
La natura cambia continuamente, ma conserva le tracce di ciò che è stato. È da questa riflessione che prende forma Naturalis Variationes II, la mostra che dal 21 al 27 ottobre 2026 riunisce a Roma le opere di Francesca Mazzi, Susanna Moroli e Paola Virone. Curata da Paola Valori e ospitata negli spazi di MICRO Arti Visive, l’esposizione fa parte del programma di RAW – Rome Art Week 2026 e propone un percorso in cui la pittura incontra immagini in movimento, suoni ambientali e partecipazione del pubblico.
Il punto di partenza è un elemento naturale, che può essere un fiore, un paesaggio o il movimento dell’acqua. Nelle mani delle tre artiste, però, queste immagini perdono progressivamente i loro contorni riconoscibili e diventano qualcosa di personale, legato alla memoria, alle emozioni e al passare del tempo. Il risultato è una ricerca pittorica astratta che lascia spazio all’interpretazione di chi osserva, senza imporre una lettura definitiva delle opere.
Naturalis Variationes II, tre artiste e tre modi di raccontare la natura
Francesca Mazzi, Susanna Moroli e Paola Virone condividono l’interesse per il mondo naturale, ma lo affrontano attraverso tecniche e sensibilità differenti. Per una la pittura è un processo di dissoluzione, per un’altra diventa un esercizio di sottrazione, mentre la terza costruisce le proprie composizioni attraverso successive stratificazioni di colore e materia. A individuare il legame tra questi linguaggi è stata la curatrice Paola Valori, che ha incontrato le artiste quando il loro percorso comune era già avviato. La sua lettura si concentra soprattutto su ciò che rimane sulla superficie pittorica dopo che l’immagine originale ha perso la propria riconoscibilità. «Nessuna di loro rappresenta la natura. La attraversano, la lasciano sedimentare sulla superficie, e quello che rimane sulla tela è un modo di sentire», scrive Valori nel testo curatoriale Lasciare che la superficie ricordi.
Ad accogliere i visitatori sarà Chorus Line, un grande trittico realizzato a sei mani, pensato come introduzione alla mostra e testimonianza concreta del lavoro condiviso. L’opera è composta da tre teli di tessuto libero, uno per ciascuna artista, accostati in un’unica composizione. Su un fondo trattato con nero trasparente emergono stratificazioni rosse, attraversate da impronte leggere di foglie, fiori e nubi.
Un dettaglio rende particolarmente interessante il trittico: ogni telo è attraversato da un filo di ferro dipinto di rosso, che si ramifica sulla superficie ricordando il percorso di una vena. Il collegamento tra le tre ricerche artistiche assume così una forma materiale, visibile e tangibile.
Francesca Mazzi, il girasole come immagine della memoria
Nella pittura di Francesca Mazzi, il girasole occupa un ruolo centrale. L’artista lavora con tecniche miste su tela di cotone e utilizza questo fiore per indagare il rapporto tra presenza e assenza, osservando come un’immagine possa trasformarsi senza scomparire completamente.
Il percorso comincia con Tra luce e memoria, dove i girasoli conservano ancora una struttura riconoscibile e una presenza materica intensa. Procedendo attraverso le opere, però, i contorni si fanno meno definiti e il colore sembra progressivamente assorbire la forma. Nella serie La luce che rimane, composta da tre lavori, il viola, il giallo e il rosso scorrono sul cotone grezzo, lasciando che i petali si confondano con la trama del tessuto. La superficie diventa parte integrante dell’immagine, mentre il fiore perde la propria consistenza figurativa. Il processo raggiunge una fase ulteriore in La forma del ricordo, dove del girasole rimangono soltanto tracce leggere, sfumature di ruggine e bianco che ne suggeriscono la presenza passata.
Per Mazzi, questa progressiva dissoluzione non è associata alla morte, ma alla trasformazione. Il fiore continua a esistere attraverso ciò che lascia dietro di sé, proprio come accade ai ricordi, che con il tempo cambiano intensità e precisione senza necessariamente perdere il loro significato.

