
Il 15 ottobre 2026 segna un nuovo capitolo nel continuo rinnovamento delle grandi maison. Veronica Leoni lascia Calvin Klein Collection e Seán McGirr conclude il suo percorso da McQueen, due notizie arrivate a poche ore di distanza che riportano al centro una questione sempre più attuale nel fashion system: quanto tempo viene realmente concesso a un direttore creativo per costruire un’identità riconoscibile?
Non si tratta soltanto di due cambiamenti ai vertici. Le loro esperienze raccontano le difficoltà di conciliare il patrimonio estetico di un marchio, le aspettative del mercato e la necessità di interpretare il presente. Due percorsi differenti, accomunati dalla sfida di dare una nuova direzione a maison dalla storia importante.

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Veronica Leoni lascia Calvin Klein Collection dopo quattro sfilate
Quando Veronica Leoni viene nominata direttrice creativa di Calvin Klein Collection nel maggio 2024, il suo arrivo rappresenta una scelta significativa. È la prima donna a ricoprire questo incarico nella storia del marchio americano, chiamata a riportare sulle passerelle una linea rimasta lontana dalle sfilate per diversi anni. Il suo curriculum racconta una sensibilità costruita attraverso esperienze importanti: Jil Sander, Céline durante la direzione creativa di Phoebe Philo, Moncler e The Row. A queste si aggiunge Quira, il progetto personale con cui Leoni era arrivata tra i finalisti del Premio LVMH nel 2023. Un percorso che lascia intuire una particolare attenzione per la costruzione del capo, la qualità dei materiali e il rapporto tra abito e corpo.
Il debutto arriva nel febbraio 2025, quando Calvin Klein Collection torna a sfilare a New York. L’obiettivo è recuperare quel minimalismo americano che, soprattutto negli anni Novanta, aveva reso il marchio un riferimento internazionale. Sottovesti essenziali, sartoria misurata e silhouette allungate diventano progressivamente gli elementi di una ricerca stilistica che guarda agli archivi senza limitarsi a riprodurli.Le prime collezioni ricevono giudizi contrastanti. Alcuni osservatori individuano una distanza tra la proposta sofisticata della designer e l’immagine più accessibile con cui Calvin Klein è conosciuto dal grande pubblico. Altri riconoscono nella sua visione il tentativo di restituire profondità alla dimensione più alta del marchio.
Con la Primavera Estate 2027, ultima collezione firmata da Leoni, il linguaggio appare più definito. La designer sembra aver trovato un equilibrio tra rigore sartoriale, sensualità discreta e riferimenti all’estetica originaria di Calvin Klein. Proprio mentre il progetto comincia ad acquisire una propria fisionomia, arriva però la notizia della conclusione della collaborazione.

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Calvin Klein dopo Veronica Leoni: il futuro della linea Collection
La separazione è stata confermata dal marchio attraverso un comunicato ufficiale, nel quale viene precisato che la collaborazione terminerà alla scadenza del contratto in essere. David Savman, presidente globale di Calvin Klein, ha ringraziato la designer per il contributo al rilancio della linea Collection, sottolineando il valore del suo approccio ai codici estetici del brand. L’azienda ha inoltre ribadito che il segmento premium continuerà a occupare un ruolo importante nella strategia futura. Rimane aperta la questione del successore, il cui nome non è stato ancora annunciato.
Per comprendere la complessità dell’incarico affidato a Leoni bisogna considerare la particolare identità di Calvin Klein. Da una parte esiste il patrimonio di un marchio che ha contribuito a definire il linguaggio del minimalismo contemporaneo; dall’altra, un universo commerciale costruito attorno a denim, underwear e profumi. La sfida di Collection consiste proprio nel far convivere queste dimensioni. Un abito di alta gamma deve risultare credibile accanto a prodotti che hanno reso il nome Calvin Klein universalmente riconoscibile, senza perdere il legame con la sua storia.
È una tensione che aveva già attraversato la precedente esperienza di Raf Simons, conclusa nel 2018. Il ritorno della linea in passerella con Leoni aveva riaperto un dialogo tra moda d’autore e identità commerciale. La sua uscita lascia quindi una domanda sul futuro: quale spazio potrà avere una ricerca creativa autonoma all’interno di un marchio che possiede già un’immagine fortemente consolidata?
Seán McGirr lascia Alexander McQueen dopo tre anni
Nella stessa giornata arriva un secondo annuncio destinato a richiamare l’attenzione del settore. Seán McGirr lascia la direzione creativa di Alexander McQueen, incarico assunto nell’ottobre 2023 dopo l’uscita di Sarah Burton. Per il designer irlandese, raccogliere quell’eredità significava confrontarsi con una delle identità più riconoscibili della moda britannica. Burton aveva lavorato per la maison per 26 anni, di cui 13 come direttrice creativa, custodendo e reinterpretando il patrimonio di Lee Alexander McQueen. McGirr sceglie una direzione differente, cercando di recuperare l’energia più istintiva e provocatoria del fondatore. La sua visione si avvicina alla cultura giovanile londinese, alla musica e a un’estetica meno convenzionale, nella quale la sartoria incontra forme sperimentali.
Il debutto, con la collezione Autunno Inverno 2024/25 presentata a Parigi, introduce volumi accentuati, capispalla dalla presenza scenica e silhouette che si allontanano dalla precisione romantica associata agli ultimi anni di Burton. La risposta della critica è inizialmente divisa. Il confronto con il passato è inevitabile, soprattutto per una maison nella quale la costruzione dell’abito è sempre stata una forma di espressione artistica, oltre che una dimostrazione di straordinaria competenza sartoriale. Nel corso delle stagioni, McGirr continua a sviluppare il proprio linguaggio, cercando un punto d’incontro tra la memoria del fondatore e una sensibilità contemporanea. La Primavera Estate 2027, presentata a Londra, diventa la sua ultima collezione per il marchio.

