
Dal 9 ottobre 2026, Palazzo Citterio a Milano dedica a Carlo Maria Mariani (1931-2021) la prima grande retrospettiva postuma, L’eternità della pittura. Curata da Eike Schmidt e Clayton Calvert, la mostra riunisce 70 opere provenienti da collezioni italiane e internazionali, raccontando un artista che ha attraversato il Novecento senza rinunciare al linguaggio della tradizione classica.
Carlo Maria Mariani, l’artista che ha fatto della pittura una filosofia
«Io non sono un pittore, io non sono l’artista, io sono l’opera». È una delle affermazioni più rappresentative di Carlo Maria Mariani, capace di sintetizzare il suo particolare rapporto con l’arte. Per lui dipingere significava interrogarsi sulla bellezza, sulla memoria e sul ruolo dell’artista, utilizzando immagini appartenenti a epoche diverse per affrontare questioni profondamente contemporanee. La retrospettiva milanese ripercorre la sua produzione dagli anni Quaranta fino al 2019, documentando un percorso che attraversa neoclassicismo, iperrealismo, astrattismo, arte concettuale e pittura metafisica.
Mariani considerava il passato una presenza viva, alla quale tornare per comprendere il presente. La sua pittura nasceva dallo studio della storia dell’arte, della letteratura e della filosofia, ma conservava una libertà espressiva che rende difficile collocarlo all’interno di una corrente precisa. Come osserva Clayton Calvert, l’artista amava definirsi «un artista concettuale che dipinge, non un pittore concettuale». Una distinzione importante, perché nella sua ricerca la tecnica pittorica non limitava il pensiero, ma diventava lo strumento attraverso cui svilupparlo.

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Dalla Roma dei grandi maestri alla formazione artistica
Nato a Roma nel 1931, Carlo Maria Mariani cresce in una famiglia profondamente legata alla cultura. Il padre, Anastasio Mariani, è romanziere e saggista teatrale, mentre la madre, Anita De Angelis, proviene da una famiglia di artisti. Fin da bambino frequenta luoghi che avranno un’influenza decisiva sulla sua formazione. Accompagnando il padre in Vaticano, ha la possibilità di osservare e disegnare direttamente dalle opere di Raffaello e Michelangelo. L’interesse per i maestri del passato si rafforza durante un viaggio adolescenziale a Venezia, dove scopre la pittura di Tintoretto e del Rinascimento veneziano. Poco dopo realizza Composizione (1949), opera che gli vale il Premio Giulio Carlo Argan.
Negli anni Sessanta, tuttavia, il suo linguaggio cambia. La pittura di Mariani comincia a riflettere le tensioni politiche e sociali del dopoguerra, introducendo simboli della modernità e atmosfere cariche di inquietudine. In L’era dei miracoli (1965), per esempio, un neonato urlante compare accanto a oggetti contemporanei, tra cui un megafono e mattoncini LEGO, mentre altri elementi rimandano alla propaganda e alla memoria del fascismo. L’opera restituisce le contraddizioni di una società in trasformazione, mostrando come Mariani fosse attento al proprio tempo anche quando sceglieva riferimenti visivi apparentemente lontani dalla contemporaneità.

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Il ritorno al Neoclassicismo e la nascita di un linguaggio personale
È durante gli anni Settanta che la sua pittura raggiunge una nuova maturità. Le figure umane acquistano una precisione quasi scultorea, mentre la composizione si arricchisce di riferimenti alla cultura classica. Mariani studia Goethe e Winckelmann, approfondisce il pensiero neoclassico e guarda ad artisti come Antonio Canova, Anton Raphael Mengs, Jacques-Louis David, Ingres e Angelica Kauffmann. La sua ricerca si sviluppa in un periodo in cui il panorama artistico internazionale è dominato da sperimentazioni concettuali, minimalismo e linguaggi d’avanguardia. La scelta di recuperare la pittura figurativa assume quindi un significato particolare.
Negli anni Ottanta il suo lavoro viene accostato alla Pittura Colta, insieme alle esperienze degli anacronisti e dei citazionisti, sebbene Mariani non si riconosca pienamente in queste definizioni. Nel 1984 partecipa alla Biennale di Venezia nella sezione Arte allo specchio, curata da Maurizio Calvesi, approfondendo il tema dell’arte che riflette su sé stessa. In questo periodo realizza alcune delle sue opere più conosciute, tra cui Constellation of Leo (1980-1981), dove allegoria, riferimenti storici e immaginazione personale convivono in una composizione complessa.

