Quattro anni dopo

Il matrimonio di Jacquemus, quattro anni dopo: quando la moda diventa una storia d’amore

Tra girasoli, lavanda, abiti color panna e un dress code da passerella, il matrimonio di Simon Porte Jacquemus e Marco Maestri in Provenza è stato molto più di una celebrazione: un ritratto intimo dell’universo del designer francese

Foto da Instagram: @simon_porte_jacquemus

«Four years ago, I married the love of my life in the place where I grew up, with dinner set on the road of my childhood. A dream…». Quattro anni dopo, Simon Porte Jacquemus torna con la memoria a quel 27 agosto 2022. E basta una frase per capire perché quelle nozze siano rimaste impresse nell’immaginario della moda: non c’era soltanto un matrimonio, c’era un intero universo.

Quello di Jacquemus è, del resto, un lusso che raramente ha bisogno di mostrarsi come tale. È fatto di campi assolati, tovaglie apparecchiate all’aperto, piccole case provenzali, colori morbidi e una certa idea di estate francese che sembra appartenere più a un ricordo che a una campagna pubblicitaria. Anche nel giorno più importante della sua vita, il designer non ha fatto altro che portare quella visione nel mondo reale.

La Provenza, prima ancora della moda

Per Simon Porte Jacquemus, la Provenza non è semplicemente un luogo bello da fotografare. È casa. Nato a Salon-de-Provence, nel sud della Francia, il designer ha costruito una parte importante dell’identità della maison proprio attorno a quel paesaggio fatto di lavanda, sole, terra e Mediterraneo. È tra quei colori e quelle distese che sono nate alcune delle immagini più riconoscibili del brand, dalle sfilate immerse nella natura alle campagne che hanno trasformato la semplicità provenzale in un desiderio internazionale.

Era quindi quasi inevitabile che anche il matrimonio con Marco Maestri tornasse lì. Il 27 agosto 2022 i due si sono sposati nel municipio di Charleval, nel dipartimento delle Bocche del Rodano. Poi la festa si è spostata al Castello di Bonneval, una fortezza del XIV secolo sulla collina, dove la campagna francese è diventata la scenografia naturale di una giornata pensata nei minimi dettagli. E forse è proprio questo il particolare più interessante: Jacquemus non ha avuto bisogno di inventare un luogo da sogno. Ha scelto il luogo che per lui lo era già.

Foto da Pinterest

Jacquemus primavera estate 2027: il sogno di un’estate infinita sbarca in Corsica

Un matrimonio che sembrava una sfilata

Girasoli in fiore, vasi di lavanda, tramonti e una palette costruita sulle tonalità della terra. Il matrimonio aveva quell’estetica country-chic che è diventata una delle cifre più riconoscibili del designer, ma senza sembrare una copia di una delle sue passerelle. Il filo conduttore era la naturalezza.

Gli invitati erano stati chiamati a rispettare un dress code nelle tonalità chiare, dal sabbia al terracotta fino al guscio d’uovo. Una scelta apparentemente semplice che, nelle fotografie, ha trasformato gli ospiti in una sorta di composizione cromatica. Non una fila di look casualmente coordinati, ma un’immagine collettiva perfettamente coerente con il mondo Jacquemus.

È qui che il matrimonio diventa interessante anche dal punto di vista della moda. Perché il designer non ha semplicemente scelto degli abiti belli per i propri invitati: ha costruito un’immagine. E l’immagine, per una maison, è tutto.

Foto da Pinterest

Gabbriette, la sposa gotica che ha riscritto le regole del bridal con Matières Fécales

Quando il bianco diventa il dress code

Tra gli invitati c’erano alcuni dei nomi più vicini all’universo Jacquemus, da Dua Lipa a Tina Kunakey fino alla shoes designer Amina Muaddi. Dua Lipa, naturalmente, ha attirato gran parte degli obiettivi: la cantante è arrivata con un abito bianco trasparente decorato da ricami floreali, con spacco laterale e lingerie a vista. Un look che, in un altro matrimonio, avrebbe potuto facilmente competere con quello della sposa. Qui, invece, sembrava perfettamente al suo posto.

