Nuovi inizi

Kim Jones lancia il suo brand: debutto nel 2027 tra moda e design

Kim Jones annuncia il proprio marchio dopo le esperienze da Louis Vuitton, Dior e Fendi. Debutto nel 2027 con una collezione internazionale e una prima boutique a Hong Kong

Foto: Pinterest

Kim Jones torna a firmare una collezione con il proprio nome. Dopo oltre vent’anni trascorsi nelle direzioni creative di Louis Vuitton, Dior e Fendi, lo stilista britannico annuncia la nascita del suo marchio omonimo. Il debutto è previsto nel 2027, con una proposta che riunirà moda, arte e design, tre ambiti che hanno accompagnato l’intera carriera del designer.

Kim Jones torna alle origini con un marchio indipendente

La decisione segna un cambiamento significativo nel percorso professionale di Kim Jones, che negli ultimi due decenni ha contribuito a definire l’identità contemporanea di alcune delle principali maison internazionali. Dopo aver lavorato all’interno di strutture consolidate, interpretandone archivi e codici stilistici, Jones sceglie ora di sviluppare un progetto che porta direttamente il suo nome, senza dover rispondere all’eredità creativa di una casa di moda. «Dopo tanti anni trascorsi a lavorare con case di moda e collaboratori straordinari, mi sembra il momento giusto per tornare a fare qualcosa a mio nome», ha dichiarato lo stilista.

La nuova iniziativa nasce dal desiderio di recuperare una dimensione più personale del lavoro creativo, mantenendo quella propensione alle collaborazioni che ha caratterizzato le sue esperienze precedenti. «Questo progetto riunisce ciò che mi ha sempre interessato, ovvero moda, arte e design, e mi offre lo spazio per lavorare con persone che ammiro ed esplorare nuove idee. Sono entusiasta di ciò che mi aspetta». Una dichiarazione che anticipa l’impostazione del brand, pensato per accogliere discipline e influenze differenti, senza limitarsi alle tradizionali categorie dell’abbigliamento.

Foto: instagram @mrkimjones

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Da Louis Vuitton a Dior: la carriera di Kim Jones

Formatosi alla Central Saint Martins di Londra, dove si è specializzato in moda maschile, Kim Jones ha costruito il proprio linguaggio attraverso una particolare attenzione alla sartorialità, ai materiali e alla cultura contemporanea. Nel 2011 arriva la nomina a direttore artistico delle collezioni uomo di Louis Vuitton. Durante questa esperienza, il designer approfondisce il rapporto tra abbigliamento maschile, artigianalità e streetwear, portando all’interno della maison francese riferimenti provenienti da mondi apparentemente distanti. Uno dei momenti più rappresentativi di quel periodo è la collaborazione con Supreme, presentata nella collezione autunno-inverno 2017/2018.

L’incontro tra Louis Vuitton e il marchio newyorkese segna un passaggio importante nell’evoluzione del lusso contemporaneo, mostrando come il linguaggio dello streetwear possa convivere con le lavorazioni e i codici di una maison storica. Nel 2018 Jones assume la direzione artistica delle collezioni uomo di Dior, dove sviluppa un’estetica che unisce i riferimenti al fondatore Christian Dior a una visione aggiornata del guardaroba maschile. Blazer strutturati, pantaloni dalle linee pulite e dettagli ispirati all’alta moda diventano parte di una proposta che avvicina la precisione sartoriale a un pubblico più giovane. Durante gli anni da Dior, Jones consolida anche il proprio interesse per le collaborazioni artistiche, coinvolgendo personalità come Kaws, Daniel Arsham ed ERL. Le sfilate diventano occasioni per costruire un racconto visivo nel quale abbigliamento, installazioni e riferimenti culturali contribuiscono alla stessa visione creativa.

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L’esperienza da Fendi e il rapporto con l’alta moda

Il percorso dello stilista prosegue da Fendi, dove assume la responsabilità delle collezioni prêt-à-porter donna e haute couture. Una sfida diversa rispetto alle precedenti esperienze nel menswear, che lo porta a confrontarsi con il guardaroba femminile e con le tecniche dell’alta moda italiana. Il lavoro nella maison romana amplia ulteriormente il suo approccio alla progettazione, mettendolo in relazione con lavorazioni artigianali, materiali e proporzioni differenti.

