Le banche ci devono restituire i soldi, ecco perché e quanto ci spetta

Non tutti lo sanno, le banche dovrebbero restituirci dei soldi, cosa che può farci comodo. Ecco perché e quanto ci spetta.

di Ilaria Macchi | 28 Novembre 2025
La banca deve restituisci soldi, anche se non tutti lo sanno - Luxurypretaporter.it

Ognuno di noi non può ormai fare a meno di usufruire dei servizi che ci vengono offerti dalle banche, sia per depositare sul proprio conto corrente stipendio, pensione o eventuali risparmi, sia per pagare le varie spese che siamo chiamati ad affrontare. È possibile ovviamente scegliere l’istituto di credito sulla base della proposta fatta, ma raramente tutto questo viene dato in modo gratuito (esistono dei conti che lo sono, ma spesso solo per un determinato periodo).

Il comportamento tenuto nel corso del tempo non è però così regolare come si potrebbe pensare, per questo potrebbe fare poi da spunto per ottenere dei soldi, cosa che non potrebbe che farci comodo. Tutto nasce sin dalla fase iniziale, in cui siamo chiamati a firmare l’informativa sulla privacy, composta spesso da diverse pagine, ma che raramente leggiamo integralmente, sia per il poco tempo che abbiamo sia perché non ci è così comprensibile. Essere informati a riguardo può essere proprio l’occasione per avere un indennizzo, anche se la maggior parte degli utenti ne sono all’oscuro.

Occhio a cosa fanno le banche con i clienti: un rimborso spetta di diritto

Il documento che sottoscriviamo sin dall’apertura del conto corrente con ogni banca è un modo per loro di entrare in possesso di informazioni per loro importanti, ma che forse noi vorremmo divulgare, almeno non tutte. Basta una semplice operazione, come un bonifico fatto o ricevuto, per conoscere indirizzo email, con chi lavori, dati di ogni pagamento o acquisto online fatto, spese relative a visite mediche e non solo, compresi eventuali vizi che si trasformano in una dipendenza. Paradossalmente, alcune di queste nozioni possono non essere conosciute dalle persone a noi più vicine, ma lo sanno le banche.

Non ci si limita però a questo, gli istituti di credito riescono a carpire cose anche da banche dati pubbliche e private, oltre che da alcuni siti web, dove diamo il consenso solo perché ci viene richiesto con l’accesso. Le banche si avvalgono però anche di strumenti di calcolo che elaborano questi dati per proporre soluzioni che, a loro dire, dovrebbero essere positive per i clienti, anche se finiscono per tempestare le persone di comunicazioni. Se si nota che il conto è andato in rosso si potrebbe così ricevere un’offerta per un prestito, ma anche soluzioni per i figli se ne abbiamo uno.

Massima cautela nei documenti che la banca ci fa firmare – Luxurypretaporter.it

Il problema può nascere quando si clicca su “Acconsento” nell’informativa, questo permette alla società con cui abbiamo aperto un conto di dare informazioni personali ad altre realtà con cui collaborano e di vario genere, compresi autonoleggi, compagnie di luce e gas, insomma ambiti svariati ma da cui vorremmo restare estranei.

Avere scampo sembra essere difficile, è l’Unione Europea stessa a dire che le banche possono usare i dati personali dei clienti, anche a loro insaputa, se c’è un “legittimo interesse(questo ovviamente secondo il loro giudizio). È possibile opporsi in ogni momento alla profilazione e alla cessione dei dati, mentre si deve scrivere direttamente alla banca se siamo contrari al loro sfruttamento del legittimo interesse, anche se solo per il soft spam. Per il resto, nulla vieta loro di mandare comunicazioni le ritengono consone.

Tutte le banche dovrebbero quindi restituirci qualcosa per quello che è da parte loro un vero sfruttamento, è però compito solo della Banca d’Italia stabilire la portata del fenomeno e valutare come sia corretto muoversi, in un’ottica di massima trasparenza.

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