Haute Couture 2026

The Abyss: Schiaparelli riscrive il linguaggio dell’alta moda

Con The Abyss, Daniel Roseberry firma una delle collezioni più innovative della Haute Couture Autunno/Inverno 2026-2027. Tra silicone, surrealismo e ricerca sui materiali, Schiaparelli ridefinisce il concetto di lusso contemporaneo

di Naomi Lanciano | 7 Luglio 2026
Foto: Regina Voronina/ipa-agency.net

Ci sono collezioni che raccontano una stagione e altre che raccontano un’epoca. The Abyss, la nuova Haute Couture Autunno/Inverno 2026-2027 di Schiaparelli, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Presentata durante l’apertura della Haute Couture Week di Parigi, la sfilata firmata da Daniel Roseberry non si limita a introdurre nuove silhouette o nuove lavorazioni, ma mette in discussione il significato stesso dell’alta moda.
Lontano dall’idea di una couture costruita esclusivamente attorno ai materiali più preziosi, il direttore creativo americano sceglie di esplorare territori inediti, trasformando silicone, lattice e superfici sintetiche in elementi di straordinaria raffinatezza. Il risultato è una collezione che sorprende, divide e affascina allo stesso tempo, dimostrando come il lusso contemporaneo possa nascere tanto dall’innovazione quanto dal savoir-faire artigianale.

Il titolo della collezione suggerisce già la direzione del racconto. The Abyss richiama l’abisso marino, ma soprattutto quello creativo: uno spazio sconosciuto in cui le certezze si dissolvono e l’immaginazione è costretta a trovare nuovi linguaggi. Nelle note di sfilata Roseberry parla del call of the void, quel richiamo verso l’ignoto che invita ad abbandonare il controllo per lasciarsi guidare dall’istinto. È proprio questa filosofia a permeare l’intera collezione, probabilmente la più libera e sperimentale da quando ha assunto la direzione creativa della Maison nel 2019.

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Foto: Regina Voronina/ipa-agency.net

Quando il silicone diventa couture

Il protagonista di The Abyss non è un colore né una particolare silhouette. È la materia.
Da sempre la haute couture è associata a tessuti nobili come seta, organza, gazar o duchesse. Roseberry ribalta completamente questa prospettiva introducendo un materiale normalmente legato al mondo della tecnologia, dell’industria e della medicina: il silicone.

L’operazione, però, non ha nulla di provocatorio. Il designer lo trasforma in una superficie leggera, quasi trasparente, capace di imitare la fluidità del tessuto pur conservando una struttura scultorea. È ciò che definisce silicone silk: un materiale sviluppato per comportarsi come un velo, ma con una presenza tridimensionale impossibile da ottenere con i tessuti tradizionali.
Bustier anatomici, corsetti che sembrano una seconda pelle e superfici lucide modellano il corpo con una precisione quasi chirurgica. Ogni capo mette così in discussione una domanda fondamentale: è il materiale a definire il lusso oppure è il lavoro dell’atelier a renderlo tale?

Osservando la collezione, la risposta appare evidente. Dietro ogni superficie sintetica si nascondono centinaia di ore di modellazione, ricerca e lavorazione manuale. La tecnologia non sostituisce l’artigianato, ma ne amplia le possibilità espressive.

Un ecosistema tra mare, surrealismo e fantascienza

Il mare attraversa l’intera collezione, ma mai in maniera didascalica. Roseberry non costruisce un immaginario fatto di sirene o richiami romantici all’oceano. Preferisce evocare un universo sconosciuto, popolato da creature bioluminescenti, coralli, anemoni e organismi che sembrano appartenere tanto ai fondali oceanici quanto alla fantascienza.

Tentacoli neri in lattice si sviluppano lungo le silhouette, colletti ispirati ai coralli avvolgono il volto, mentre bustier e ricami tridimensionali ricordano esoscheletri e forme marine osservate al microscopio. Anche la palette cromatica contribuisce a costruire questa narrazione: il nero profondo richiama gli abissi oceanici, mentre rosa aragosta, viola, verde menta, zafferano e mandarino restituiscono la ricchezza cromatica della flora marina. L’oro, cifra stilistica della Maison, continua invece a rappresentare il legame con la sua storia.

Alcuni look sembrano addirittura illuminarsi dall’interno. L’inserimento di dettagli luminosi trasforma il corpo in una presenza sospesa tra organismo vivente e scultura artificiale, rafforzando quella costante tensione tra naturale e sintetico che attraversa tutta la collezione.

L’eredità di Elsa Schiaparelli guarda al futuro

Per comprendere davvero The Abyss bisogna tornare alle origini della Maison. Fin dalla sua fondazione nel 1927, Elsa Schiaparelli ha trasformato la moda in un terreno di sperimentazione artistica, collaborando con figure come Salvador Dalí e Jean Cocteau e dando vita a creazioni entrate nella storia del costume, dall’iconico abito con l’aragosta ai celebri cappelli-scultura.

Daniel Roseberry non riproduce quel linguaggio, ma lo traduce nel presente. Se Elsa utilizzava il surrealismo per mettere in discussione le convenzioni estetiche del suo tempo, oggi il direttore creativo americano affronta le inquietudini del XXI secolo. Le sue silhouette parlano di corpi aumentati, materiali sintetici e identità in continua trasformazione, offrendo una riflessione sul rapporto sempre più complesso tra realtà, artificio e percezione.
È difficile non leggere questa collezione anche alla luce del momento storico che stiamo vivendo. Pur senza citare esplicitamente l’intelligenza artificiale, The Abyss sembra interrogarsi su un mondo in cui il confine tra naturale e costruito diventa sempre più sfumato. La couture, in questo scenario, torna ad assumere il ruolo di laboratorio creativo capace di immaginare il futuro prima che diventi realtà.

