come la luna” e a una parrucca “rossa come l’amore”.  La sua voce, invece, sembra quella metallica di una bambina petulante, perché è filtrata da un distorsore. Nessuno sa chi c’è dietro questa maschera, ma davanti c’è una donna che con ironia interpreta la realtà. Laika affronta qualsiasi tematica,  dalle più serie alle più leggere, in chiave ironica e disincantata e lo fa attraverso poster, adesivi o quadri. Tra i personaggi oggetto delle opere della Street Artist troviamo Daniele De Rossi, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Greta Thunberg e Sonia Hang Zhou, Patrick Zaki e Giulio Regeni, Boris Johnson e Fidel Castro. Le opere di Laika  sono spesso oggetto di pubblicazione da parte della stampa nazionale ed internazionale.

 

 

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Laika street art: la nuova opera dell’attacchina romana

Ad un anno dall’entrata dei Talebani a Kabul, in Afghanistan, è apparsa a Roma una nuova opera della street artist Laika. Intitolata Zapatos Rojos, Save Afghan Women” questa raffigura una donna afghana con indosso un burqa e delle scarpe rosse, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Il poster è stato attaccato tra la notte del 14 e 15 agosto, in via Nomentana angolo via Carlo Fea, accanto all’ambasciata afghana. Laika spiega la sua opera così: “È trascorso un anno dal giorno in cui l’Occidente ha condannato l’Afghanistan, paese già martoriato da anni di guerre, ad un nuovo Medioevo. I talebani, in totale impunità, con le loro leggi stanno riportando indietro il paese di decenni e le donne stanno pagando il prezzo più alto. In un anno le donne sono “scomparse”. È scomparso il loro diritto di lavorare, di andare a scuola, di amare senza essere sottomesse, di mostrare il loro corpo, il loro volto. Chi si ribella rischia arresti, torture e sparizioni forzate: in migliaia sono state arbitrariamente arrestate, torturate, rapite ed uccise”.

Oltre al poster si trova anche un QR code con un invito ben preciso: “Firma l’appello di Amnesty Italia difendiamo i diritti umani in Afghanistan“. L’appello lanciato da Laika è quello di non lasciare sole le donne afghane e di impegnarsi nell’unico modo possibile, prendere parte alle petizioni per la difesa dei loro diritti. Per farlo basterà scansione il QR code accanto alla sua opera per accedere al link e firmare, oppure andare direttamente sul sito Amnesty.it. Laika dichiara: “Sosteniamo il popolo afghano e soprattutto le donne a difendere il proprio diritto a vivere in libertà, dignità e uguaglianza”. Questa “attacchina” romana, così si definisce Laika, è stata raccontato nel libro Prima e dopo. La street art e il coronavirus di Carla Cucchiarelli. Laika è spuntata all’improvviso a Roma una notte dell’estate 2019 e non si è più fermata. Gli interventi più recenti sono stati per la morte di Gigi Proietti (nella notte fra il 2 e il 3 novembre), e poi lo sgombro del cinema Palazzo di Tor San Lorenzo, occupato da anni, con l’immagine della sindaca Virginia Raggi in tenuta antisommossa, casco, manganello e fascia tricolore (all’alba del 27 novembre).

“Zapatos Rojos, Save Afghan Women” – Laika
Foto: Ufficio Stampa

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