Arte e memoria

Marco Crippa, la memoria di Milano prende forma nei suoi disegni

A un anno dalla scomparsa, una mostra alla Biblioteca Affori ripercorre oltre quarant’anni di disegni, raccontando la città attraverso gli occhi del pittore che ne ha immortalato strade, piazze e trasformazioni

Foto: ufficio stampa

Per quasi sessant’anni, Marco Crippa ha attraversato Milano con una cassetta di colori, un cavalletto e la curiosità di chi trova qualcosa di interessante anche negli angoli più familiari. A un anno dalla sua scomparsa, la mostra Disegni sulla strada di casa riporta l’attenzione su un aspetto meno conosciuto del suo lavoro: i disegni con cui ha raccontato la città, giorno dopo giorno.

Dal 16 al 28 novembre 2026, il Salone delle Arti della Biblioteca Affori ospiterà la prima esposizione dedicata all’artista dopo la sua morte, avvenuta nell’ottobre 2025. Curata da Elisabetta Invernici, in collaborazione con l’Archivio Marco Crippa, la mostra riunisce circa cento disegni inediti, accompagnati da dipinti e fotografie che permettono di ricostruire il suo rapporto con Milano e di seguirne l’evoluzione artistica dagli anni Sessanta ai primi Duemila. Il percorso offre anche l’occasione per osservare una Milano profondamente diversa da quella attuale, attraverso immagini che conservano il carattere dei suoi quartieri e la quotidianità di chi li abitava.

Il pittore di Milano che aveva scelto la strada come studio

Nato nel 1936 e cresciuto nel quartiere Isola, Marco Crippa aveva scoperto molto presto la pittura, frequentando successivamente le scuole serali dell’Accademia di Belle Arti di Brera, dove incontrò maestri come Aldo Carpi e Gianfranco Campestrini. Un viaggio a Parigi nel 1956 precedette la decisione di dedicarsi stabilmente alla pittura dal vivo nella sua città. Crippa dipingeva all’aperto, direttamente davanti ai soggetti che sceglieva di rappresentare, in un periodo in cui Milano stava cambiando rapidamente volto. La sua presenza nelle piazze e lungo i marciapiedi diventò familiare a commercianti, residenti e passanti, che spesso si fermavano a osservare il suo lavoro.

Non possedeva un’automobile e nemmeno la patente. Camminare era parte della sua quotidianità e, soprattutto, del suo metodo di osservazione. Percorrendo le stesse vie in stagioni e momenti differenti, imparava a riconoscere i cambiamenti della luce, le trasformazioni degli edifici e quei dettagli che rischiano di scomparire nella fretta della vita cittadina.

Nel corso della sua carriera rimase sostanzialmente indipendente dalle correnti artistiche, scegliendo di seguire una ricerca personale incentrata sull’osservazione diretta. Un percorso che nel 1989 lo portò al Museo di Milano con Milano e le piazze lombarde e, molti anni dopo, alla retrospettiva Marco Crippa, 50 anni di pittura di strada, ospitata dal Museo della Permanente nel 2023-2024.

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I disegni di Marco Crippa svelano una Milano privata

Al centro della nuova esposizione ci sono soprattutto i taccuini. Piccoli blocchi di carta sui quali Crippa disegnava con una penna a sfera, appuntando scorci urbani, profili architettonici e impressioni raccolte durante le sue passeggiate. A differenza della pittura a olio, realizzata davanti al soggetto con un gesto immediato, il disegno gli consentiva di fermarsi sui particolari, studiare una composizione o conservare un’immagine da riprendere successivamente.

Le circa cento opere grafiche inedite selezionate per la mostra restituiscono questa dimensione più personale del suo lavoro, facendo emergere tanto gli studi preparatori quanto i disegni concepiti come opere autonome. Il rapporto tra osservazione e pittura era racchiuso in un principio che l’artista amava seguire: «osservare e dimenticare».

