
A Venezia la moda sembra appartenere alla stessa luce del cinema, e sul red carpet del Lido, tra velluti, seta, cristalli e couture, gli abiti diventano parte di un’immagine destinata a restare. A Venezia 83 il glamour prende così forme diverse: il fascino degli archivi, la forza della couture, il minimalismo e una nuova idea di eleganza. Da Vittoria Ceretti a Kendall Jenner, da Bianca Balti a Robert Pattinson, ogni look racconta una storia diversa.
Il nero secondo Venezia: tra velluto, cristalli e trasparenze
Il nero rimane una delle grandi certezze del tappeto rosso, ma a Venezia 83 anche il colore più classico per la sera cambia pelle. Lo dimostra Vittoria Ceretti, protagonista del red carpet di Wild Horse Nine, che ha scelto un custom Giorgio Armani Privé capace di trasformare la semplicità di una lunga silhouette nera in qualcosa di estremamente sofisticato. Il velluto di seta costruisce una colonna essenziale, quasi austera, interrotta soltanto dal maxi spacco posteriore e soprattutto da una scollatura in tulle trasparente tempestata di micro cristalli neri.
È proprio questo contrasto a rendere memorabile il look: il velluto assorbe la luce, mentre i cristalli la restituiscono con bagliori discreti. La pelle sembra quasi nuda, ma il décolleté è avvolto da una costellazione scura che emerge soltanto quando arrivano i flash; un esempio perfetto di quella sensualità che non ha bisogno di essere dichiarata.

Kendall Jenner e Levante riportano il passato nel presente
Se c’è una tendenza che ha attraversato con particolare forza Venezia 83 è il ritorno all’archivio. Non come nostalgia, ma come forma di contemporaneità. Kendall Jenner ne è forse l’esempio più evidente. Sul red carpet di Wild Horse Nine ha indossato un abito Giorgio Armani della collezione Autunno Inverno 1995: uno slip dress in georgette di seta, ricamato con motivi floreali e foliage, paillettes trasparenti iridescenti, filo ocra e perline color giallo miele.
Una scelta preziosa, ma non costruita per sembrare vintage. L’abito vive nel presente proprio perché Kendall decide di lasciargli spazio: niente borsa, sandali Aquazzura essenziali, capelli sciolti e un beauty look naturale. È il cosiddetto fashion archiving nella sua forma più elegante: recuperare un pezzo di storia senza trasformarlo in un costume d’epoca.

Sulla stessa strada si muove Levante, arrivata al Lido per Rider. Anche lei ha attinto all’archivio Giorgio Armani, scegliendo un midi dell’Autunno Inverno 1995 completamente ricamato a mano con microperline. Il fondo scuro fa emergere motivi floreali luminosi, mentre il collo alto e le maniche lunghe rendono la silhouette quasi austera. Il suo no mascara look, curato da Armani Beauty, completa l’operazione: meno artificio, più identità.
Due donne, due interpretazioni diverse dello stesso archivio e la dimostrazione che il vero lusso, oggi, può essere anche la possibilità di dare una seconda vita a un abito che ha già una storia.

Venezia 83: la moda sfila in coppia
John Malkovich e l’eleganza di chi sa osare
Sul red carpet veneziano non sono soltanto le nuove generazioni a dettare le regole dello stile. John Malkovich, 73 anni a dicembre e alla sua ventesima Mostra, dimostra che l’eleganza non ha età e che, soprattutto, non deve mai prendersi troppo sul serio.
Per la première di Wild Horse Nine, l’attore ha scelto un abito da sera Dior Men firmato Jonathan Anderson. A prima vista è un completo classico, ma è la camicia a spostare completamente l’equilibrio: un colletto Peter Pan plissé introduce un dettaglio inatteso, quasi teatrale, senza mai diventare eccessivo. È proprio questa capacità di inserire l’eccentricità nel posto giusto a rendere il look così riuscito. Malkovich non cerca di ringiovanire il proprio stile e non segue le regole del momento: le interpreta a modo suo. Il risultato è una lezione di eleganza contemporanea, fatta di misura, personalità e una certa dose di ironia.

Robert Pattinson e la nuova eleganza maschile
A Venezia anche l’eleganza maschile sembra essersi liberata di qualche regola. Robert Pattinson, sul red carpet di Primetime, ha scelto Dior e un completo gessato total white composto da giacca doppiopetto e pantaloni. La scelta cromatica è già abbastanza audace per un tappeto rosso, ma sono gli accessori a rendere il look interessante: una cravatta bordeaux attraversata da righe bianche e blu, scarpe scamosciate e occhiali da sole neri.
Il risultato è quello di un dandy contemporaneo che non sente il bisogno di dimostrare la propria eleganza. Il completo è sartoriale, ma non rigido; sofisticato, ma non cerimoniale. La palette chiara e gli elementi in contrasto spostano il look lontano dal tradizionale smoking e raccontano una moda maschile più libera, capace di giocare con proporzioni e colori senza perdere autorevolezza. È una direzione che appartiene anche alla nuova visione di Dior sotto la direzione creativa di Jonathan Anderson: il guardaroba maschile conserva la sua struttura, ma acquista una libertà nuova.

