Qualità italiana

Italia Refinement: l’eleganza di un racconto autentico

Andrea Di Laura, fondatore di Italia Refinement, guida un laboratorio creativo che trasforma il Made in Italy in narrazione autentica, dove persone, storie e bellezza diventano la nuova forma di lusso

di Redazione di Luxury Prêt à Porter | 24 Settembre 2025

C’è chi vede nel Made in Italy un’etichetta da esibire e chi, invece, lo interpreta come un linguaggio da custodire e rinnovare. Italia Refinement appartiene a questa seconda categoria: un progetto nato come intuizione personale e cresciuto fino a diventare una comunità creativa che intreccia estetica, cultura e identità. Nel cuore di questo percorso c’è Andrea Di Laura, fondatore e anima visionaria, che con il suo team ha trasformato una passione in una piattaforma di storytelling capace di dare luce tanto ai grandi brand quanto alle realtà più di nicchia.

Lo abbiamo incontrato per scoprire come è nato il progetto, quali prospettive lo attendono e in che modo Italia Refinement riesca a raccontare il bello italiano con un approccio unico: autentico, contemporaneo e profondamente radicato nelle persone che danno vita all’eccellenza.

Qual è stata la scintilla che ha dato vita a Italia Refinement e cosa distingue il vostro approccio al lifestyle italiano?

Italia Refinement in tutta onestà nasce un po’ per caso e un po’ per una passione che avevo dentro: quella per tutto ciò che è estetico ed ha una bella storia da raccontare. All’inizio facevo il freelance come social media manager e avevo questa pagina lifestyle generica, niente di verticale. Ad un certo punto però, galeotto un libro che stavo leggendo in quel periodo e ancora oggi rimane uno dei miei preferiti, Strategia Oceano Blu di Mauborgne e Kim, mi dico: ‘Perché non concentrarmi solo sul Made in Italy?’ Da quel momento è cambiato tutto. Oggi quello che cerchiamo di fare è semplice: offrire alla nostra community contenuti di valore, coerenti con tutti quelli che sono gli aspetti più affascinanti del savoir faire italiano, in modo che chi ci segue si appassioni davvero, diventi curioso, voglia saperne di più.

Italia Refinement è un laboratorio creativo dedicato alla bellezza e all’identità italiana: cosa significa per voi raccontare il Made in Italy oggi?

Per noi significa esplorare tutte le sfumature di cui il Made in Italy è connotato. Dal fashion all’hospitality, dalla gastronomia al design, fino alle più alte espressioni di artigianato. Ma non ci fermiamo al prodotto: vogliamo fare storytelling di qualità ed educare al bello chi ci segue.

Quello che ci sta più a cuore è dare luce alle persone dietro queste eccellenze, al tessuto umano che le crea. Un po’ come il fenomeno del Mecenatismo al tempo dei Medici – ovviamente con le dovute proporzioni!  Ci piace scovare anche realtà di nicchia, magari meno conosciute ma che offrono una qualità nell’output finale di livello assoluto. Sono queste storie nascoste che spesso ci emozionano di più e che meritano di essere raccontate.

Come hai costruito il team di Italia Refinement e quali competenze lo rendono unico?

In 4 anni siamo cresciuti da un progetto individuale a un team di 8 persone. Una trasformazione che a ripensarci oggi mi riempie di orgoglio ed emozione. Stiamo costruendo un ecosistema di competenze complementari dove ogni figura porta expertise specifiche e una visione condivisa della qualità.

Il nostro approccio punta su ruoli ben definiti: Alessio gestisce gli aspetti legali e finanziari con precisione e minuziosità; Andrea e Carlo, in ambito sales, non si limitano a vendere o fare outreach, ma creano relazioni autentiche con brand e partner, condividendo con trasparenza i nostri valori. Andrea – sì, è un nome ricorrente nel nostro team! – cura la struttura organizzativa con visione strategica e l’obiettivo di tenerci sempre un passo avanti. Matilde, la nostra SMM, ha quella sensibilità estetica e comunicativa che sa tradurre la bellezza in contenuti coinvolgenti, sia per noi che per i partner con cui collaboriamo. Manuel porta una estro visivo che eleva ogni progetto visuale, mentre Matteo e Andrea garantiscono che la parte IT sia sempre al servizio della creatività, mai un limite.