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Alexander McQueen, Kering prepara una nuova direzione creativa
L’uscita di McGirr è stata ufficializzata da Kering, gruppo proprietario della maison, che ha annunciato l’intenzione di nominare prossimamente una nuova guida creativa. L’amministratore delegato del gruppo, Luca de Meo, ha indicato come priorità il recupero degli elementi distintivi di Alexander McQueen: eccellenza sartoriale, creatività radicale e spirito ribelle. Una dichiarazione che lascia intravedere la volontà di riaffermare il ruolo culturale della maison all’interno del lusso internazionale. Anche Gianfranco D’Attis, amministratore delegato di McQueen, ha riconosciuto il contributo dello stilista, soprattutto nel rafforzamento del rapporto con Londra e con la sua scena creativa.
La capitale britannica assume infatti un significato particolare nella nuova fase del marchio. È la città nella quale Lee Alexander McQueen ha costruito il proprio immaginario, trasformando le sfilate in rappresentazioni capaci di intrecciare moda, teatro e provocazione. Secondo quanto comunicato dalla maison, il prossimo direttore creativo presenterà la sua prima collezione proprio a Londra, confermando una scelta che punta a valorizzare le radici culturali del brand. McGirr, da parte sua, ha salutato l’esperienza ricordando la ricerca di un equilibrio tra bellezza istintiva e rigore progettuale. Il designer ha espresso orgoglio per il lavoro realizzato insieme ai team della maison e fiducia nei propri progetti futuri.

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Direttori creativi nel lusso: perché i cambiamenti sono sempre più frequenti?
Le uscite di Veronica Leoni e Seán McGirr riportano l’attenzione su una trasformazione che interessa l’intero sistema della moda. Le grandi maison chiedono ai propri direttori creativi di interpretare un’eredità, conquistare nuovi pubblici e sostenere obiettivi commerciali sempre più ambiziosi. Sono responsabilità che richiedono competenze differenti e, soprattutto, tempo. Costruire un’identità estetica riconoscibile non coincide necessariamente con il ritmo delle stagioni o dei risultati finanziari. Nel caso di Calvin Klein, la difficoltà riguarda la relazione tra il minimalismo di alta gamma e l’enorme riconoscibilità dei prodotti quotidiani. Per McQueen, invece, il confronto avviene con un patrimonio creativo nel quale sartoria, sperimentazione e teatralità hanno sempre occupato una posizione centrale.
È proprio questa differenza a rendere i due addii particolarmente interessanti. Leoni ha cercato di restituire autorevolezza a una linea che doveva ritrovare il proprio pubblico; McGirr ha provato a reinterpretare una maison già dotata di un’identità artistica fortissima. Entrambi lasciano prima che il loro lavoro possa essere osservato attraverso una prospettiva realmente lunga. Nel lusso contemporaneo, il cambio di direzione creativa è diventato uno strumento frequente di riposizionamento. Eppure, la continuità resta uno degli elementi attraverso cui un marchio costruisce autorevolezza e desiderabilità. La domanda non è soltanto chi arriverà dopo Leoni e McGirr, ma quale libertà creativa verrà concessa ai loro successori. Perché un’identità non nasce semplicemente dalla firma di uno stilista: prende forma attraverso il tempo, la coerenza e la capacità di trasformare una visione in qualcosa che il pubblico possa riconoscere.