Susanna Moroli, la luce nascosta nella materia
Il lavoro di Susanna Moroli segue una direzione differente. L’artista interviene sulla superficie pittorica eliminando progressivamente gli elementi superflui, fino a lasciare soltanto ciò che considera essenziale. Le sue opere nascono spesso da materiali che hanno già avuto una precedente destinazione. Moroli realizza personalmente alcune tele utilizzando tessuti di recupero, oppure dipinge su quadri esistenti, dando origine a nuove composizioni che conservano, sotto gli strati visibili, tracce della loro storia.
In Essenza 1 ed Essenza 2, il paesaggio appare quasi completamente cancellato. Rimangono addensamenti di colore, superfici screpolate, colature e tonalità che richiamano la terra, la ruggine e l’ombra. Le zone lasciate volutamente vuote diventano parte della composizione e chiedono all’osservatore di completare mentalmente ciò che manca. È una pittura che lavora sul limite della visibilità, dove la materia conserva un ruolo importante e il paesaggio viene restituito attraverso sensazioni piuttosto che forme definite.
La luce, tuttavia, continua a emergere anche nelle composizioni più scure. In Essenza di luce diventa il vero soggetto dell’opera, manifestandosi attraverso piccoli varchi e variazioni cromatiche che interrompono la densità della superficie. La scelta di utilizzare supporti recuperati aggiunge un ulteriore livello di lettura: ogni tela possiede una storia precedente, che viene trasformata senza essere necessariamente cancellata. Anche il materiale, dunque, partecipa alla riflessione sul tempo che attraversa l’intera esposizione.

Paola Virone, dalla moda alla pittura attraverso il colore
Per Paola Virone, il rapporto con i materiali nasce da un percorso professionale diverso. Prima di dedicarsi alla pittura, l’artista ha lavorato per venticinque anni nella progettazione di accessori moda, un’esperienza che emerge nel modo in cui costruisce le proprie opere attraverso tessuti, sovrapposizioni e trasparenze. Virone utilizza l’acrilico su tessuto e procede per stratificazioni successive, lasciando che il colore si depositi in diversi livelli. Le composizioni acquistano profondità proprio grazie alla relazione tra questi strati, che ricordano talvolta la leggerezza di veli sovrapposti.
In Impronte di fioritura, il rosso domina una superficie bianca sulla quale l’artista imprime antichi timbri. Il gesto richiama una pratica artigianale del passato e introduce nell’opera un elemento legato alla trasmissione del sapere manuale. Ogni impronta conserva la memoria dello strumento utilizzato, ma assume un significato nuovo all’interno della composizione contemporanea.
Il colore cambia completamente atmosfera in Blue sea, dove il blu accompagna la trasformazione di un giardino in un paesaggio sottomarino. Le forme vegetali sembrano confondersi con alghe e correnti, mentre le sovrapposizioni pittoriche suggeriscono profondità e movimento. La ricerca prosegue nel trittico formato da Aria, Fuoco e Terra, tre teli nei quali Virone riduce le stratificazioni e lascia maggiore libertà al gesto pittorico, affidandosi al contrasto del bianco su fondo scuro.
Il legame con il mondo della moda, in questo caso, emerge soprattutto nella sensibilità verso il tessuto come superficie espressiva. La materia non è un semplice supporto, ma contribuisce direttamente alla costruzione dell’opera.

Video mapping e soundscape: la natura entra nello spazio espositivo
Accanto ai dipinti, Naturalis Variationes II presenta un’installazione di video mapping e soundscape realizzata da Elena Giovanrosa e Giulia Colangelo, attiva per tutta la durata della mostra.
Le colonne della galleria diventano superfici sulle quali scorrono immagini in movimento. I dettagli delle opere pittoriche vengono ingranditi fino a perdere la loro riconoscibilità e, gradualmente, si trasformano in riprese reali degli elementi naturali che hanno ispirato le artiste. Una trama pittorica può così lasciare spazio alla superficie di una corteccia, mentre una variazione di colore richiama una foglia o una goccia di pioggia.
