Intervista

Suzy Amis Cameron, quando la moda è rivoluzione: l’intervista alla fondatrice di Inside Out

In questa intervista, Suzy Amis Cameron ci racconta come la moda possa superare il simbolismo per diventare uno strumento concreto di trasformazione. Dal red carpet come piattaforma di cambiamento al modello ROIII di Inside Out, fino al ruolo della narrazione, dell’educazione e della responsabilità collettiva, emerge una visione sistemica che lega bellezza, etica e rigenerazione del pianeta

di Redazione di LUXURY prêt à porter | 12 Febbraio 2026
Foto: Ufficio stampa

Avvolta in un morbido completo color ghiaccio, il cui tessuto lucido gioca gioiosamente con le luci della ribalta, Suzy Amis Cameron fa il suo ingresso sul red carpet con una naturalezza completamente imperturbata dagli schiamazzi dei fotografi e del pubblico in festa. A Parigi per accompagnare il marito James Cameron in occasione dell’anteprima della sua ultima impresa, Avatar: Fuoco e cenere, la passerella diventa per Suzy un modo per mettere in luce la moda sostenibile, trasformando il tappeto da rosso a verde: una mission che Amis Cameron ha fatto sua sin dalla fondazione di Inside Out LLC, abbreviato nell’acronimo “IO”. Eppure, la moda per Suzy non sembra dire Io, ma Noi: alla base della sua società, fondata nel 2025, c’è il sogno di una moda che parli la lingua della sostenibilità, che possa essere motore di una “rigenerazione sociale e ambientale”, come recita il manifesto dell’azienda. L’abbiamo incontrata.

Suzy Amis Cameron: quando la leadership parla al plurale

Figura di riferimento dell’ambientalismo contemporaneo, imprenditrice visionaria, madre e nonna, Suzy Amis Cameron attraversa il mondo con la stessa grazia determinata con cui sfila sul red carpet. La sua attenzione è rivolta a ciò che vive, cresce e va protetto: la Terra, intesa non come concetto astratto ma come organismo pulsante, fragile e potente. Nel suo ruolo di fondatrice e CEO di Inside Out LLC, guida una rete globale di operatori del cambiamento che agiscono al crocicchio tra moda, alimentazione, scienza, educazione, media e ricerca, dando forma a soluzioni capaci di inventare il presente, senza subirlo passivamente.

La sua visione si muove lungo un sentiero nuovo, lontano dagli slogan e vicino all’azione collettiva: progettare sistemi che mettano in equilibrio la vita con l’essere umano, restituendo spazio all’immaginazione, alla responsabilità e a un impatto pensato, misurabile, duraturo. Un progetto che dà forma a un umanesimo moderno: per Suzy, infatti, il cambiamento non è mai individuale né immediato, ma nasce da un “noi” condiviso, fatto di scelte consapevoli, cura della cultura e cultura della cura, con l’ambizione dichiarata di lasciare alle generazioni future un mondo non solo sostenibile, ma profondamente rigenerato.

Inside Out: la creatura di Suzy Amis Cameron, dalle origini a oggi

Alla base della visione di Suzy Amis Cameron c’è un principio solido e non negoziabile: l’impresa moderna può – e deve – diventare una forza attiva di cambiamento radicale, capace di proteggere e rigenerare la nostra “bellissima e selvaggia terra”. Una visione che supera ogni banale dualismo, che per troppo tempo ha visto contrapposti profitto economico e sostenibilità ambientale. Da questa convinzione nasce un progetto imprenditoriale che si articola in sei grandi aree interconnesse – scienza, moda, alimentazione, educazione, media e benessere – coordinate in un ecosistema unico. È qui che prende forma Inside Out LLC, fondata nel 2025 con l’ambizione dichiarata di incarnare il cambiamento che si desidera vedere nel mondo, trasformando visione e valori in azione concreta.

L’intervista a Suzy Amis Cameron: la moda come azione concreta

Hai definito il red carpet come “una piattaforma per il cambiamento”. Secondo te, la moda può davvero influenzare concretamente il comportamento delle persone o rischia di rimanere solo un messaggio simbolico?

Iniziative come Red Carpet Green Dress hanno contribuito ad avviare un dibattito, ponendo l’accento sulla moda sostenibile, ma il dialogo da solo non basta. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è un cambiamento sistemico in tutto il settore: dalla coltivazione delle fibre e dall’utilizzo delle sostanze chimiche, alle condizioni di lavoro e all’educazione dei consumatori. La moda può certamente influenzare il comportamento, ma solo se va oltre il simbolismo e si ancora alla trasparenza, alla responsabilità e a soluzioni concrete di cui le persone possono fidarsi e che possono adottare nella vita quotidiana. Questa è la transizione a cui stiamo lavorando con la divisione Fashion, Textiles & Home di Inside Out.

