
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026, la 61ª esposizione d’arte della Biennale di Venezia accoglie numerosi artisti di fama internazionale. In particolare, il Padiglione Nazionale della Sierra Leone ospita Ciclica, l’installazione site-specific di Jacopo Di Cera a cura di Roberta Pedrazzi, che affronta la crisi climatica con un dialogo potente tra arte, tecnologia e performance. Situata all’interno della 61ª Biennale di Venezia, questa opera multimediale racconta il cambiamento climatico come un ciclo continuo di nascita, vita e morte, mettendo al centro il rapporto tra uomo e natura. In un percorso che unisce performance e arte digitale, Di Cera crea una narrazione visiva che invita il pubblico a riflettere sulla sostenibilità e la rigenerazione.
L’installazione “Ciclica”: un racconto visivo sulla crisi climatica
Jacopo Di Cera, noto per il suo approccio zen e il gioco di ombre, ha concepito Ciclica come un’installazione immersiva che, attraverso 36 schermi upcycled, esplora il ciclo di vita della Terra. La performance, che vede la danzatrice Lidia Carew come protagonista, si svolge su un piano visivo che attraversa la crisi climatica e le sue conseguenze. Il lavoro si articola in tre sezioni: nascita, vita e morte di Gea e la sua struttura circolare rappresenta un ciclo che non si conclude mai, invitando gli spettatori a riflettere sul futuro della nostra ecologia.

Jacopo Di Cera e la sua visione innovativa: arte, ambiente e responsabilità condivisa
L’elemento centrale di Ciclica è l’uso di schermi upcycled, che non solo rappresentano un contenuto visivo, ma anche un simbolo di rigenerazione e riuso, concetti cruciali per il cambiamento ecologico. Di Cera gioca con la frattura tra ordine naturale e intervento umano, creando una tensione visiva che rappresenta la lotta tra la bellezza naturale della Terra e l’impatto dell’uomo. La scelta di utilizzare dispositivi tecnologici riciclati rafforza il messaggio ecologico dell’opera, dove l’arte diventa il mezzo per sensibilizzare su temi urgenti.

Lidia Carew come Gea: la performance che trasforma la crisi climatica in un racconto corporeo
La figura di Gea, interpretata dalla danzatrice Lidia Carew, è al centro di un movimento che inizia armonico e si trasforma man mano che gli schermi trasmettono immagini della crisi climatica. Ogni movimento e ogni immagine sulla superficie degli schermi sono intervallati da glitch visivi, simboli di interferenze e distorsioni che alterano la naturalezza del ciclo vitale della Terra. Il movimento della performer è accompagnato dalla musica originale di MKDB, che accentua la dimensione immersiva e sensoriale dell’opera, creando una connessione tra corpo e informazione.

La Biennale di Venezia: il luogo ideale per la riflessione sul cambiamento ecologico
La 61ª Biennale di Venezia rappresenta il contesto ideale per Ciclica, un’opera che fonde tradizione e innovazione, locale e globale. Il Padiglione Nazionale della Sierra Leone diventa così un luogo di incontro tra arte e ambiente, dove l’opera di Di Cera si inserisce in un dialogo con il patrimonio culturale e naturale del paese. L’artista vuole invitare il pubblico a riflettere non solo sulla crisi climatica, ma anche sul potenziale di rinascita che nasce dalla consapevolezza collettiva e dall’azione condivisa.

Ciclica: un messaggio di speranza e consapevolezza
Pur trattando un tema così critico e urgente, Ciclica non è solo un grido d’allarme, ma anche un messaggio di speranza rivolto a tutta la collettività. La ciclicità dell’opera suggerisce che, anche nella dissoluzione, vi è un potenziale di rigenerazione. La visione artistica di Di Cera non si limita a denunciare, ma propone un futuro possibile, dove l’uomo, attraverso l’arte e la consapevolezza, può lavorare per ripristinare un equilibrio naturale. Il progetto è un invito a pensare a come possiamo interagire con il nostro ambiente in modo più sostenibile e responsabile.

L’installazione “Ciclica”: l’arte che racconta la crisi climatica attraverso schermi upcycled
“Ciclica” di Jacopo Di Cera è un’opera che trascende il concetto di arte come semplice rappresentazione, diventando un’esperienza immersiva che sollecita la riflessione critica e la consapevolezza sul nostro ruolo nel cambiamento climatico. Unendo danza, tecnologia e arte visiva, l’installazione offre una narrazione potente e simbolica che invita alla rigenerazione e alla riflessione sul futuro del nostro pianeta.

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