Raffinatezza femminile

L’eleganza è donna: tendenze di moda dalle Fashion Weeks 2026

Le tendenze moda F/W 2026 esplorano un mix di tradizione e sperimentazione. Colombo Cashmere propone creazioni leggere che governano la gravità, mentre Eleventy celebra l’eleganza cosmopolita. Mario Valentino punta sul luxury minimalista, Calvin Klein sull’essenzialità edonistica, e Borsalino sulle audaci proposte sartoriali

di Franca D. Scotti | 2 Aprile 2026
Foto: Unsplash

Le Fashion Weeks  dettano  le tendenze: ruches, furs, cashmere prezioso, contrasti cromatici, grande ricerca sartoriale, equilibrio raffinato tra tradizione e sperimentazione.

Da Colombo Cashmere Gravity

Grande ricerca nel cashmere nella  collezione Colombo F/W 2026. Le creazioni  esplorano la leggerezza come risultato di controllo, non di assenza: il cashmere non sfida la gravità, la governa. Mantiene forma, presenza e direzione anche nella sospensione. La leggerezza diventa così espressione di una competenza tecnica precisa e costruita.

Foto: Ufficio stampa

Eleventy  per una donna cosmopolita

Un’idea di eleganza essenziale, che prende forma nella qualità delle materie e nella purezza delle linee. È dedicata a una donna viaggiatrice, guidata da curiosità, autenticità e da un profondo senso del dettaglio la collezione Eleventy.

Ogni capo diventa una tappa di un percorso personale, un frammento di esperienza vissuta con naturale raffinatezza: un vero e proprio diario di bordo, dove l’eleganza accompagna il cammino e ogni dettaglio si trasforma in un ricordo cucito nella materia. I materiali sono il cuore della collezione: lane pregiate, cashmere purissimi, sete comasche tra cady e georgette, alpaca e mohair leggeri e impalpabili. Il lurex appare come un riflesso sofisticato, mentre la maglieria diventa terreno di sperimentazione con filati mouliné, punti tridimensionali e paillettes applicate a mano.

La palette cromatica emerge con la delicatezza dei paesaggi invernali: giada scura e ametista sono i protagonisti, affiancati da nuance intense di moro e fondente, e da neutri naturali come burro, avorio, panna, sabbia e sasso, fino al nero più profondo.

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Il quiet luxury di Mario Valentino 

Essenzialità progettuale, identità affidata ai dettagli e assoluta centralità dei materiali. La proposta Mario Valentino coniuga linee pure e proporzioni misurate con accenti scenografici calibrati, accessori, finiture e contrasti cromatici studiati per amplificare il carattere di ogni modello senza mai eccedere. La ricerca materica rappresenta uno dei pilastri della stagione: nappe e camosci dal tatto vellutato, naplak luminosi, cocchi morbidi e tridimensionali, raso fluido e cavallino.

Una selezione che esalta profondità, texture e qualità percettiva. La palette cromatica si muove tra toni naturali e profondi: Betulla, Bruciato, Fondente, Prugna e Burgundy accanto a vibrazioni più decise come Lime e Teal Green, fino all’intramontabile nero, presenza imprescindibile e architrave della collezione.

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L’eleganza edonistica di  Calvin Klein

Il culto del corpo, la soddisfazione nell’accentuarne la perfezione e la ricerca ossessiva della bellezza: la collezione Calvin Klein per la F/W 26 intensifica il dialogo tra l’abito e il corpo.

“Questa stagione nasce da un’indagine sulla forte storia iconografica di Calvin Klein e da un’esplorazione rigorosa di forma, artigianalità e semplificazione significativa,” ha dichiarato Veronica Leoni, Direttore Creativo di Calvin Klein Collection. “Ho voluto rendere più essenziale la mia espressione di eleganza e stile, nello spirito di come il brand la definiva tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, con un’intimità e un’attenzione alla forma e al corpo tali da evocare un senso di empowerment e indulgence distintamente Calvin Klein.”

Il denim è protagonista attraverso un’interpretazione del denim d’archivio del 1976, il primo mai presentato sulla passerella Calvin Klein: un completo total denim indossato sotto cappotti sottili e l’originale logo manoscritto ricamato su una giacca aviator e su un trench a quadri.

Attraverso le diverse proposte, la silhouette è slanciata e lineare; la sartorialità slim e precisa, con sorprendenti aperture sulla schiena e dettagli senza maniche, crea tensione, mentre abiti intensamente lavorati presentano retro essenziali a contrasto che rivelano le strutture interne.

I colletti in shearling suggeriscono grandiosità prima di ampliarsi in un cappotto in shearling. Texture e colore definiscono uno scenario urbano fatto di neutri e tonalità attenuate, occasionalmente illuminato da accenti di tangerine o borgogna.

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Borsalino: tutto nasce dalla sartoria

Un private party in cui il gesto sartoriale diventa linguaggio contemporaneo e il savoir-faire si afferma come valore assoluto.

Nella collezione Borsalino tutto nasce dalla sartoria: tempo, misura e precisione si trasformano in racconto estetico, in un equilibrio raffinato tra tradizione e sperimentazione.

Simbolo della collezione è il metro da sarto, che diventa decorazione e segno grafico. Nastri in satin, georgette e gros-grain attraversano superfici e volumi, avvolgendo cupole e tese come fossero doni preziosi. Un richiamo all’idea di oggetto unico, pensato per occasioni speciali, in cui accessorio e stile diventano dichiarazione.

