
Dal grano alla vite, passando per gli alberi. È una storia che comincia molto prima del vino quella di Montecorneo 570, azienda agricola di Sant’Andrea d’Agliano, a pochi chilometri da Perugia. Qui la campagna non fa da semplice sfondo: è il punto di partenza di un progetto familiare che dal 1850 lega agricoltura, allevamento, produzione e ospitalità.
Montecorneo 570, cinque generazioni nella campagna umbra
Per capire Montecorneo 570 bisogna partire da tre elementi: grano, alberi e vite. Il primo racconta l’inizio di tutto, quel bisogno molto concreto e familiare di mangiare ciò che si produce. La famiglia è a Sant’Andrea d’Agliano da cinque generazioni e l’agricoltura, nel tempo, è diventata una parte naturale della vita quotidiana. Poi ci sono gli alberi, indispensabili per il paesaggio ma anche per la vita stessa della tenuta: offrono ombra, protezione e frutti e costruiscono intorno ai campi e alle vigne quell’equilibrio che la famiglia considera parte integrante del proprio lavoro.
Infine c’è la vite, arrivata nella storia di Montecorneo 570 a partire dagli anni Settanta grazie alla visione dei nonni Guido e Lucia. Negli anni Ottanta Guido ha iniziato a vinificare proprio al 570, dando una nuova direzione a quella che era da sempre un’attività agricola. Oggi quelle scelte continuano attraverso la cantina e i vigneti dell’azienda, all’interno di un progetto che tiene insieme coltivazioni diverse e considera il paesaggio agricolo come un organismo da preservare. La vigna, raccontano a Montecorneo 570, ha fatto comprendere ancora di più quanto fosse importante intrecciare alberi e grano per costruire un progetto agrario autentico.
È una prospettiva distante dall’idea della campagna come semplice luogo produttivo. Qui il paesaggio è parte del patrimonio familiare e prendersene cura significa anche decidere come coltivarlo.

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Il vino di Montecorneo 570 nasce dal vigneto
I principi dell’agricoltura biologica e biodinamica guidano la gestione del vigneto. Anche nella vinificazione l’approccio cerca di lasciare spazio all’annata e alla materia prima: i vini prodotti dalla cantina non seguono un protocollo enologico stabilito a priori. L’obiettivo è accompagnare l’uva durante la trasformazione, senza aggiungere ingredienti e senza cercare di rendere ogni annata identica alla precedente. Il mosto viene così considerato come uno specchio del terreno da cui proviene. La cantina diventa il luogo in cui creare le condizioni perché l’uva possa trasformarsi in vino, lasciando che sia lei a rimanere protagonista.
È un modo di intendere la produzione che parte dalla vigna e torna alla vigna. E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza a Montecorneo 570: chi arriva non incontra soltanto una cantina, ma può vedere il paesaggio che sta all’origine di ciò che poi ritroverà nel bicchiere.
L’accoglienza segue la stessa direzione: il fienile della tenuta è stato ripensato come luogo di incontro tra il lavoro agricolo e gli ospiti, conservando il carattere rurale dello spazio. Qui prendono forma alcuni dei principali appuntamenti dedicati all’enoturismo. Con Vigna in Festa, la famiglia celebra i passaggi della stagione, dagli appuntamenti di Pasquetta fino a quelli di settembre, quando il ciclo vegetativo arriva alla sua fase conclusiva. Meet the Winemaker, invece, porta gli ospiti direttamente dentro il mondo della cantina attraverso visite guidate in italiano, inglese e francese condotte dall’enologa.
Per chi vuole fermarsi a tavola, c’è il Private Cellar Dining, una formula più raccolta in cui i prodotti della tenuta incontrano i vini e le riserve storiche della cantina. La pasta realizzata con le farine proprie, la pasta alla Norcina e il maialino cotto a legna raccontano una cucina che parte dalla disponibilità della terra e dalla tradizione locale.

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Dalla vigna alla tavola, fino alla Casa 570
Il rapporto con la terra continua anche attraverso la Dispensa Online di Montecorneo 570, dove è possibile acquistare i prodotti realizzati nella tenuta: vino, olio, salumi, pasta e farine. È la parte più concreta di una storia agricola iniziata nel 1850, che ancora oggi porta il lavoro dei campi direttamente sulla tavola.
A questa dimensione produttiva si affianca quella dell’ospitalità. Casa 570 è la struttura ricettiva della tenuta, finemente ristrutturata per accogliere chi vuole scoprire l’Umbria soggiornando lontano dai ritmi della città. Dal 2025 fa parte di SlowStayInItaly, la rete dedicata alle realtà italiane che promuovono un turismo lento, etico e sostenibile. Dormire qui significa ritrovare un tempo più naturale, scandito dai rintocchi del campanile e dai suoni della campagna. Gli alberi intorno alla casa amplificano il cinguettio degli uccelli, mentre la sera la vigna diventa il punto da cui osservare il tramonto. È proprio in questi momenti, lontano dalla fretta, che si comprende meglio il carattere di Montecorneo 570: un luogo dove l’ospitalità nasce dal paesaggio e dal lavoro che ogni giorno lo mantiene vivo.

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La Guinguette e il nuovo modo di vivere la tenuta
Dalla primavera 2026 questo racconto si è arricchito con la Guinguette, il food truck di Montecorneo 570 ispirato alle celebri feste all’aperto della periferia parigina. L’idea porta nella campagna umbra una forma di convivialità informale, fatta di vini freschi, prodotti agricoli e incontri all’aperto. La prima stagione ha convinto la famiglia a guardare già alla prossima. «Siamo molto soddisfatti della prima stagione del nostro food truck Guinguette, nato per valorizzare i prodotti agricoli che coltiviamo e permettere di assaggiarli direttamente nel loro luogo di produzione. Non vediamo l’ora di programmare la prossima stagione», raccontano Sara e Federico, comproprietari di Montecorneo 570 insieme ai genitori Fausto e Cristina e allo zio Luigi.
Il calendario continua a seguire le stagioni e guarda già all’autunno con una domenica a porte aperte dedicata all’assaggio del vino novello. In fondo, il progetto di Montecorneo 570 parte da un gesto molto concreto: coltivare ciò che si vuole portare in tavola. Cinque generazioni dopo, quel principio si è allargato fino a comprendere il vino, l’accoglienza, la cucina e la possibilità di dormire tra i campi: il risultato è un luogo in cui il turismo rurale non viene costruito intorno alla campagna, ma nasce direttamente dal suo lavoro quotidiano.