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Una collezione che parla al presente

Se il surrealismo resta il fondamento culturale della Maison, è nella ricerca sui materiali che The Abyss trova la sua espressione più contemporanea. Roseberry non utilizza il silicone per stupire, ma per mettere in discussione uno dei principi più radicati dell’alta moda: che l’eccellenza dipenda esclusivamente dalla preziosità della materia.

La collezione suggerisce invece una prospettiva diversa. Ciò che rende un capo couture non è soltanto il tessuto utilizzato, ma il sapere artigianale necessario per trasformarlo. Silicone, lattice e superfici trattate diventano materiali nobili grazie al lavoro degli atelier Schiaparelli, che continuano a realizzare ogni look con la stessa precisione riservata ai ricami, ai drappeggi e alle costruzioni sartoriali più tradizionali. È una riflessione che arriva in un momento storico in cui il lusso si confronta con innovazione, tecnologia e nuove forme di creatività. Pur senza fare espliciti riferimenti all’intelligenza artificiale, la collezione sembra interrogarsi sul rapporto tra corpo reale e immagine costruita, tra naturale e artificiale. Le superfici perfettamente levigate, le anatomie scolpite e le forme quasi digitali raccontano una couture che guarda al futuro senza perdere il legame con il proprio patrimonio artigianale.

Foto: Berzane Nasser/ABACA/ipa-agency.net

Il front row conferma il ruolo culturale di Schiaparelli

Come spesso accade per Schiaparelli, la sfilata non si è limitata alla passerella. Anche la prima fila ha raccontato il ruolo sempre più centrale della Maison nel dialogo tra moda, cinema, musica e cultura contemporanea.
Ad assistere allo show erano presenti Bad Bunny, Emma Corrin, Michelle Yeoh, Vera Wang, Law Roach e Chiara Ferragni, personalità provenienti da mondi differenti ma accomunate da una visione estetica capace di superare i confini della moda.

Bad Bunny ha scelto un completo doppiopetto giallo burro impreziosito dagli iconici bottoni dorati Schiaparelli, confermando il rapporto ormai consolidato con Daniel Roseberry. Emma Corrin ha invece interpretato perfettamente lo spirito sperimentale della Maison con un blazer piumato dalle forme scultoree, mentre Michelle Yeoh ha optato per un’eleganza essenziale, completata dall’iconica Face Bag.
Più che una semplice sfilata, The Abyss si conferma così un appuntamento capace di attrarre personalità che condividono una stessa idea di creatività: libera, trasversale e profondamente contemporanea.

Dalla passerella al red carpet: Zendaya consacra The Abyss

La forza di una collezione couture si misura anche nella sua capacità di uscire dalla passerella e diventare immediatamente parte dell’immaginario contemporaneo. Poche ore dopo la sfilata, Zendaya ha scelto proprio uno dei look di The Abyss per la première londinese di The Odyssey. L’attrice ha indossato un abito composto da un bustier bianco scolpito sul corpo e da una lunga gonna impreziosita da una cascata di ricami sfumati, completando il look con gioielli Chopard e décolleté Christian Louboutin.
Una scelta che conferma quanto il lavoro di Roseberry riesca a coniugare sperimentazione e desiderabilità. Pur nascendo come esercizi di alta moda, le sue creazioni trovano una naturale collocazione anche sul red carpet, diventando strumenti di narrazione tanto quanto gli abiti di scena.

Nel caso di Zendaya, il dialogo tra moda e cinema è apparso ancora più evidente. Da anni l’attrice costruisce ogni apparizione pubblica attraverso il method dressing, scegliendo look capaci di amplificare l’immaginario dei film che promuove. L’estetica quasi mitologica di Schiaparelli ha così dialogato perfettamente con l’universo epico di The Odyssey, trasformando il red carpet in un’estensione naturale della passerella.

Foto: Lounis Tiar / Avalon/ipa-agency.net

Oltre la couture, una nuova idea di lusso

Con The Abyss, Daniel Roseberry firma una delle collezioni più mature della sua direzione creativa. Non cerca l’effetto spettacolare fine a sé stesso, ma propone una riflessione sul futuro dell’alta moda e sul ruolo che la couture può ancora avere in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia.
La sua visione resta profondamente artigianale, ma non teme di confrontarsi con materiali, estetiche e suggestioni che fino a pochi anni fa sembravano estranei a questo universo. È proprio questa capacità di tenere insieme tradizione e sperimentazione a rendere Schiaparelli una delle Maison più influenti del panorama contemporaneo.

Più che offrire risposte, The Abyss pone domande. Che cosa definiamo autentico? Dove finisce il corpo e dove comincia la sua rappresentazione? E quale spazio può ancora occupare l’alta moda in un presente in continua trasformazione?
Roseberry sembra suggerire che la couture non debba limitarsi a custodire il proprio passato, ma continuare a immaginare il futuro. Perché, quando riesce ancora a sorprendere, emozionare e far riflettere, l’alta moda dimostra di essere molto più di un esercizio di stile: diventa un linguaggio culturale capace di interpretare il proprio tempo.

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