L’abito aveva un dettaglio ancora più interessante: arrivava dalla collezione Le Papier di Jacquemus, quella stessa collezione che aveva trasformato il bianco, le trasparenze e la sensualità minimalista in uno dei codici più riconoscibili della maison. Anche Amina Muaddi ha scelto il bianco, con una camicia sbottonata e una lunga gonna a vita bassa caratterizzata da un inserto in pizzo. Tina Kunakey, invece, ha optato per un abito destrutturato color guscio d’uovo. Il risultato era quasi quello di una passerella, ma senza passerella.

Foto da Pinterest

Viktor&Rolf Haute Couture 2026: il lusso tra oro e austerità

Simon, Marco e quella discreta dose di eleganza

In mezzo alla tavolozza chiara degli invitati, Simon Porte Jacquemus ha scelto di distinguersi. Il designer è arrivato al municipio al braccio della nonna Liline, figura amatissima e presenza ricorrente nell’universo personale e creativo di Jacquemus. Per lei, un abito bianco con le spalle scoperte.

Simon ha invece indossato un completo blu scuro, una scelta più decisa rispetto alla palette degli invitati. Marco Maestri ha scelto un abito color panna, portato senza cravatta, mantenendo quella stessa eleganza rilassata che sembrava attraversare tutta la giornata. Anche l’arrivo di Marco aveva qualcosa di cinematografico: una MG decappottabile color crema degli anni Cinquanta, accompagnato dalla madre Catherine.

Nessun eccesso, nessuna ostentazione. Solo dettagli capaci di raccontare chi li indossava. Ed è forse questo il punto in cui il lusso di Jacquemus si fa più interessante: non cerca di impressionare, cerca di essere riconoscibile.

Foto da Instagram: @simon_porte_jacquemus

The Abyss: Schiaparelli riscrive il linguaggio dell’alta moda

La cena sulla strada dell’infanzia

Tra tutte le immagini del matrimonio, ce n’è una che racconta forse meglio di qualunque altra la sua filosofia. La cena è stata apparecchiata sulla strada della sua infanzia. Non in una sala monumentale, non necessariamente in uno degli indirizzi più esclusivi della Francia, ma in un luogo carico di memoria. Una scelta che trasforma il concetto di lusso: ciò che rende speciale un posto non è soltanto il suo valore, ma la storia che porta con sé.

Ed è proprio qui che il matrimonio del 2022 smette di essere soltanto una bella storia di moda. Perché dietro ai girasoli, agli abiti firmati e agli ospiti internazionali c’era qualcosa di molto più personale: il ritorno a casa.

Foto da Pinterest

Il più grande segreto del lusso: ciò che distingue chi riconosce il valore

Quello che resta quattro anni dopo

Forse è per questo che, quattro anni più tardi, le immagini del matrimonio di Jacquemus non sembrano invecchiate. Non perché abbiano seguito una tendenza precisa, ma perché non sembravano costruite per inseguirla. La Provenza era davvero la sua Provenza. La nonna era davvero sua nonna. La strada era quella della sua infanzia. Gli abiti appartenevano al suo linguaggio creativo. I girasoli e la lavanda non erano semplicemente decorazioni, ma parte di un immaginario coltivato negli anni.

È una lezione che va ben oltre il matrimonio. Nel lusso contemporaneo, quando tutto può essere fotografato, condiviso e trasformato in contenuto, la cosa più difficile da costruire è un’identità che non sembri costruita. Jacquemus quel giorno ha fatto esattamente questo. Ha trasformato la propria storia personale in un’immagine, senza smettere di renderla personale. Ha fatto dialogare moda e memoria, spettacolo e intimità, Provenza e haute allure. E, soprattutto, ha dimostrato che il vero lusso non è necessariamente avere di più. A volte è sapere esattamente cosa appartiene a noi. Quattro anni dopo, quel matrimonio continua a raccontarlo.

Foto da Instagram: @simon_porte_jacquemus
Change privacy settings
×