
A Palazzo Reale di Milano, le parole delle nuove generazioni diventano opere d’arte. Dal 17 ottobre al 1° novembre 2026, la Sala delle Cariatidi ospita Youth and Future, la mostra a ingresso gratuito nata dal progetto di Giovanni Caccamo che riunisce alcuni dei maggiori artisti contemporanei attorno a una domanda: quale futuro desiderano i giovani.

Youth and Future: dalle parole dei giovani alle opere d’arte
Tutto comincia nel 2021, quando il cantautore Giovanni Caccamo decide di rivolgere alle nuove generazioni due domande apparentemente semplici: «Cosa cambieresti della società in cui vivi e in che modo? » e «Qual è la tua parola di cambiamento? ».
Le risposte arrivano da migliaia di ragazze e ragazzi, coinvolti attraverso università, istituti di detenzione e centri d’accoglienza. Esperienze, provenienze e sensibilità differenti che raccontano desideri, preoccupazioni e idee su come immaginare una società diversa.
Da queste testimonianze nascono i volumi Manifesto del Cambiamento e Manifesto for Change, pubblicati da Treccani con una prefazione di Papa Francesco. Ma il progetto prende presto una direzione inattesa: quelle parole vengono affidate ad alcuni dei protagonisti dell’arte contemporanea, chiamati a interpretarle attraverso il proprio linguaggio creativo.
Il risultato è un percorso espositivo che mette a confronto generazioni e visioni differenti, lasciando alle opere il compito di dare una forma visiva ai pensieri dei giovani.

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Da Maurizio Cattelan ad Anish Kapoor, i protagonisti della mostra
La prima fase del progetto coinvolge dodici artisti italiani: Francesca Cataldi, Maurizio Cattelan, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Mimmo Jodice, Giulia Napoleone, Michelangelo Pistoletto, Fabrizio Plessi, Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro, Ferdinando Scianna e Guido Strazza.
A ciascuno viene affidato uno scritto selezionato tra quelli dei giovani partecipanti, inciso su carta cotone attraverso una storica pressa tipografica Albion del 1846. Un incontro tra tecniche tradizionali, pensiero contemporaneo e interpretazione artistica.
Nel 2025, grazie alla collaborazione con Associazione Arte Continua, il progetto amplia i propri confini coinvolgendo altri undici nomi della scena internazionale: Adel Abdessemed, Leandro Erlich, Antony Gormley, Eva Jospin, Anish Kapoor, Ahmed Mater, Moataz Nasr, Giuseppe Penone, Tobias Rehberger, Julian Schnabel e Kiki Smith.
Le opere di questa seconda fase avranno anche una destinazione concreta. Il ricavato della loro vendita contribuirà a finanziare iniziative di riforestazione attraverso i progetti Boschi del Cambiamento e Arte x la Riforestazione, mentre parte dei fondi sarà destinata a borse di studio per giovani in difficoltà.

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Un veliero nell’Atlantico e le fotografie di Jamie Hawkesworth
Uno dei capitoli più interessanti della mostra racconta The Ark of Change, la performance realizzata nel marzo 2026 che ha portato dieci giovani provenienti da diverse parti del mondo ad attraversare l’Oceano Atlantico, da Capo Verde a Paramaribo, a bordo di un antico veliero olandese.
La navigazione, durata diciotto giorni, ha ripercorso una delle rotte storiche della tratta degli schiavi. Durante il viaggio, i partecipanti hanno lavorato alla seconda versione internazionale del Manifesto, confrontandosi su memoria, identità e futuro.
A documentare l’esperienza è stato il fotografo britannico Jamie Hawkesworth, autore di una serie di immagini inedite presentate a Palazzo Reale. Con lui anche Luc Jacquet, regista premio Oscar, che ha seguito la traversata per un film prodotto da MASI Film e previsto per il 2027.
L’esperienza oceanica ritorna nelle opere realizzate appositamente per l’esposizione. Mimmo Paladino presenta un arazzo composto con alcune delle bandiere create per il Gran Pavese di ottanta metri issato sul veliero. Michelangelo Pistoletto propone invece un’opera specchiante che coinvolge direttamente lo spettatore, collocandone idealmente l’immagine tra le onde dell’Oceano. Particolarmente interessante anche l’intervento di Emilio Isgrò, che applica il proprio linguaggio della cancellatura ai due volumi Manifesto del Cambiamento e Manifesto for Change, trasformando le pagine in opere.

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Il Wall of Change: anche i visitatori possono lasciare una parola
Il percorso espositivo comprende anche Wall of Change, un’installazione digitale interattiva che permette al pubblico di partecipare al progetto. Attraverso il proprio smartphone, i visitatori possono condividere una parola legata alla propria idea di cambiamento. I contributi vengono visualizzati su una parete digitale, creando un archivio collettivo in continuo aggiornamento.
Accanto all’installazione trova spazio il reportage di Marco Anelli, dedicato all’Agorà del Cambiamento, la performance del 2022 che ha riunito quindici giovani nella Stanza della Segnatura dei Musei Vaticani, tra gli affreschi di Raffaello. La mostra ripercorre così le diverse tappe di un’iniziativa partita dall’Italia e arrivata, nel 2024, alle Nazioni Unite di New York, davanti a oltre cinquemila giovani provenienti da 142 Paesi.

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Youth and Future a Milano: arte, ambiente e nuove generazioni
La scelta della Sala delle Cariatidi, uno degli ambienti più riconoscibili di Palazzo Reale, offre una cornice significativa a un progetto costruito attorno alla partecipazione e alla responsabilità collettiva.
Promossa dal Comune di Milano – Cultura, la mostra è prodotta da Palazzo Reale e Youth and Future – Parola ai Giovani APS, in collaborazione con Associazione Arte Continua e Fondazione Sylva. Banca Ifis e Ifis Art partecipano come main partner, con il supporto di Pulsee Luce e Gas, Urban Vision e MAG.
In occasione dell’esposizione, Treccani pubblicherà anche Youth and Future – Parola ai Giovani, un volume antologico dedicato all’evoluzione del progetto dal 2021 a oggi. Il percorso si conclude idealmente fuori dalle sale museali, con gli interventi di riforestazione e il sostegno alla formazione. Le idee raccolte negli anni diventano così il punto di partenza per iniziative che coinvolgono territori e comunità. E la domanda iniziale di Caccamo rimane aperta anche per chi visita la mostra: quale parola sceglieremmo oggi per raccontare il cambiamento che vorremmo vedere?
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