Stile e memoria

La Pausa, la villa di Coco Chanel costruita intorno a un albero

A Roquebrune-Cap-Martin, La Pausa torna a raccontare l’idea di lusso intimo di Gabrielle Chanel, tra olivi secolari, arte e paesaggio mediterraneo

Foto: Pinterest

Immaginate di arrivare sulla Costa Azzurra, lasciarvi alle spalle il rumore della strada e salire lentamente verso le colline di Roquebrune-Cap-Martin. Il mare resta sotto di voi, l’aria profuma di macchia mediterranea e, davanti alla casa, compare un ulivo. Non un dettaglio decorativo, ma il cuore stesso della villa. È proprio qui che Gabrielle Chanel aveva deciso di costruire La Pausa, una casa che ancora oggi racconta molto più della sua idea di lusso. Perché Coco Chanel, prima ancora di scegliere dove mettere una finestra o come disegnare una stanza, aveva scelto di non spostare un albero.

Quando l’architettura si adatta alla natura

Era il 1928 quando Chanel acquistò il terreno sulla Costa Azzurra per costruire quella che sarebbe diventata la sua seconda casa. Sul terreno crescevano due olivi centenari. Avrebbe potuto farli rimuovere, come spesso accade quando si costruisce da zero. Scelse invece la strada opposta: sarebbe stata l’architettura ad adattarsi alla natura, non la natura a doversi piegare all’architettura.

Uno degli olivi rimase lungo il percorso d’ingresso. L’altro venne inglobato nel chiostro della villa, diventandone il centro fisico e quasi simbolico. Nelle fotografie dell’epoca si vedono Chanel e i suoi ospiti seduti proprio sotto i suoi rami. Quasi un secolo più tardi, quell’albero è ancora lì. E forse è questa la cosa più sorprendente di La Pausa.

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Una casa nata per fermare il tempo

Il nome stesso della villa sembra suggerire la sua destinazione: La Pausa doveva essere, prima di tutto, una pausa. Dalla Parigi frenetica. Dagli appuntamenti. Dal lavoro. Da quella vita mondana che aveva contribuito a trasformare Gabrielle Chanel in una delle figure più influenti del Novecento. La villa sulla Costa Azzurra rappresentava l’esatto contrario. Un luogo dove rallentare, ricevere gli amici, giocare a tennis, ballare, riposarsi e lasciarsi attraversare dalle giornate senza dover necessariamente fare qualcosa.

C’è anche una leggenda locale legata al nome della proprietà; si racconta che Maria Maddalena, durante il suo viaggio verso Marsiglia, si sarebbe fermata proprio in questo luogo per riposare all’ombra degli olivi. Una storia difficile da separare dal mito, certo, ma perfettamente coerente con l’atmosfera di questo angolo della Riviera francese.

Chanel aveva trovato qui la sua personale idea di rifugio. Non una villa pensata per impressionare gli ospiti, ma una casa costruita intorno a ciò che già esisteva. È una differenza sottile, ma racconta molto del modo in cui Mademoiselle Chanel guardava al mondo.

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L’olivo al centro del progetto di Coco Chanel

Il restauro appena terminato parte proprio da questo principio. Dopo aver riacquistato La Pausa nel 2015, CHANEL ha affidato all’architetto Peter Marino il compito di restituire alla proprietà la sua identità storica. Non si trattava semplicemente di sistemare un giardino o di renderlo più contemporaneo. L’obiettivo era molto più ambizioso: ricostruire il più fedelmente possibile quello che Chanel aveva conosciuto e vissuto.

Oggi nella proprietà si contano circa 250 olivi, molti dei quali secolari. Alcuni sono stati riposizionati proprio per recuperare l’organizzazione originaria del paesaggio e uno degli esemplari più antichi potrebbe avere circa ottocento anni. È difficile trovare un elemento di design capace di competere con una storia simile.

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Il lusso, quando non ha bisogno di mostrarsi

C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nella scelta di Chanel di costruire una casa intorno a un albero. Oggi siamo abituati a parlare di architettura sostenibile, recupero del paesaggio, materiali naturali e rapporto tra edificio e ambiente. Chanel lo faceva quasi un secolo fa.

Ma a La Pausa non c’è nulla di didascalico. La natura non viene esibita come una dichiarazione di principio. Fa semplicemente parte della casa. Peter Marino ha raccontato il principio compositivo del giardino attraverso un paragone molto Chanel: il tweed. Non una superficie uniforme, ma un intreccio di colori, consistenze e materiali che, sovrapposti, creano una trama. È una metafora perfetta. Il giardino non cerca la geometria impeccabile di un paesaggio costruito per essere fotografato. Le diverse specie vegetali si incontrano, si sovrappongono, cambiano con la luce e con le stagioni. Gli olivi, naturalmente, restano la struttura portante di questo racconto mediterraneo. È un lusso più silenzioso. Quello che non ha bisogno di dichiararsi.

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La villa mediterranea ideale di Gabrielle Chanel

La Pausa fu l’unica casa interamente immaginata da Gabrielle Chanel. E forse proprio per questo è così personale. La costruzione, iniziata nel 1928 sulle colline di Roquebrune-Cap-Martin, arrivò in un momento straordinario per la Costa Azzurra. La Riviera era diventata il punto d’incontro di artisti, scrittori, aristocratici e protagonisti della scena internazionale.

Chanel non si limitò a viverla. La Pausa diventò parte di quella comunità creativa. Tra gli ospiti ci fu anche Salvador Dalí, che nel 1938 trascorse quattro mesi nella villa. Furono settimane particolarmente produttive per l’artista, impegnato nella realizzazione di alcuni dipinti destinati a entrare nella sua storia.

La casa, così, smise di essere soltanto una residenza privata. Diventò un luogo di scambio, di conversazione, di lavoro e di libertà. Un ambiente in cui gli artisti potevano incontrarsi senza le regole e i protocolli che spesso accompagnavano la vita sociale dell’epoca. E Chanel, in fondo, aveva fatto della libertà uno dei tratti più riconoscibili della propria estetica.

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Quasi cent’anni dopo, l’albero è ancora lì

La Pausa riapre dopo un restauro meticoloso coordinato da Peter Marino come residenza privata e luogo dedicato alla creazione culturale, all’ispirazione e all’educazione, nel solco dell’iniziativa CHANEL Heritage Sites. Non è una villa trasformata in museo. E forse è proprio questo a renderla ancora più affascinante. La proprietà resta privata e l’accesso è riservato agli invitati. Non esiste quindi quella possibilità di attraversare liberamente le stanze, fotografare ogni angolo e trasformare l’esperienza in una semplice tappa turistica.

La Pausa conserva una distanza. E il vero lusso, qualche volta, è proprio questo: sapere che un luogo esiste senza poterlo consumare completamente. Quello che possiamo immaginare, però, è ancora lì. Il mare della Costa Azzurra oltre le colline. Le pietre chiare. Il giardino ricostruito seguendo fotografie di quasi un secolo fa. Gli olivi che continuano a crescere nello stesso paesaggio. E soprattutto quell’albero intorno al quale Chanel aveva deciso di costruire la propria casa.

Quasi cent’anni dopo, La Pausa sembra ancora fare quello per cui era stata pensata: fermare il tempo, almeno per qualche ora.

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