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New York e il confronto con la modernità
Il rapporto con gli Stati Uniti inizia nel 1981, quando Mariani presenta una mostra personale alla galleria Sperone Westwater Fischer di New York. Nel 1993 decide di trasferirsi nella metropoli americana insieme alla moglie Carol Lane Mariani. Continua a lavorare tra Manhattan, Bridgehampton e l’Italia, mantenendo studi anche a Roma e successivamente a Spoleto.
Il cambiamento geografico influenza profondamente la sua produzione. In Non Trasferibile (1993), l’artista affronta il tema dello spostamento e della possibilità di conservare la propria identità creativa in un ambiente differente. Le grandi teste di ispirazione classica, comparse alla fine degli anni Ottanta, diventano progressivamente uno dei motivi più riconoscibili della sua pittura. Dal 2001 iniziano ad apparire davanti allo skyline di New York, creando un contrasto visivo tra l’antichità e l’architettura contemporanea.
L’attentato dell’11 settembre 2001 segna un altro momento decisivo. Mariani si trova a New York e reagisce alla tragedia realizzando The Morning, opera attraversata dal senso di inquietudine che caratterizzerà parte della produzione successiva. Negli ultimi anni la sua ricerca diventa sempre più introspettiva. A Flight of Doves (2012-2016) raccoglie riferimenti storici e riflessioni critiche sul sistema dell’arte contemporanea, mentre gli ultimi dipinti tornano a confrontarsi con Raffaello, Leonardo da Vinci e Marcel Duchamp.

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Palazzo Citterio e il significato della retrospettiva
La scelta di Palazzo Citterio assume un valore particolare per un artista che ha dedicato la propria vita allo studio della tradizione pittorica. Secondo Angelo Crespi, direttore generale della Pinacoteca di Brera e Palazzo Citterio, dedicare a Mariani una grande antologica in un museo pubblico legato all’arte antica significa riaffermare la centralità della pittura anche nella contemporaneità.
Eike Schmidt sottolinea invece come il recupero del linguaggio neoclassico non debba essere interpretato come nostalgia, ma come la possibilità di affrontare questioni concettuali moderne attraverso una grammatica artistica antica. La mostra, realizzata in collaborazione con The Carlo Maria Mariani and Carol Lane Mariani Foundation di New York, permette di osservare questa continuità attraverso opere provenienti da importanti istituzioni e raccolte private, tra cui il MART, il Museo del Novecento di Milano e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Il progetto di allestimento è firmato da Francesco Librizzi Studio, mentre il catalogo è pubblicato da Moebius Edizioni. A cinque anni dalla scomparsa dell’artista, L’eternità della pittura restituisce così la complessità di un autore che ha scelto di interrogare il proprio presente attraverso i grandi maestri del passato. Una ricerca nella quale la bellezza diventa materia di riflessione e la storia dell’arte continua a offrire nuove possibilità di interpretazione.

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Informazioni sulla mostra
Carlo Maria Mariani. L’eternità della pittura è visitabile dal 9 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 al secondo piano di Palazzo Citterio, in via Brera 12 a Milano. La mostra è aperta dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.15, con ultimo ingresso alle 18.00. Il biglietto intero per Palazzo Citterio costa 12 euro, il ridotto 8 euro, mentre il biglietto Grande Brera, comprensivo della Pinacoteca e di Palazzo Citterio, costa 20 euro.














