Arte evolutiva

Antonio Barbieri, la materia della vita prende forma a Certaldo

A Palazzo Pretorio, diciotto opere inedite attraversano miliardi di anni di evoluzione per arrivare fino a creature ibride e a una scultura robotica capace di osservare ciò che la circonda

Foto: ufficio stampa - Antonio Barbieri_La MATERIA DELLA VITA_ Dendrogenesi_2026 ph di Daniele Molajoli

La storia comincia dall’albero della vita e termina davanti a una macchina che guarda, ascolta e reagisce. In mezzo ci sono dati biologici trasformati in sculture, creature che sembrano appartenere a specie ancora inesistenti e antiche sale attraversate da forme generate attraverso algoritmi. È questo il territorio esplorato da Antonio Barbieri con La materia della vita, personale curata da Davide Sarchioni a Palazzo Pretorio di Certaldo, aperta fino all’8 febbraio 2027.

Diciotto lavori inediti costruiscono un percorso che procede quasi per evoluzione interna. Il punto di partenza è scientifico: osservare le relazioni che hanno permesso alla vita di ramificarsi e differenziarsi nel corso di miliardi di anni. Poi qualcosa cambia. I dati diventano forme, le forme acquistano volume e, poco alla volta, ciò che conosciamo lascia spazio a ciò che potremmo soltanto immaginare.

Antonio Barbieri e una domanda sulla forma del vivente

Nella ricerca di Barbieri la scienza fornisce strumenti, strutture e informazioni, ma non pretende di offrire una risposta definitiva. L’artista guarda piuttosto ai processi che agiscono dietro ciò che vediamo: crescita, ramificazione, discendenza, differenziazione, adattamento. Fenomeni enormi e allo stesso tempo difficili da percepire a occhio nudo, perché spesso avvengono su scale temporali o dimensionali che sfuggono all’esperienza quotidiana.

Per renderli visibili utilizza scanner, sistemi di acquisizione dati, fotogrammetria, modellazione, algoritmi e stampa 3D. Sarebbe facile, davanti a strumenti simili, leggere il suo lavoro soltanto attraverso la categoria dell’arte digitale. Ma è proprio qui che la ricerca di Barbieri prende una direzione più interessante. La macchina non chiude il processo creativo: lo apre.

Barbieri costruisce o modifica alcuni degli strumenti di cui ha bisogno e scrive gli algoritmi utilizzati nella propria ricerca. Una volta ottenute le forme, torna però alla materia. Le opere vengono assemblate, modellate, modificate e dipinte a mano. Il dato attraversa dunque diversi passaggi prima di diventare oggetto: viene raccolto, elaborato, interpretato e infine sottoposto nuovamente al gesto umano.

È un procedimento nel quale precisione digitale e imprevedibilità fisica rimangono volutamente insieme. Una lettura contemporanea della téchne, intesa nel suo significato originario di sapere legato al fare.

Foto: ufficio stampa – Antonio Barbieri_CAPSA_LA MATERIA DELLA VITA_Camera dei forestieri_ _Ph_Daniele_Molajoli 2026

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Palazzo Pretorio entra nell’opera

La scelta di Palazzo Pretorio non funziona semplicemente come cornice. Barbieri ha pensato i lavori tenendo conto delle architetture, degli affreschi e dei segni lasciati dal tempo nell’edificio di Certaldo Alto.

Lo dichiara immediatamente Time Rift, il video che apre il percorso. L’artista ricostruisce digitalmente gli ambienti del Palazzo e li trasforma in uno spazio attraversato da frammenti e forme provenienti dalle opere esposte. Il visitatore incontra così una versione alterata del luogo nel quale si trova realmente.

È un cortocircuito interessante: un edificio che conserva tracce del passato viene duplicato attraverso strumenti contemporanei e utilizzato per introdurre una mostra proiettata verso possibili forme future della vita. Secoli di storia architettonica e velocità della simulazione digitale finiscono nello stesso campo visivo. Da qui prende avvio il nucleo scientifico del progetto.

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Dall’albero della vita alla scultura

La matrice scelta da Barbieri è l’albero filogenetico, la rappresentazione attraverso cui vengono ricostruite le relazioni evolutive e le discendenze fra organismi. La sua struttura ramificata racconta una storia iniziata miliardi di anni fa: da un’origine comune, il vivente si è separato, trasformato e moltiplicato fino alla biodiversità che conosciamo.

In Capsa, questa genealogia si sviluppa su un grande rotolo di carta. La sensazione è quella di trovarsi davanti a una mappa che potrebbe teoricamente continuare oltre i propri margini, perché ciò che rappresenta non è una successione chiusa, ma una rete di parentele.