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Phoebe Waller-Bridge, il completo da sera cambia forma
Anche Phoebe Waller-Bridge sceglie di allontanarsi dall’idea più tradizionale di abito da red carpet. Sul tappeto rosso di Wild Horse Nine, l’attrice e sceneggiatrice ha indossato un look custom Celine che rilegge il completo da sera attraverso una costruzione essenziale e sofisticata.
Il punto di partenza è una camicia bianca, resa più scenografica dalla mantella incorporata, abbinata a un paio di pantaloni neri. Il contrasto cromatico è netto, quasi grafico, ma la silhouette mantiene una leggerezza che la allontana dal classico completo sartoriale. È un altro modo di intendere il glamour veneziano: non necessariamente fatto di grandi volumi o abiti scintillanti, ma anche di proporzioni, tagli e dettagli capaci di trasformare un codice conosciuto in qualcosa di nuovo.

Bianca Balti, quando la couture racconta Venezia
Poi ci sono look che non potrebbero esistere nello stesso modo in nessun altro luogo. Quello di Bianca Balti per la cerimonia d’apertura è uno di questi. La top model ha scelto una creazione couture realizzata su misura da Ilya Migmoon, giovane designer classe 2005, trasformando il proprio ingresso sul red carpet in un omaggio alla città.
Il rosa cipria dell’abito è delicato, quasi romantico. La costruzione, però, è monumentale: sulle spalle si aprono grandi elementi scultorei che ricordano delle ali. Il riferimento è al Leone Alato di San Marco, simbolo di Venezia e della stessa Mostra. È una scelta particolarmente riuscita perché non si limita a citare la città, ma la interpreta attraverso il linguaggio della couture. Persino le décolleté Alevì Milano sono state realizzate su misura, seguendo lo strascico della creazione.
Bianca Balti, che non arriva al festival come attrice o regista, trova così il proprio modo di partecipare al racconto cinematografico: attraverso la moda.

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Le sorelle Mara e l’eleganza del doppio
A Venezia 83 anche la moda diventa racconto di una relazione. Rooney e Kate Mara sono arrivate insieme sul red carpet per la première del film di Werner Herzog, portando con sé due interpretazioni couture profondamente diverse ma sorprendentemente complementari.
Rooney ha scelto Louis Vuitton e un lungo abito nero in raso di seta. La parte superiore è essenziale, con spalline sottilissime e scollo geometrico, mentre la gonna esplode in un grande volume a palloncino fatto di fitte arricciature, quasi un bocciolo di tessuto. Kate ha invece scelto Giorgio Armani: un corpetto a fascia ricamato di perline e micro-cristalli chiari si unisce a una gonna a sirena ricoperta di paillettes nere. Bianco, nero e oro costruiscono un look più hollywoodiano, completato dalla schiena nuda e da una collana importante.
Sono diverse, ma sembrano appartenere allo stesso racconto. E forse è proprio questo il dettaglio più bello: il sister act non cerca di creare due look identici, ma una sintonia fatta di contrasti.

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Benedetta Porcaroli e la nuova femminilità Prada
Anche Benedetta Porcaroli ha scelto di interpretare il red carpet lontano dai codici più prevedibili dell’abito da sera. Per Prada, l’attrice ha portato sul tappeto rosso un abito in mikado rosa confetto costruito attraverso il layering. La gonna corta e leggermente svasata si sovrappone a uno strato più lungo che scivola sul retro trasformandosi in uno strascico. Piccoli fiori applicati e un fiocco laterale aggiungono una nota romantica, mentre il top, quasi simile a una semplice canottiera, rende tutto più contemporaneo.
A illuminare la scollatura, una collana di smeraldi e diamanti Cartier. È una femminilità diversa da quella tradizionale: meno principesca, più istintiva. Anche qui Prada dimostra che il lusso non coincide necessariamente con la spettacolarità. A volte sta proprio nella capacità di prendere elementi familiari e combinarli in modo inatteso.

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Il red carpet che resta negli occhi
Guardando Venezia 83, la sensazione è che il confine tra cinema e moda sia diventato ancora più sottile. Gli abiti non sono semplicemente ciò che le star indossano prima di entrare in sala: sono parte del racconto, costruiscono immagini che continuano a vivere anche dopo che i titoli di coda sono passati. Forse è proprio questo il vero lusso della Mostra: sapere che, per qualche minuto, un abito può diventare cinema prima ancora che il film inizi.