La donna Borsalino si muove con libertà nell’universo dell’Haute Couture. Le ispirazioni sono più audaci e teatrali: piume dal sapore rétro, crêpe georgette impalpabili, micro-strass e colori intensi — Purple Lipstick, Verde Cappero, Giallo Cedro — per un glamour fatto di luce, movimento e carattere.

Tra i protagonisti anche la pelle, trattata come materia viva e modellata con precisione sartoriale; e il colore che diventa strumento narrativo: modelli tricolor, contrasti tra interno ed esterno, dettagli in marocchino di pelle e gros-grain definiscono un’estetica decisa ma sofisticata.

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L’Arabesque: ispirazione ai  Ballets Russes di Picasso

Appoggiati alle immaginarie quinte cubiste, i moderni costumi dei Ballets Russes di Picasso, come oscuri danzatori, su un palco divenuto sguardo, appoggiano l’occhio su un mondo trasformato nel tempo, ma non più luminoso di allora.

I colori sembrano suggerire le brume fredde di luoghi lontani e degli anni in cui Picasso disegnava costumi variopinti in tempi grigi, tempi in cui la leggerezza degli abiti di scena e la musica sospendevano ogni tensione. Il colore soffice del rosa ammorbidisce e raccoglie sentimenti ed emozioni intorno a rose infinite, le marsine si trasformano coi colori della notte in giacche, diventando giocosi compagni di ballo.

Le gonne delle danzatrici, come chiedessero nuove scarpette, danzano con materiali come il neoprene che ne disegna i tratti bicolore, con il raso che si fa tela per la Rosa Meditativa di Dalì, e con l’organza nera che ne nasconde altre sotto volant inafferrabili. La camicia dal collo edoardiano, inondata di rouches, resta a ricordare la preziosità del lavoro, del tessuto e dei sentimenti.

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Venus in Furs per Romeo Gigli

Per l’Autunno/Inverno 2026–27, Romeo Gigli, sotto la direzione creativa di Alessandro De Benedetti, costruisce una collezione che vibra come un ritmo ipnotico: ossessivo, magnetico, quasi rituale. Un’energia che richiama la pulsazione dei The Velvet Underground, trasformandone l’intensità in architettura del corpo, in costruzione, in silhouette.

Qui non esiste pelliccia come ornamento. Esiste una pelliccia mentale. Venus in Furs introduce un Romeo Gigli sorprendentemente maschile: le spalle sono nette, i cappotti avvolgono come corazze leggere,  smoking  double si scompongono e si ricompongono in una grammatica di volumi geometrici. La sartorialità non è una memoria borghese, ma un gesto radicale, contemporaneo, tagliente.

Eppure, dentro questa struttura rigorosa, si insinua un’altra energia: le rouches in georgette di seta – nervose, instabili, moltiplicate fino all’eccesso – interrompono la linearità. Le linee marine si allungano in cappotti-divisa dall’attitudine teatrale. Il tailleur nascosto suggerisce che sotto ogni costruzione esiste una seconda identità, un’altra vita, un’altra possibilità.

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Tendenze Beauty 2026: la fine dell’estetica Clean e il ritorno alla definizione

Fracomina punta sul denim

Il denim Fracomina rappresenta il vero DNA del marchio: unconventional e riconoscibile, definito da applicazioni iconiche, lavaggi sofisticati e vestibilità studiate per valorizzare le diverse forme femminili. Emblema di questa visione è il celebre jeans gioiello, divenuto negli anni un trend setter internazionale e simbolo di uno stile trasversale.

In questo percorso si inserisce Bella – Italian Perfect Denim, nato nel 2020 dopo anni di ricerca. Grazie a modellistica avanzata e tele performanti, garantisce comfort, sostegno e proporzioni armoniose, puntando su una vestibilità perfetta e inclusiva.

La linea Denim Signature, espressione dei fit storici e continuativi del brand, introduce per la Fall Winter 2026–27 il nuovo barrel fit (balloon): una silhouette contemporanea caratterizzata da volumi arrotondati lungo la gamba che si restringono alla caviglia. Il modello è proposto in diverse tele e varianti – grey e black denim, denim fisso, versioni con spandex fino al bull spandex – per coniugare struttura, performance e comfort.

Accanto alla linea continuativa, la Collection Denim interpreta il denim in chiave più fashion e sartoriale. L’abito pencil con manica sbuffata reinterpreta il denim come tessuto da confezione, declinandosi in un pacchetto coordinato che comprende pantalone a zampa, cropped top e giacchino chalet, per un total look coerente e sofisticato.

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Gioie di primavera: 8 gioielli di tendenza per la stagione primaverile

Cavia Le Chant Des Formes

Le Chant Des Formes è una collezione invernale concepita come un canto visivo e materico, dove ogni capo diventa una composizione unica sospesa tra artigianalità, memoria e sperimentazione.

La stilista Martina Boero esplora la forma come linguaggio emotivo: linee irregolari, contrasti cromatici e texture vibranti costruiscono una narrazione fatta di gesti lenti, lavorazioni manuali e imperfezioni intenzionali. Nulla è seriale. Nulla è ripetibile.

Al cuore della collezione c’è la maglieria multicolore realizzata a mano, lavorata in mohair e filati caldi, capace di creare superfici morbide, tridimensionali, quasi pittoriche. Ogni punto porta un ritmo diverso; ogni variazione di colore diventa un accento emotivo.

Accanto alla maglieria, capi realizzati a partire da coperte riciclate si trasformano in nuove architetture tessili: pezzi che preservano la memoria del materiale e la traducono in un’identità contemporanea.

Foto: Ufficio stampa

Gioielli vintage: il ritorno dell’eleganza che illumina il tempo

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