Accanto a questa dimensione compare l’essere umano. I due Circulus nascono infatti dai dati dell’attività cerebrale dello stesso Barbieri. Il corpo dell’artista entra nel sistema non attraverso un autoritratto tradizionale, ma sotto forma di informazione biologica.

Con Matrice avviene un ulteriore passaggio. L’albero filogenetico abbandona la superficie e acquista volume in una grande scultura di ferro dipinto. Barbieri non cerca di riprodurre letteralmente il modello scientifico: lo utilizza come struttura iniziale e interviene su di esso, lasciando che l’interpretazione artistica modifichi il dato.

Lo stesso principio torna in Dendrogenesi, serie di piccole sculture colorate sviluppate a partire da dataset relativi a differenti gruppi del mondo animale. Elaborate algoritmicamente e tradotte in tre dimensioni, mostrano quanto una ramificazione possa diventare non soltanto qualcosa da rappresentare, ma un vero metodo per produrre nuove forme.

Foto: ufficio stampa – Antonio Barbieri_LA MATERIA DELLA VITA_Dendrogenesis_ph Daniele Molajoli_2026

Le Chimere di Antonio Barbieri: specie che non esistono ancora

A un certo punto la mostra smette di guardare soltanto all’evoluzione avvenuta e comincia a formulare ipotesi. È qui che compaiono le cinque grandi Chimere, forse il passaggio in cui il confine fra osservazione scientifica e immaginazione diventa più evidente. Barbieri combina scansioni ed elementi riconducibili a rettili, pesci, uccelli, mammiferi e insetti, costruendo organismi che non appartengono a nessuna classificazione esistente.

Hanno qualcosa di riconoscibile, ma la familiarità dura poco. Un dettaglio può suggerire una specie e quello successivo contraddirla. È proprio questa ambiguità a renderle convincenti: non sono semplicemente creature fantastiche, perché conservano frammenti di una biologia reale.

Le logiche con cui la natura differenzia le proprie forme vengono quindi prese come materiale progettuale. L’artista le osserva, le scompone e infine si concede la possibilità di continuare idealmente il processo, immaginando combinazioni che l’evoluzione non ha prodotto.

La fantascienza, a questo punto, non arriva come una rottura rispetto alla parte scientifica della mostra, ma ne sembra quasi una conseguenza.

Foto: ufficio stampa – Antonio Barbieri_La Materia delle Vita_ Chimere_ ph di Danele_Molajoli

Protogenìa robotica: quando è la macchina a osservare

Il punto d’arrivo è Protogenìa robotica, grande automa-scultura nel quale convivono caratteristiche organiche, architettoniche e meccaniche. Sensori, microcomputer, software e motori permettono all’opera di rilevare luce, suono e presenza nell’ambiente circostante. Gli stimoli provocano una risposta: le grandi forme floreali collocate alle estremità delle braccia si aprono e si chiudono, mentre i dati progressivamente raccolti intervengono sul comportamento della macchina.

È qui che La materia della vita cambia definitivamente prospettiva. All’inizio era l’essere umano a raccogliere informazioni e utilizzare la tecnologia per leggere processi naturali difficili da vedere. Davanti a Protogenìa robotica, invece, il soggetto dell’osservazione cambia: è la macchina a percepire ciò che accade intorno a sé e a modificare il proprio comportamento in relazione all’ambiente.

Non significa attribuirle vita nel senso biologico del termine. L’opera pone piuttosto una domanda sul confine che utilizziamo per separare ciò che reagisce da ciò che percepisce, ciò che viene programmato da ciò che sembra sviluppare una propria modalità di relazione con il contesto. Ed è forse qui che il titolo della mostra acquista la sua lettura più interessante. La materia della vita non coincide con una sostanza da individuare, ma con un processo continuo: organizzarsi, differenziarsi, reagire, trasformarsi.

Dall’albero filogenetico alle Chimere, dal cervello dell’artista alla scultura robotica, Barbieri segue questo movimento senza cercare di stabilire dove debba fermarsi. Parte da ciò che la vita è stata per arrivare, inevitabilmente, alla domanda più difficile: che cosa potrebbe diventare?

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La materia della vita: date, orari e informazioni

La materia della vita è curata da Davide Sarchioni e promossa dal Comune di Certaldo, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Regione Toscana. Organizzata e coordinata da Exponent in collaborazione con NM Contemporary – Monaco, rientra nel programma CertaldoArte26.

La mostra è visitabile a Palazzo Pretorio, Certaldo Alto (Firenze), fino all’8 febbraio 2027. Da settembre a ottobre è aperta dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 19; da novembre a febbraio dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 16.30. Il sabato e la domenica l’orario pomeridiano è dalle 14.30 alle 17.30. Martedì chiuso.

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