Jones ha sempre mostrato interesse per le connessioni tra discipline creative, costruendo nel tempo una rete di collaborazioni con artisti e designer. Nel 2025 ha avviato anche Areal, una linea sviluppata insieme a Bosideng, gruppo cinese specializzato nell’abbigliamento imbottito. Queste esperienze aiutano a comprendere la direzione del nuovo marchio, che nasce da una carriera internazionale e dalla volontà di riunire sotto un’unica identità interessi maturati nel corso degli anni.

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Kim Jones, la prima collezione arriverà nel 2027

Il debutto del brand Kim Jones è previsto per maggio 2027, con una collezione dedicata alla stagione autunno-inverno 2027/2028. La distribuzione iniziale avverrà attraverso l’e-commerce ufficiale, permettendo al marchio di presentarsi direttamente al pubblico prima dell’apertura dei negozi fisici. Sul piano creativo, il progetto si propone di superare alcune delle divisioni tradizionali dell’abbigliamento, sviluppando un guardaroba costruito intorno alla versatilità. Secondo quanto anticipato dal brand, la collezione sarà concepita per offrire una proposta ampia, meno vincolata alle consuete categorie della moda.

Non sono ancora stati svelati i singoli capi, le silhouette o i materiali che caratterizzeranno il debutto. Le prime indicazioni riguardano soprattutto il metodo di lavoro, la produzione e la distribuzione. Anche il posizionamento economico resta da definire nel dettaglio. Il marchio ha parlato di prezzi attentamente studiati, senza comunicare per il momento cifre o fasce specifiche. Sarà quindi interessante osservare come Jones tradurrà questa impostazione in una collezione personale, dopo aver lavorato per anni nel segmento più alto del mercato.

Foto: instagram @mrkimjones

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Produzione in Giappone e pelletteria Made in Italy

La dimensione internazionale sarà uno degli elementi centrali del nuovo progetto. La prima collezione sarà realizzata prevalentemente in Giappone, Paese con il quale Kim Jones ha sviluppato nel tempo un rapporto creativo particolarmente stretto. L’interesse dello stilista per la cultura giapponese è emerso più volte durante le sue esperienze nelle grandi maison, soprattutto attraverso riferimenti artistici e collaborazioni. La scelta produttiva appare quindi coerente con un percorso già consolidato, oltre a collocare il Giappone al centro dell’identità del nuovo brand.

Un ruolo specifico sarà riservato anche all’Italia, dove verranno prodotti gli articoli di pelletteria. La decisione valorizza le competenze manifatturiere italiane nel settore degli accessori e conferma l’importanza della specializzazione produttiva nella costruzione di un marchio di alta gamma. Giappone e Italia saranno dunque i due principali riferimenti manifatturieri della prima collezione, mentre l’Asia avrà un peso rilevante anche nella strategia commerciale.

La prima boutique Kim Jones aprirà a Hong Kong

Dopo il debutto online, il progetto entrerà in una seconda fase con l’apertura del primo negozio monomarca. La boutique Kim Jones inaugurerà nell’ottobre 2027 a Central Yards, Hong Kong, una scelta che colloca il primo spazio fisico del marchio in uno dei principali mercati asiatici della moda. L’apertura sarà seguita da ulteriori punti vendita in Asia e dalla presenza presso partner commerciali selezionati, attraverso corner dedicati. La strategia del brand prevede quindi una crescita graduale, con un primo lancio digitale e una successiva espansione della distribuzione fisica.

Per uno stilista che ha lavorato tra Londra, Parigi e Roma, la scelta di partire dall’Asia rappresenta un orientamento preciso, sostenuto sia dall’organizzazione produttiva sia dal piano di sviluppo commerciale. Il debutto del 2027 permetterà di capire quale forma prenderà questa nuova identità creativa e quanto del linguaggio sviluppato da Jones nelle grandi maison confluirà nel suo marchio. Dopo Louis Vuitton, Dior e Fendi, la prossima collezione di Kim Jones non porterà il nome di una maison storica, ma quello dello stilista stesso. Ed è proprio questa la differenza più interessante del suo ritorno.

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