Gioielli narrativi

DECEM, i gioielli di Paolo Grillo come archeologia del futuro

Con DECEM, Paolo Grillo trasforma l’oreficeria in un linguaggio tra scultura, mitologia e «archeologia del futuro

di Redazione di Luxury Prêt à Porter | 15 Settembre 2026
Foto: Ufficio Stampa

DECEM nasce da un’idea di gioiello che ha poco a che fare con le tendenze e molto con il tempo. Nelle mani di Paolo Grillo, maestro d’arte, orafo e scultore, oro e argento diventano materia attraverso cui rileggere miti, simboli, storia e immaginari lontani, trasformandoli in piccole sculture da indossare. Medusa, Atena, Bushidō: ogni creazione contiene riferimenti riconoscibili e dettagli più nascosti, pensati per rivelarsi lentamente a chi osserva. Grillo parla di «oggetti narrativi», opere nelle quali l’oreficeria non è più soltanto tecnica o ornamento, ma un vero linguaggio artistico. Al centro c’è soprattutto un’idea affascinante: quella dell’«archeologia del futuro», ovvero creare oggi oggetti abbastanza solidi, significativi e identitari da poter attraversare il tempo, essere conservati e tramandati, fino a diventare un giorno tracce del presente che li ha generati.

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DECEM e Paolo Grillo: quando il gioiello diventa linguaggio artistico

Il percorso di Paolo Grillo nell’oreficeria comincia molto prima di DECEM, quando sceglie l’Istituto d’Arte e si diploma maestro orafo. Disegno, manualità e desiderio di imparare un mestiere convivono inizialmente su binari quasi separati, per poi incontrarsi anni dopo nella sua ricerca personale. Il passaggio decisivo arriva quando l’oreficeria smette di essere il fine e diventa il mezzo. Non basta più costruire un oggetto ornamentale o tecnicamente impeccabile: il gioiello deve riuscire a contenere un pensiero.

Grillo porta così la scultura dentro pochi centimetri di materia e sviluppa quella che chiama «dissonanza monumentale»: osservando una fotografia senza riferimenti di scala, vorrebbe che fosse difficile capire se ci troviamo davanti a un anello o a una scultura monumentale. Non più, quindi, «un gioiello decorato come una scultura», ma una scultura che può essere indossata.

Gioielli DECEM: storia, mitologia e simboli da indossare

DECEM nasce proprio dalla possibilità di far convivere mondi che per Grillo erano rimasti a lungo separati: oreficeria e scultura incontrano storia, mitologia, letteratura, cinema e musica. È da questo intreccio che emergono creazioni come Medusa, Atena, Bushidō o Sator. Non semplici citazioni del passato, ma interpretazioni costruite attraverso dettagli, proporzioni e simboli.

Prima della materia arriva infatti la ricerca. Quando Grillo sceglie un personaggio o un mito, ne studia gli elementi essenziali e decide cosa mostrare, cosa nascondere e cosa eliminare. «Prima ancora di scolpire la materia, cerco un po’ di scolpire la storia», racconta. È forse qui che DECEM diventa più interessante: l’oggetto non vuole spiegarsi completamente. Alcuni elementi devono essere riconoscibili immediatamente, altri richiedono attenzione. «Non voglio che un’opera dica tutto al primo sguardo. Preferisco che conservi qualcosa da scoprire».

DECEM e l’archeologia del futuro: creare oggetti destinati a restare

In un presente dominato dalla velocità, DECEM sceglie deliberatamente un’altra misura del tempo. Non quella del lancio successivo o della produzione da moltiplicare, ma quella necessaria a costruire qualcosa che abbia una possibilità di permanenza. Da qui nasce il concetto di «archeologia del futuro»: immaginare oggetti realizzati oggi come possibili testimonianze di un’epoca lontana.

