Mito e moda

Ellen Mirojnick: la firma che definisce l’estetica di The Odyssey

Dai costumi di Ulisse e Penelope alla moda mythology-core: lino, bronzo e silhouette fluide conquistano il guardaroba contemporaneo

di Gloria Contrafatto | 17 Luglio 2026
Foto da Instagram: @byellenm

Quando si pensa a un kolossal come The Odyssey, è naturale immaginare la regia di Christopher Nolan, le riprese in pellicola IMAX e un cast stellare. Eppure, prima ancora che il pubblico rimanga colpito da una scena o da un dialogo, è il costume a raccontare chi sono i personaggi e il mondo che abitano. Dietro questa identità visiva c’è Ellen Mirojnick, una delle costume designer più autorevoli del cinema contemporaneo, chiamata a dare forma a un universo sospeso tra mito, storia e immaginazione.

Ellen Mirojnick, la designer che racconta i personaggi attraverso i costumi

Con una carriera lunga oltre quarant’anni, Mirojnick ha costruito alcune delle immagini più iconiche del grande schermo. Dai completi impeccabili di Wall Street all’eleganza sensuale di Basic Instinct, fino al glamour teatrale di The Greatest Showman, ogni suo progetto nasce da un principio preciso: il costume non veste semplicemente un attore, ma racconta la psicologia del personaggio.

Più recentemente ha firmato il raffinato guardaroba di Bridgerton e ha collaborato con Christopher Nolan in Oppenheimer, dove il linguaggio degli abiti contribuiva a raccontare il peso storico e umano del protagonista. Con The Odyssey, però, la sfida cambia completamente.

Foto: UPI Media

The Odyssey di Christopher Nolan: il viaggio che riporta il cinema al centro dell’esperienza

The Odyssey: la ricerca di un mondo prima della Grecia classica

L’obiettivo non era riprodurre la Grecia che tutti conosciamo, ma immaginare un mondo precedente all’iconografia classica. La storia di Ulisse affonda infatti le proprie radici nell’Età del Bronzo, un periodo molto diverso da quello delle statue di marmo bianco e delle colonne perfette che oggi associamo automaticamente all’antica Grecia. Per questo motivo il lavoro di Mirojnick è iniziato ben prima dei bozzetti, attraverso una lunga ricerca su reperti archeologici, affreschi minoici, ceramiche micenee e testimonianze sulla produzione tessile del Mediterraneo orientale.

Il risultato è una ricostruzione che non cerca la perfezione estetica, ma la credibilità. I costumi evitano qualsiasi effetto monumentale o teatrale: sembrano appartenere a persone che hanno realmente vissuto, viaggiato e combattuto. È una scelta perfettamente coerente con il cinema di Nolan, che privilegia il realismo anche quando racconta un grande mito.

Foto: UPI Media

Pomandère Eyewear SS26: l’eleganza italiana guarda al futuro

Tessuti e materiali

Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio la scelta dei materiali. Il lino diventa protagonista grazie alla sua capacità di creare pieghe morbide e naturali, mentre lane leggere e pellami lavorati artigianalmente restituiscono peso e consistenza alle silhouette. Ma ciò che distingue davvero questi costumi è la superficie dei tessuti. Le fibre non vengono rese uniformi: nodi, irregolarità e leggere imperfezioni rimangono volutamente visibili perché, davanti alle cineprese IMAX, ogni dettaglio viene amplificato. Un tessuto troppo perfetto apparirebbe artificiale; una trama autentica, invece, restituisce profondità e realismo.

Anche il colore segue una logica narrativa. Mirojnick rinuncia a palette brillanti per costruire un universo fatto di ocra, sabbia, argilla, bronzo ossidato, grigi minerali e verdi ispirati alla vegetazione mediterranea. Sono tonalità che sembrano emergere direttamente dal paesaggio e che dialogano con la fotografia naturale scelta da Nolan. Non si tratta di un semplice gusto estetico: è un modo per far sì che personaggi e ambiente appartengano allo stesso mondo.

Foto: UPI Media

Viktor&Rolf Haute Couture 2026: il lusso tra oro e austerità

Costumi vissuti: il tempo diventa parte della storia

Il drappeggio rappresenta un altro elemento fondamentale del progetto. Nell’antichità il tessuto non veniva modellato attraverso tagli complessi, ma prendeva forma direttamente sul corpo. Mirojnick recupera questo principio per creare costumi che cambiano continuamente con il movimento degli attori. Le pieghe non sono decorative, ma diventano parte della recitazione, accompagnando ogni gesto e rendendo la figura più credibile.

Forse il dettaglio più affascinante è il modo in cui il tempo entra a far parte del costume. Nessun abito appare appena confezionato. Ogni capo viene trattato, invecchiato e modificato per suggerire una storia precedente a quella raccontata sullo schermo. Una cucitura aggiunta, una scoloritura provocata dal sole, un bordo consumato o una pelle segnata dall’uso diventano elementi narrativi. Prima ancora che Ulisse pronunci una parola, il pubblico comprende che quel mantello ha attraversato il mare, il vento e gli anni.

Foto: UPI Media

The Abyss: Schiaparelli riscrive il linguaggio dell’alta moda

Ellen Mirojnick e la magia invisibile del costume cinematografico

È proprio questa attenzione quasi invisibile a rendere il lavoro di Ellen Mirojnick così straordinario. I suoi costumi non cercano mai di rubare la scena. Al contrario, scompaiono dentro il racconto fino a diventare parte naturale del mondo costruito da Christopher Nolan. Ed è forse questo il più grande complimento che si possa fare a una costume designer: creare abiti che non sembrano costumi, ma frammenti autentici di una civiltà che il cinema riesce, per qualche ora, a farci credere realmente esistita.

Change privacy settings
×