
Dal 6 ottobre il quarto piano del Museo del Novecento di Milano cambia prospettiva sulla seconda metà del secolo scorso. Al centro c’è Tommaso Trini, critico, giornalista e curatore raccontato attraverso scritti, fotografie e materiali d’archivio. Intorno, tre nuovi capitoli di FOCUS900 riportano l’attenzione su artisti e ricerche che hanno segnato la cultura italiana dagli anni Sessanta agli Ottanta.
Tommaso Trini, guardare l’arte cambiando prospettiva
Il titolo della mostra, Tommaso Trini. La terra vista dalla luna, parte da un’immagine precisa: Earthrise, la fotografia della Terra scattata dall’astronauta William Anders durante la missione Apollo 8 nel dicembre 1968. Pochi mesi più tardi, nel febbraio 1969, Trini la pubblicò su Domus accanto al suo articolo L’immaginazione conquista il terrestre, dedicato alle ricerche artistiche sul paesaggio e sulla natura. Quella fotografia diventa oggi qualcosa di più di un riferimento storico. Suggerisce il punto di osservazione scelto per rileggere il lavoro di Trini: prendere distanza, spostare lo sguardo, provare a vedere ciò che si conosce da una posizione diversa.
Nato a Sanremo nel 1937 e formatosi da autodidatta tra l’Italia e Parigi, Tommaso Trini ha attraversato alcuni dei decenni più fertili dell’arte contemporanea italiana mantenendo una posizione personale e indipendente. Dalla fine degli anni Cinquanta comincia a scrivere per riviste e quotidiani; dal 1966 frequenta da vicino alcune delle gallerie più attive tra Torino e Milano e avvia la lunga collaborazione con Domus, sulle cui pagine firmerà alcuni dei testi più significativi della sua carriera. Tra il 1971 e il 1978 fonda e dirige DATA, rivista pensata come spazio di sperimentazione critica. Negli anni Ottanta, alla scrittura e all’attività curatoriale affianca l’insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Il cosmo, la fisica e l’astronomia ritornano nei suoi scritti e spiegano la scelta di La terra vista dalla luna come titolo della mostra. È un’immagine che restituisce bene anche il carattere di una critica interessata a osservare l’arte mentre cambia e a cercare strumenti nuovi per raccontarla.

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Un archivio per ricostruire una voce
Curata da Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti, l’esposizione rimarrà aperta fino al 14 marzo 2027 negli Archivi “Ettore e Claudia Gian Ferrari”, al quarto piano del museo.
Il percorso è articolato in quattro sezioni e ricostruisce l’attività di Trini dagli esordi fino agli anni Ottanta. A parlare sono soprattutto i materiali: riviste, dattiloscritti, corrispondenza, fotografie, registrazioni audio e video. Documenti che permettono di avvicinarsi alla critica d’arte nella sua dimensione concreta, seguendo il lavoro intellettuale dietro articoli, mostre e relazioni con gli artisti.
La terra vista dalla luna è il secondo appuntamento di Voci del Novecento, ciclo che il Museo dedica alle figure che hanno contribuito a formare la lettura dell’arte contemporanea. Dopo Enrico Crispolti, protagonista del progetto inaugurale nel 2025, il programma proseguirà nel 2027 con Pierre Restany. Come ha sottolineato l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, rileggere Trini significa anche riportare in primo piano la Milano del Novecento, città nella quale «artisti, critici, galleristi, editori e istituzioni hanno costruito un confronto capace di lasciare un segno ben oltre i confini della città».
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Tommaso Trini, l’arte vista da un’altra prospettiva
A rendere particolare la posizione di Trini era anche il modo in cui intendeva il mestiere del critico. Amava definirsi «inviato speciale nel paese dell’arte», un’espressione che racconta bene il suo desiderio di stare vicino a ciò che accadeva, anziché osservarlo a distanza. Formatosi fuori dai percorsi accademici tradizionali, costruì il proprio metodo attraverso incontri, viaggi, conversazioni e un rapporto diretto con gli artisti. Per lui la critica non doveva limitarsi a classificare o interpretare: era una pratica partecipe, capace di muoversi insieme all’arte mentre questa cambiava forma.
Questa attitudine trova una delle sue espressioni più chiare in DATA, alla quale la mostra dedica il proprio nucleo centrale esponendo tutti i trentadue numeri pubblicati tra il 1971 e il 1978. Pensata come una rivista-laboratorio e fin dall’inizio bilingue, raccoglieva critici, fotografi e artisti guardando alla scena internazionale quasi in presa diretta. Più che raccontare a posteriori ciò che stava accadendo, Trini cercava di registrare il presente mentre prendeva forma. Anche per questo DATA resta uno degli strumenti più interessanti per leggere la sua idea di critica e, insieme, la trasformazione dell’arte italiana di quegli anni.

FOCUS900: Agnetti, Castellani e una Milano da rileggere
Nella stessa data il Museo del Novecento apre anche tre nuovi appuntamenti di FOCUS900, il programma nato per approfondire autori e momenti della seconda metà del Novecento partendo dalla collezione permanente e mettendola a confronto con documenti e materiali provenienti da archivi e studi d’artista.
Dopo i focus dedicati a Grazia Varisco, Paolo Scirpa, Alberto Garutti e Bruno Munari, il percorso prosegue nella Galleria Gesti e Processi con due approfondimenti monografici.
Il primo, Vincenzo Agnetti e la poesia, guarda al lavoro di Vincenzo Agnetti; il secondo, Enrico Castellani e le superfici a rilievo, concentra l’attenzione sulla ricerca di Enrico Castellani. Due esperienze differenti, che permettono di tornare su alcune delle questioni che hanno attraversato la ricerca artistica italiana del periodo.
A questi si aggiunge una terza sala con opere di Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli ed Emilio Tadini. La scelta allarga così il racconto oltre il singolo autore e restituisce una scena composta da linguaggi e posizioni diverse.
È proprio qui che i nuovi progetti incontrano idealmente la mostra dedicata a Trini. Da una parte gli artisti e le opere; dall’altra gli strumenti utilizzati per osservarli, interpretarli e inserirli nella storia. Il Museo del Novecento sceglie così di lavorare sul proprio patrimonio senza trattarlo come qualcosa di immobile: documenti, archivi e collezione permanente diventano materiali da interrogare nuovamente.
Promossi dal Comune di Milano – Cultura e prodotti dal Museo del Novecento, i progetti sono visitabili dal 6 ottobre. La mostra dedicata a Tommaso Trini, realizzata in collaborazione con l’Archivio Tommaso Trini, è compresa nel biglietto d’ingresso al museo.

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