Anche la scelta dei materiali risponde a questa idea. Grillo lavora soprattutto con oro e argento, e nell’argento trova la possibilità di utilizzare ossidazioni, ombre e contrasti capaci di accentuare i dettagli delle piccole sculture. Ma c’è anche una ragione più profonda: sono materiali che possono attraversare tempi molto lunghi. La materia, quindi, non è soltanto il supporto dell’opera, ma entra nella sua possibile storia futura. In un mondo nel quale una parte crescente della nostra memoria è digitale, fragile e continuamente sostituita, l’idea di produrre qualcosa immaginandone deliberatamente la sopravvivenza assume quasi il valore di una dichiarazione culturale.

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I gioielli narrativi DECEM contro la serialità

È anche per questo che il lavoro di Paolo Grillo sembra muoversi in direzione contraria rispetto a buona parte del sistema contemporaneo. La moda e il lusso hanno costruito negli ultimi anni una relazione sempre più stretta con la velocità: nuove uscite, collaborazioni, contenuti e oggetti chiamati a generare immediatamente un nuovo desiderio. DECEM recupera invece concetti quasi fuori moda: attesa, pazienza, complessità, manualità.

La lavorazione non segue nemmeno necessariamente un progetto definitivo. Dopo avere studiato il soggetto, Grillo lascia che la scultura possa modificarsi mentre prende forma: una proporzione suggerisce un’altra soluzione, un elemento inizialmente importante scompare, un dettaglio inatteso entra nell’opera. «L’oggetto, in parte, lo scopro mentre lo sto facendo». Persino stabilire quando un pezzo sia terminato richiede tempo. Dopo molte ore di lavorazione, Grillo preferisce allontanarsene e aspettare: spesso sono necessari una decina di giorni prima che smettano di emergere dettagli da modificare. Un’opera, racconta, è davvero conclusa «quando finalmente smette di tormentarmi».

Bushidō, Medusa e le sculture indossabili di DECEM

Questa tensione tra monumentalità e dimensione emerge soprattutto nei pezzi più complessi. Bushidō, ispirato all’universo dei samurai e alla figura di Miyamoto Musashi, è stato per Grillo una delle prove tecniche più impegnative. Il problema non era trovare riferimenti, ma riuscire a trasferire la complessità visiva di un kabuto, l’elmo del guerriero, nella scala di un anello.

Volumi, sviluppo verticale e una quantità enorme di dettagli dovevano rimanere leggibili senza compromettere l’indossabilità. «Ridurre la scala senza ridurre la complessità» diventa così quasi una definizione dell’intero progetto. E dietro ciò che appare all’esterno esiste anche quello che Grillo chiama il «dark side»: la parte interna dell’opera, anch’essa pensata e lavorata, perché la complessità non dovrebbe interrompersi dove lo sguardo normalmente smette di arrivare.

Il nuovo lusso di DECEM è il tempo

Forse è proprio questa la parte più contemporanea di un progetto che utilizza continuamente il passato. DECEM non sembra interessato alla nostalgia, ma alla permanenza. Recupera tecniche, simboli e materiali antichi per interrogarsi su ciò che potremmo lasciare dopo di noi. In questa prospettiva anche il lusso cambia significato: non coincide necessariamente con il prezzo, con la rarità costruita artificialmente o con il riconoscimento immediato di un marchio. Può essere il tempo necessario a fare bene qualcosa. La libertà di non semplificarla. La possibilità di costruire un oggetto che non esaurisca il proprio significato nel momento dell’acquisto.

E il progetto, significativamente, non viene considerato concluso nemmeno dal suo fondatore. Grillo immagina sempre più pezzi unici e lavori speciali, opere da «affidare al tempo», ma vorrebbe che insieme agli oggetti sopravvivesse anche la visione che li ha generati. «Penso continuamente a quello che vorrei lasciare al futuro, ma non ho ancora finito di costruirlo nel presente». È probabilmente questa la definizione più bella di DECEM: un archivio che viene costruito oggi pensando a qualcuno che, forse molto più avanti, dovrà ancora scoprirlo.

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