Arte mediterranea

Istanbul tra Oriente e Occidente: a Lecce l’arte di Davide Cufaro Petroni

Dal Bosforo al Salento, Davide Cufaro Petroni porta a Lecce My Name is East, My Name is West, un viaggio a matita nell’identità di Istanbul tra Oriente e Occidente

di Naomi Lanciano | 22 Agosto 2026
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Dal Bosforo al cuore del Salento, passando per Roma. Dall’1 al 3 settembre la Fondazione Palmieri di Lecce ospita My Name is East, My Name is West, la personale di Davide Cufaro Petroni dedicata a Istanbul e alla sua identità sospesa tra Oriente e Occidente. Una città che nei secoli ha costruito proprio sull’incontro tra questi due mondi uno dei tratti più riconoscibili della propria cultura, trasformando la posizione sul Bosforo in qualcosa che va ben oltre la geografia.

È questa natura complessa e stratificata ad aver ispirato Cufaro Petroni, che a Istanbul ha vissuto per diversi anni e che oggi ne restituisce la propria visione attraverso una serie di disegni a matita in bianco e nero. Il chiaroscuro diventa così lo strumento con cui raccontare luoghi, architetture e memorie di una metropoli attraversata nei secoli da culture differenti. Dopo il successo delle precedenti presentazioni, tra cui quella a Palazzo Valentini a Roma, il progetto arriva a Lecce con un programma che affianca alle opere incontri, musica e protagonisti della cultura internazionale.

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Istanbul a matita, tra memoria e contemplazione

Il titolo stesso della mostra, My Name is East, My Name is West, racchiude la natura profondamente duplice della città turca. Istanbul non sceglie tra Oriente e Occidente perché la sua identità nasce precisamente dalla loro convivenza. Bisanzio, Costantinopoli e infine Istanbul: nomi diversi hanno attraversato una città che continua a custodire, nello stesso spazio urbano, tracce di mondi apparentemente lontani.

Nei lavori di Cufaro Petroni questa complessità viene affidata alla semplicità apparente della matita e del bianco e nero. Il chiaroscuro non è soltanto una tecnica, ma diventa un linguaggio capace di restituire profondità alla memoria. Il tratto minuzioso accompagna lo spettatore attraverso scorci, architetture e atmosfere che sembrano emergere lentamente dalla carta, trasformando l’osservazione in una passeggiata ideale attraverso l’antica Bisanzio.

Il viaggio proposto dall’artista è quindi contemplativo prima ancora che geografico. Oriente e Occidente non sono rappresentati come estremi inconciliabili, ma come forze che si sovrappongono continuamente. Il passato entra nel presente, le culture si contaminano e l’identità diventa il risultato di incontri successivi. È forse proprio questa capacità di raccontare la complessità senza cancellare le differenze a rendere il progetto particolarmente contemporaneo. In un momento storico in cui confini e appartenenze tornano spesso al centro del dibattito internazionale, Istanbul diventa il simbolo di un’altra possibilità: quella di un luogo in cui l’incontro non elimina le identità, ma le rende più stratificate.

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Foto: Ufficio stampa

Da Roma a Lecce, l’arte incontra il Mediterraneo

La mostra è ideata e curata da Spazio Art D’Or, Ente del Terzo Settore nato dalla visione della jewelry designer Marina Corazziari, del couturier Gian Piero Cozza e dell’architetto Guido Corazziari, con l’obiettivo di valorizzare l’eccellenza del Made in Italy attraverso progetti capaci di intrecciare arte, cultura e alta moda.
A ospitare l’esposizione sarà la Fondazione Palmieri, nel centro storico di Lecce, una cornice che rafforza il legame tra il progetto e il Mediterraneo. Per tre giorni il palazzo salentino diventerà idealmente una finestra sul Bosforo, mettendo in comunicazione due territori lontani geograficamente ma accomunati da secoli di attraversamenti, scambi e contaminazioni.