Il video mapping compie idealmente il percorso inverso rispetto alla creazione artistica, riportando le forme astratte verso la loro origine naturale. Anche il suono segue questa trasformazione. Attraverso quattro diffusori distribuiti nella galleria, i visitatori ascoltano il vento, la pioggia e l’acqua di un ruscello. I rumori ambientali si intrecciano progressivamente con una composizione musicale, per poi tornare alla loro forma originaria.
L’installazione amplia così la percezione delle opere, permettendo di cogliere relazioni che la sola osservazione delle tele potrebbe lasciare in secondo piano. La dimensione sonora accompagna il movimento delle immagini senza sostituirsi alla pittura, creando un ulteriore livello di lettura del lavoro delle tre artiste.
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Un’opera collettiva costruita dalle impronte dei visitatori
Uno degli aspetti più interessanti della mostra riguarda il ruolo riservato al pubblico. Le artiste hanno infatti scelto di dedicare una parte dello spazio espositivo a un lavoro collettivo, destinato a trasformarsi durante i sette giorni dell’evento. All’interno della galleria sarà collocato un rotolo di tessuto, accompagnato da timbri e colori che i visitatori potranno utilizzare liberamente per lasciare la propria impronta.
Il tessuto cambierà progressivamente aspetto, raccogliendo segni differenti e sovrapposizioni imprevedibili. Nessuno potrà conoscere in anticipo il risultato finale, perché la composizione dipenderà dalle persone che attraverseranno la mostra e decideranno di partecipare. L’iniziativa riprende il tema della traccia, centrale nelle opere esposte, trasferendolo direttamente nelle mani del pubblico. Il gesto individuale diventa parte di una superficie condivisa, destinata a conservare il passaggio di persone diverse nello stesso luogo.
È anche il momento in cui il rapporto tra artista e spettatore cambia: chi osserva può contribuire materialmente alla realizzazione di un’opera, sperimentando in prima persona il valore di un’impronta e la sua capacità di modificare ciò che esiste già.
Anche Paola Valori guarda con particolare curiosità a questa dimensione partecipativa della mostra. A incuriosire la curatrice è soprattutto l’evoluzione del tessuto collettivo, che prenderà forma giorno dopo giorno attraverso i contributi dei visitatori, dando vita a un’opera il cui risultato finale rimarrà imprevedibile fino alla chiusura dell’esposizione.
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Naturalis Variationes II a Roma: date, orari e informazioni
La mostra sarà inaugurata mercoledì 21 ottobre 2026 alle ore 18, negli spazi di MICRO Arti Visive, in Viale Mazzini 1 a Roma, e rimarrà aperta fino al 27 ottobre nell’ambito della Rome Art Week. L’esposizione sarà visitabile dalle 15:30 alle 19:30, con chiusura domenicale e ingresso libero. Il pubblico potrà osservare le opere delle tre artiste, seguire l’installazione audiovisiva e partecipare alla creazione del tessuto collettivo.
Attraverso materiali di recupero, impronte di antichi timbri, colore e immagini naturali, Naturalis Variationes II affronta un tema che attraversa linguaggi artistici molto diversi: la capacità delle superfici di conservare ciò che il tempo modifica. Il girasole che lentamente svanisce nelle tele di Francesca Mazzi, i paesaggi ridotti all’essenziale di Susanna Moroli e le stratificazioni cromatiche di Paola Virone raccontano tre modi personali di affrontare lo stesso interrogativo. Che cosa rimane di un’immagine quando la sua forma originaria cambia?
La risposta non viene affidata a una rappresentazione fedele della natura, ma ai segni che questa lascia nella sensibilità di chi la osserva. E alla fine della settimana, accanto alle opere delle artiste, ci sarà anche una superficie capace di custodire le tracce di chi avrà attraversato la galleria.
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