
C’è qualcosa di profondamente umano nell’apertura della 82ª Mostra del Cinema di Venezia. Non solo perché è stato Paolo Sorrentino ad accendere i riflettori con il suo attesissimo La Grazia, ma perché ogni volta che il regista napoletano porta un film sullo schermo ci consegna uno specchio: non un racconto sugli altri, ma su di noi.
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Festival di Venezia 2025: La Grazia, un film che ci riguarda
Il protagonista è Mariano De Santis (Toni Servillo), Presidente della Repubblica negli ultimi mesi del suo mandato. Un uomo che ha vissuto per anni sotto i riflettori e che ora, nel silenzio dei giorni più lenti, si ritrova a fare i conti con sé stesso, con la solitudine e con il legame fragile e prezioso con la figlia (Anna Ferzetti).
Sorrentino non mostra la politica nei suoi rituali, ma l’uomo dietro le responsabilità: un padre che si sente vulnerabile, che si accorge di avere bisogno d’amore, che scopre quanto contino i rapporti più delle decisioni. Mariano deve affrontare scelte importanti – una legge sull’eutanasia, richieste di grazia delicate – ma i suoi veri dilemmi non stanno nei documenti: abitano nella sua vita privata, nelle relazioni da ricucire, nei nodi che fanno male.

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Alla fine, la domanda che il film ci lascia è semplice e universale: cosa resta di noi quando i ruoli finiscono? Non i titoli, ma i legami che abbiamo custodito, le parole che abbiamo avuto il coraggio di dire, i gesti che abbiamo saputo compiere.
La Grazia ci ricorda che la verità non vive nelle regole, ma negli affetti. Quante volte evitiamo un dialogo sincero con chi amiamo? Quante occasioni lasciamo andare perché pensiamo che ci sarà sempre tempo?
La grazia non è solo un atto ufficiale, è un atto umano: una carezza data dopo un silenzio troppo lungo, un perdono concesso, uno sguardo che restituisce fiducia. È quella forza fragile che, senza che ce ne accorgiamo, ci tiene vivi.
Festival di Venezia 2025 il red carpet della giornata di apertura e le attese
Come sempre, Venezia è anche una passerella di stile. Già dalla serata inaugurale, il red carpet ha mostrato un diktat chiaro: total black. Pochissimi i colori, pochissime le eccezioni, quasi tutti hanno scelto il nero come simbolo di eleganza sobria e magnetica.
E mentre gli ospiti già presenti hanno dato vita a una passerella compatta e rigorosa, cresce l’attesa per i grandi nomi che illumineranno i prossimi giorni: Julia Roberts, al suo debutto veneziano, e George Clooney, habitué amatissimo, pronti ad accendere i riflettori del Lido.

Festival di Venezia 2025 il red carpet: Cate Blanchett, eleganza sostenibile
Tra le presenze più ammirate, Cate Blanchett ha confermato di essere un’icona senza tempo. Ha scelto un Armani Privé in raso nero, già indossato ai SAG Awards nel 2022. Una decisione consapevole e coraggiosa: riciclare un abito in un contesto mediatico come Venezia significa trasformare il look in un manifesto di sostenibilità.
Lo scollo profondo incorniciato da dettagli geometrici, la fluidità del raso che catturava la luce, la perfezione delle linee hanno reso Blanchett una scultura vivente, capace di unire rigore e sensualità. Non un semplice vestito, ma un racconto di forza e grazia: la dimostrazione che la vera eleganza non insegue la novità, ma sa dare nuove vite a ciò che ha valore.
Festival di Venezia, tra cinema e vita
Venezia ci insegna che il cinema non è mai solo intrattenimento: è sguardo, domanda, risonanza. La Grazia ci invita a cercare dentro di noi quello che conta davvero, mentre il red carpet ci ricorda che anche nella moda c’è spazio per scelte consapevoli e narrative personali.
Forse è proprio questo che rende unica la Mostra: la capacità di unire il sogno e la realtà, lo splendore e la fragilità, la luce del cinema e le nostre vite di spettatori.
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