Dopo aver studiato attentamente un luogo, Crippa cercava di liberarsi della costruzione preparatoria per ritrovare sulla tela la spontaneità del gesto. I taccuini permettono oggi di avvicinarsi a quel processo creativo, osservando come un edificio, una strada o una piazza potessero trasformarsi, attraverso il suo sguardo, in una composizione pittorica.

Foto: ufficio stampa

La Milano degli anni Settanta e Ottanta, tra arte e costume

Uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione riguarda il valore documentario delle opere, soprattutto quelle realizzate negli anni Settanta e Ottanta. Crippa ha attraversato una stagione decisiva per l’identità di Milano, osservandone l’espansione urbana, la vita commerciale e i cambiamenti culturali. Nei suoi disegni ritornano piazza del Duomo, San Babila, Brera, Porta Venezia e i Navigli, insieme a quartieri meno centrali come Isola e Maggiolina. Le piazze monumentali convivono con botteghe, portoni, insegne e facciate che raccontano una città vissuta nella sua quotidianità.

La Milano degli anni Ottanta, in particolare, conserva nelle sue opere un’energia che appartiene anche alla storia della moda italiana. È la città in cui il prêt-à-porter si afferma come linguaggio creativo e industriale, modificando l’immagine stessa della metropoli. L’attenzione di Crippa per le strade, i negozi e le persone permette di ritrovare qualcosa dell’atmosfera di quegli anni, quando la moda contribuiva a definire una nuova identità milanese.

I suoi lavori documentano però anche cambiamenti meno appariscenti: un’insegna sostituita, una facciata restaurata, un edificio trasformato. Dettagli che, osservati a distanza di decenni, diventano testimonianze della memoria urbana. Nelle parole del figlio Davide Crippa, il percorso artistico del padre, «votato alla più assoluta libertà», racconta una città amata e interpretata «tra botteghe, monumenti e milanesi indaffarati ed elegantissimi».

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Un archivio per custodire la memoria di Marco Crippa

La mostra nasce anche dal lavoro di conservazione e valorizzazione portato avanti dall’Archivio Marco Crippa, con l’impegno del figlio Davide, che sta organizzando un patrimonio composto da oltre duecento opere, migliaia di disegni, fotografie e materiali personali. Questa prima esposizione postuma sceglie di partire proprio dalla produzione grafica, meno conosciuta rispetto ai dipinti a olio, per offrire una lettura più completa della ricerca dell’artista.

La selezione curata da Elisabetta Invernici segue una geografia personale piuttosto che una rigida successione cronologica. Le opere accompagnano il visitatore lungo percorsi che Crippa conosceva intimamente e che, con il passare degli anni, aveva osservato trasformarsi.

Oggi, mentre Milano continua a cambiare, quei fogli diventano un’occasione per riconoscere ciò che della città è rimasto e ciò che appartiene ormai alla sua memoria. Senza ricorrere alla nostalgia, l’esposizione invita a considerare quanto il lavoro di un singolo artista possa contribuire a raccontare la storia collettiva di un luogo.

Foto: ufficio stampa

Marco Crippa, quando e dove visitare la mostra a Milano

Disegni sulla strada di casa sarà visitabile dal 16 al 28 novembre 2026 presso il Salone delle Arti della Biblioteca Affori, in viale Affori 21 a Milano. L’inaugurazione è prevista per sabato 14 novembre alle ore 18.00. L’ingresso è libero e, durante le giornate di apertura, Davide Crippa sarà presente dalle 14.30 alle 18.00 per accompagnare i visitatori interessati in una visita guidata. La mostra sarà aperta il lunedì dalle 14.30 alle 19.00, dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 e il sabato dalle 10.00 alle 18.00, mentre resterà chiusa la domenica. La biblioteca è raggiungibile con la metropolitana M3, fermate Affori Centro e Affori FN.

Un appuntamento che restituisce al pubblico il lavoro di un artista capace di osservare Milano con pazienza e partecipazione, lasciando nei propri disegni una testimonianza della città che ha conosciuto. Una città che Crippa stesso aveva riassunto in poche parole: «Tutta la mia opera è dedicata a Milano, che tanto mi ha dato e tanto ho celebrato».

Foto: ufficio stampa

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