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Punti di vista: la moda artigianale di Gai Mattiolo

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Gai Mattiolo è uno degli stilisti di punta nel Made in Italy e ardente sostenitore dell’artigianalità

Definito “enfant prodige” della moda italiana, Gai Mattiolo è una delle eccellenze del fashion nel nostro Paese. Una passione innata, coltivata negli anni con impegno e dedizione che gli ha fatto avere un posto di rilievo nel panorama della moda internazionale. Fra i suoi traguardi più importanti, la giacca dal prezzo record con pietre preziose indossata da Naomi Campbell e il suo essere stato l’unico stilista a produrre abiti sacerdotali per il Pontefice. Luxury Pret-à-Porter ha avuto il piacere di intervistarlo.

Bisogna capire che in un abito si trova l’anima di chi lo disegna

Gai Mattiolo

Come è nata la sua passione per la moda, dato che non ha mai frequentato una scuola di sartoria o design?

L’amore per la moda è la mia vocazione sin dall’infanzia. Non avevo famigliari che lavoravano nella moda, è stata una passione innata. Da bambino mi rilassava disegnare, e da lì non mi sono più fermato.

Da cosa inizia il suo processo creativo, e cosa la ispira e la suggestiona maggiormente?

Mi ritengo un grande osservatore, mi piace guardarmi intorno. Posso partire da un prato, un fiore, un tramonto o un bel paesaggio e da lì mi viene in mente qualcosa. Non sempre quello che vedo e quello che immagino sono in relazione, ma la spinta ispiratrice parte così. Mi nasce in testa e non sulla carta.

Come vede il mondo della moda oggi? È cambiato rispetto a quando aveva esordito? 

Sicuramente il mondo della moda è cambiato! Tralasciando i mutamenti dovuti al Covid-19, la moda è da sempre in continua evoluzione, un po’ come la vita, e quindi ci si adegua a quello che è la realtà.

A proposito del Covid, il lockdown ha bloccato dei tuoi progetti?

Certo! Il Covid ha bloccato tutti nel mondo della moda. Da creativo, il lockdown non è stata una bella esperienza: ti svegli la mattina e ti chiedi se sia un sogno o la realtà, ti senti spaesato, non hai molta voglia di fare. Per me creare abiti è passione, è gioia, e la creatività non nasce se ci si trova in una situazione di pesantezza. In ogni caso, poi ci si abitua: è questa la grande forza della natura umana.

La sua moda è stata spesso definita “prêt a couture”: qual è il valore dell’artigianalità nei suoi lavori?

Io ritengo che noi italiani abbiamo un grande valore: saper cucire e confezionare con cura artigianale. Cerco sempre di produrre capi acquistabili da un pubblico più vasto possibile e non per una cerchia ristretta, ma sempre avvalendomi della manualità nostrana e del Made in Italy, una realtà che va salvaguardata e che spesso viene accantonata in favore di prezzi bassi e capi di poco valore. Bisogna capire che in un abito si trova l’anima di chi lo disegna, di chi lo cuce, di chi lo ricama: i vestiti prodotti in questo modo ci parlano. Altrimenti restano solo freddi oggetti che arrivano in una scatola.

Definisca la sua moda in tre aggettivi.

Sicuramente femminile, colorata e pensata.

Oggigiorno si parla molto di sostenibilità, infatti di recente è stato celebrato l’Earth Day. Il suo brand come si impegna in questo campo? 

Io sono molto favorevole a una produzione ecosostenibile: se mi è possibile, preferisco usare materiali sostenibili e/o prodotti secondo determinati standard ambientali. La cosa su cui però vorrei insistere è che la questione non va strumentalizzata: ormai è diventata quasi una moda, molti brand sfruttano l’argomento solo per fare marketing e spacciano per eco-friendly cose che in realtà non lo sono. Questo non va bene. Io stesso sono conscio del fatto che alcune creazioni non possono essere sostenibili, ma non ne faccio una tragedia e cerco di trovare un giusto equilibrio.

Dior consultava i tarocchi prima delle sfilate. Lei ha dei rituali portafortuna? 

Prima delle sfilate tengo sempre in mano un accendino di mia madre. Non so se sia scaramantico, ma mi piace pensare che così lei sia sempre con me.

 

Le sue vicende legali sono state un periodo di ombra, nonostante sia tutto finito per il verso giusto. Come ha fatto a rimettersi in gioco dopo anni di assenza? 

Mi sentivo come i protagonisti dei film: un giorno, all’improvviso, ci si trova a combattere contro i mulini a vento per qualcosa che non si ha commesso. Per fortuna sono stato giustamente assolto, ma sono stati otto anni duri, che hanno lasciato un segno. Io però ho reagito e non mi sono mai fermato: si può dire che il lavoro è stato il mio rifugio, e non ho mai appeso la matita al chiodo.

Ha dei progetti per il futuro?

Vorrei ampliare la mia seconda linea, “GM by Gai Mattiolo”. L’ho lanciata per affiancare alla prima linea una serie di capi da giorno, più portabili, ma sempre all’insegna del Made in Italy e della cura dei tessuti.

Lei ha vestito grandi personaggi della televisione italiana, in primis Amadeus ai Festival di Sanremo. Com’è lavorare in questa realtà?

Sicuramente vestire per la televisione richiede un’attenzione particolare: in base alla situazione, alcune volte produco capi ad hoc, altre volte adatto abiti delle mie collezioni. Sono molto fiero del fatto che siano sempre state le celebrities a cercarmi per curare il loro guardaroba e non viceversa. Amadeus è una bella persona, molto gentile ed educata: ad esempio, nel suo caso, per Sanremo, ci vuole una cura particolare perché bisogna tenere conto delle riprese e della distanza dagli spettatori.

Giulia Maiorana

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