Disordine d'arte

Lola Young e l’estetica del disordine: quando il caos diventa linguaggio

Dal palco ai riferimenti artistici e letterari, Messy di Lola Young trasforma il disordine in un potente gesto politico e identitario

di Ariel Conta | 10 Febbraio 2026
Foto: screenshot da YouTube @LolaYounggg

Sdraiata su una pila di cianfrusaglie, Lola Young non guarda il pubblico ma il soffitto della sua stanza improvvisata. O meglio: guarda una macchina da presa che la osserva dall’alto, seguendo ogni inflessione del corpo e della voce. Se il microfono è saldamente nelle sue mani, l’immagine le viene sottratta, catturata da un dispositivo distante. Finché Lola non si alza. E in quel momento non c’è più distanza che tenga: con un rossetto carminio macchia una delle telecamere, interrompe il circuito dello sguardo, rifiuta di essere consumata come immagine. Sul palco continua a cantare Messy, brano che le è valso il Grammy per la miglior performance dal vivo, e diventa chiaro il motivo di quel riconoscimento: quella di Lola Young non è solo musica, ma una vera performance artistica.

La camera da letto come spazio politico

La stanza, storicamente, è un dominio femminile. Se il mondo esterno è stato a lungo pensato come territorio maschile da conquistare e ordinare, la casa – e in particolare la camera – è diventata il luogo dell’“angelo del focolare”, figura protettiva ma asservita. Prendersi cura dello spazio, rassettarlo, riportarlo all’ordine: ma si è davvero padroni di qualcosa se non si ha diritto al disordine? Il caos è una forma di proprietà, un gesto di libertà. Mentre Virginia Woolf rivendicava il bisogno di “una stanza tutta per sé”, la donna continuava a fare i conti con uno spazio che più che proteggere, imprigionava.

Dal trauma all’arte: My Bed

La svolta arriva negli anni Novanta con Tracey Emin e la sua installazione My Bed. L’artista espone il letto così com’era dopo un breakdown psicologico: bottiglie di vodka, preservativi usati, biancheria intima. Oggetti che invadono lo spazio e raccontano un corpo stanco, abbandonato, reale. “Una volta che mi sono rialzata dal letto, ho guardato il disastro che era diventata la mia vita”, dichiarò Emin. Il disordine diventa narrazione visiva dell’esperienza femminile, senza filtri né abbellimenti.

Foto: screenshot da YouTube @tate

Il letto nella cultura pop: Sofia Coppola ci porta nel Giardino delle vergini


Il letto – disordinato, occupato, vissuto – richiama il lasciarsi andare del corpo, l’arrendersi alla forza di gravità eserciatata dalla massa di oggetti consumati, usati, sbiaditi, ma comunque presenti. Un’immagine potente che verrà richiamata anche da Sofia Coppola, che con il suo Giardino delle vergini suicide renderà l’esilio delle sorelle Lisbon nella cameretta infantile – esilio voluto e imposto dai genitori per controllarne la sessualità – segno e simbolo di un essere donna tenuto a freno dalle zavorre dell’età più verde: peluche, bambole, fiocchi e anche crocifissi. 

Foto: Cineteca di Bologna

Il mio anno di riposo e oblio: un centro di gravità temporaneo

Ma le idee, quando hanno un forte attaccamento col reale, rimangono nell’aria fino a che non trovano un nuovo corpo artistico in cui reincarnarsi.  E questa immagine del letto disordinato continua a vagare nella cultura pop, dal mainstream a quella più alta, fino ad atterrare e ri-addensarsi nel capolavoro di Otessa Moshfegh Il mio anno di riposo e oblio, in cui al letto si unisce inscindibilmente non il corpo adolescenziale dai nervi infuocati, ma quello abbandonato alla maledizione del sonno di una donna stanca di vivere. Il letto si trasforma così in un bozzolo in cui ripararsi dal mondo per uscirne fortificate.

Messy: il caos come affermazione identitaria

Con Messy, Lola Young raccoglie questa eredità e la porta sul palco. Il disordine non è debolezza, ma atto di resistenza. È il rifiuto di essere “troppo” qualcosa: troppo pulita, troppo composta, troppo corretta.
“I want to be me, is that not allowed?” canta Lola. E in quella domanda c’è tutta la forza di una femminilità che non chiede più il permesso di esistere, imperfetta, caotica, libera.

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