L’inaugurazione è prevista per martedì 1° settembre alle 18, mentre nei giorni successivi la mostra sarà visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 21. Al termine del vernissage, agli ospiti sarà offerto un vin d’honneur accompagnato dalle specialità pugliesi de Lu Furnu della Masseria Giammatteo, inserendo anche il gusto all’interno di un racconto costruito intorno all’identità mediterranea.

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Foto: Pinterest

Omar Sosa e il dialogo tra arte, musica e culture

La dimensione visiva sarà soltanto uno dei linguaggi attraverso cui verrà esplorato il tema dell’incontro tra culture. Tra gli ospiti più attesi figura infatti Omar Sosa, pianista cubano di fama internazionale e sette volte nominato ai Grammy, che nel corso della sua carriera si è esibito più volte anche a Istanbul.

Sosa prenderà parte insieme a Davide Cufaro Petroni al panel Contaminazioni del Mediterraneo Multiculturale, moderato dalla scrittrice Cristina de Vita. Il confronto allargherà lo sguardo dalla grafica alla musica e alla poesia, interrogandosi sulla possibilità che forme espressive differenti diventino strumenti di dialogo e veicoli di pace e convivenza tra i popoli del Mediterraneo. Durante l’appuntamento al pianista sarà inoltre conferito un premio alla carriera.

La presenza di Sosa appare particolarmente coerente con lo spirito dell’esposizione: la sua ricerca musicale, costruita attraverso l’incontro tra jazz, radici afro-cubane e suggestioni provenienti da culture differenti, porta sul piano sonoro quella stessa idea di contaminazione che Cufaro Petroni traduce attraverso il segno.

Foto: Ufficio Stampa

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Arte, moda e cultura nella Mediterranean Fashion Week

Intorno alla mostra si svilupperà inoltre un calendario di talk con personalità provenienti dal mondo accademico, culturale e istituzionale, tra cui Francesco Lenoci, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Isabelle Oztasciyan Bernardini D’Arnesano, la Principessa Fabrizia Dentice di Frasso, Cristina Caiulo, Rossella del Prete, Carla Palmieri, Rosita D’Amora, Angelo Lucarella, Elisabetta Indino, Giorgio Vincenzo Filieri e Gaetano Mastrolia.

My Name is East, My Name is West entrerà inoltre nel calendario ufficiale della Mediterranean Fashion Week, curata da Mad Mood Milano di Marianna Miceli. La manifestazione, che coinvolge oltre 300 designer provenienti da tutto il mondo, partirà proprio da Lecce il 1° settembre e proseguirà fino al 5 settembre a Vieste, dove saranno protagonisti anche i Gioielli del Mediterraneo firmati da Marina Corazziari.

Il collegamento con la moda amplia ulteriormente il significato dell’iniziativa. Arte, musica, design e couture non vengono presentati come universi separati, ma come linguaggi differenti attraverso cui raccontare un territorio culturale comune. Un approccio che restituisce al concetto di lusso una dimensione meno legata all’ostentazione e più vicina alla conoscenza, al tempo e alla capacità di creare connessioni.

Foto: Ufficio stampa

A Lecce, Istanbul diventa una soglia tra due mondi

La forza del progetto di Davide Cufaro Petroni risiede, in definitiva, proprio nella scelta di non offrire una risposta definitiva alla dicotomia tra Oriente e Occidente. Istanbul continua a essere entrambe le cose e, forse, qualcosa che nasce soltanto nel punto esatto in cui le due identità si incontrano.

Dal Bosforo al barocco leccese, My Name is East, My Name is West costruisce così un ponte ideale attraverso il Mediterraneo, ricordando come le città possano essere molto più dei luoghi che occupano sulle mappe. Possono diventare archivi di memoria, laboratori di contaminazione e spazi nei quali culture differenti imparano a riconoscersi. Per tre giorni Lecce accoglierà questa Istanbul disegnata a matita, fatta di ombre, architetture e ricordi. Una città sulla soglia di due mondi che, nello sguardo di Cufaro Petroni, non chiede di scegliere tra Est e Ovest, ma invita a scoprire ciò che può nascere nel loro incontro.

Foto: Ufficio stampa
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