Inside Out è stata creata come holding che unisce scienza, moda, alimentazione, istruzione e benessere. Quanto è importante oggi affrontare la sostenibilità da una prospettiva sistemica, piuttosto che in settori separati?

Inside Out è nato dalla convinzione che non sia possibile risolvere una parte delle nostre sfide globali in modo isolato. Non si può pensare alla moda senza pensare a scienza, tossine, salute, sistemi alimentari, istruzione e cultura, perché questi aspetti sono tutti profondamente interconnessi. Invece di isolare la sostenibilità in compartimenti stagni, ci impegniamo ad affrontare le cause profonde in modo che moda, alimentazione, benessere, tecnologia e istruzione si informino e si rafforzino a vicenda come parte di una rete di soluzioni.

Foto: Ufficio stampa

Il vostro modello ROIII – Return on Impact, Integrity and Investment – va oltre il concetto tradizionale di ROI. Ritenete che il mercato sia davvero pronto a misurare il successo anche in termini etici e ambientali?

Sì! Ed è proprio per questo che abbiamo ripensato il ROI come Ritorno sull’Impatto, sull’Integrità e sull’Investimento . Inside Out non si limita a cercare il profitto; misuriamo il successo in base a quante vite vengono migliorate, a quanto danno ecologico viene ridotto e a quanto stiamo ripristinando i sistemi anziché sfruttarli. Non è più solo un obiettivo ambizioso. I marchi con cui collaboriamo e gli investitori con cui collaboriamo richiedono sempre più questi parametri. Le persone vogliono numeri che riflettano la salute nel mondo reale, la dignità umana e il benessere del pianeta, non solo un guadagno finanziario a breve termine. 

Suo marito è uno dei registi più influenti del nostro tempo, che ha portato sul grande schermo una potente narrazione ambientale con Avatar. Quanto può il linguaggio dell’intrattenimento accelerare il cambiamento rispetto alla politica o all’economia?

La narrazione ha il potere di plasmare la cultura innescando un dialogo autentico attraverso la visibilità. I film possono aprire i cuori, cambiare le mentalità e rendere tangibili sfide astratte per milioni di persone in un modo che la politica o i dati di mercato spesso non riescono a fare da soli. L’intrattenimento non sostituisce la politica o l’economia, ma prepara quei sistemi al cambiamento aiutando la società a interessarsi profondamente e a immaginare alternative.

Nella tua vita, imprenditorialità, difesa dell’ambiente e maternità coesistono. Che tipo di mondo ti senti responsabile di lasciare alle prossime generazioni?

Il mio ruolo di madre ha cambiato tutto. Ha reso l’ambiente personale, urgente e non negoziabile. Rifletto profondamente sul mondo che stiamo lasciando ai bambini, sulla loro salute, sul loro rapporto con la natura e sulle loro opportunità nella vita. Ecco perché il nostro lavoro non riguarda la “sostenibilità” incrementale, ma la rigenerazione: passare dall’estrazione al ripristino in ogni settore in cui operiamo per lasciare il mondo un posto migliore alle generazioni future che non incontreremo mai. 

L’industria della moda è una delle più impattanti al mondo. Secondo lei, qual è la prima scelta concreta che ogni consumatore può fare, a partire da domani, per ridurre il proprio impatto?

Uno dei cambiamenti più immediati e accessibili che i consumatori possono attuare è rallentare i consumi e chiedere maggiore trasparenza. Acquistare meno; investire in materiali di qualità e rigenerabili; riconsiderare ciò che si possiede già. Quando i consumatori modificano i propri valori, i marchi e le catene di fornitura seguono l’esempio.

Foto: Ufficio stampa

Parigi è ancora una delle capitali simbolo della moda mondiale. Quale messaggio vorresti inviare da qui al sistema moda internazionale di oggi?

Se Parigi rappresenta la storia della moda, direi che deve essere anche un faro per il suo futuro: un faro che lega bellezza e creatività alla produzione etica, alla dignità umana e alla rigenerazione ecologica. La moda deve evolversi da un ciclo di prodotti stagionali a una forza culturale che dura tutta la vita e onora le persone e il pianeta.

Guardando al futuro di Inside Out, quali progetti o aree ritieni più decisivi nei prossimi cinque anni per rendere l’industria realmente rigenerativa?

I prossimi cinque anni saranno dedicati all’innovazione sistemica su larga scala: si inizia con l’istruzione. Un’istruzione che promuova consumatori consapevoli, materiali rigenerativi, trasparenza e tracciabilità, e collaborazione intersettoriale. Vogliamo trasformare la moda da un’attività estrattiva a un’infrastruttura che affermi la vita, dove chimica, biologia, design e tecnologia siano al servizio della salute umana e planetaria.

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