Quello che unisce tutti è l’adesione ad un progetto condiviso e la capacità di lavorare come un’orchestra: ognuno suona la sua parte, ma il risultato finale è sempre d’insieme.

Da dove nasce l’ispirazione quando raccontate i brand e quali eccellenze italiane vi stimolano di più?

L’ispirazione nasce da un viaggio di scoperta all’interno del brand: esploriamo la sua storia, i valori che lo definiscono, le unicità che lo rendono speciale. Da questa ricerca emerge il filone narrativo più autentico, quello che permette di creare un equilibrio perfetto tra visual e storytelling, amplificando al massimo l’essenza del marchio. Ma quello che davvero ci stimola non sono tanto i brand in sé, quanto le persone che li hanno creati e alimentati. Accanto ai grandi maestri del calibro di Giorgio Armani e Remo Ruffini, io guardo molto a figure come Alessandro Squarzi di Fortela e Silvio Campara di Golden Goose. Mi affascina la loro capacità di coniugare ossessione per l’eccellenza e profondità emotiva, di trasformare una visione in qualcosa di concreto e riconoscibile. Il modo in cui riescono a dare un’anima ad ogni particolare è quello che cerchiamo di catturare e trasmettere nei nostri progetti.

Come riuscite a mantenere coerenza e unicità nei vostri progetti tra storytelling, design e contenuti digitali?

Il segreto sta nel partire sempre dall’essenza distintiva di ogni brand. Prima di tutto ascoltiamo, studiamo, comprendiamo le peculiarità che rendono quel marchio irripetibile. Da lì sviluppiamo tutto l’ecosistema creativo, dal visual al copy, dalla strategia ai contenuti. Ma non ci limitiamo a essere fedeli interpreti: aggiungiamo sempre la nostra visione, cerchiamo angoli inediti, prospettive che possano sorprendere. Il nostro obiettivo è stimolare la curiosità rivelando lati nascosti, raccontando aspetti che ancora nessuno ha saputo cogliere. È questo equilibrio tra rispetto dell’identità del brand e originalità nell’osservare che ci permette di creare progetti coerenti ma mai ripetitivi. Ogni volta è una nuova sfida creativa, e solo puntando su questo valore aggiunto possiamo mantenere credibilità e rilevanza.

Quali sono per voi i principali errori dei brand italiani nella comunicazione del proprio valore?

Più che di veri errori, parlerei di inefficienze sistemiche che abbiamo osservato incontrando diverse realtà del Made in Italy. Il primo limite è la mancanza di visione strategica a lungo termine: molti brand ragionano ancora su orizzonti temporali troppo ristretti. C’è poi una certa diffidenza, ancora, verso i canali digitali – li vedono come necessari, ma non li integrano davvero nella loro strategia di comunicazione. Quello che notiamo spesso è anche una scarsa propensione al rischio e investimenti insufficienti nella produzione di contenuti di qualità. Paradossalmente, quando decidono di delegare, spesso scelgono partner non all’altezza della qualità che rappresentano. La verità è che il valore intrinseco nel Made in Italy d’eccellenza c’è eccome, ed è straordinario. Ma serve maggiore progettualità e competenza specifica. Chi investe nel lungo termine con la giusta strategia, poi raccoglie frutti importanti.

Che ruolo ha l’identità locale nei vostri progetti di valorizzazione culturale e visiva?

Per noi l’identità locale non è solo estetica, ma l’anima di ogni progetto che supportiamo. Raccontiamo il Made in Italy – dalla moda all’enogastronomia, dall’hospitality al design – come un ecosistema dove ogni prodotto porta con sé una storia, le proprie radici, un significato profondo. Il nostro approccio parte sempre dalle origini: ogni marchio, designer o artigiano ha una storia che affonda nel proprio genius loci e nelle tradizioni. Valorizziamo la bellezza dell’hand made e dei rituali creativi, elementi che permeano tutto il nostro lavoro, dai contenuti alla direzione visiva.

Il nostro obiettivo è creare esperienze che trasmettano quel senso di appartenenza unico del Made in Italy, dove lusso significa autenticità e ogni progetto diventa un ponte tra tradizione e contemporaneità.

Su quali nuovi progetti o sfide vi concentrerete nei prossimi mesi?

Senza spoilerare troppo, posso dirti che stiamo vivendo una fase di crescita molto stimolante. Il nostro focus è su tre direttrici: elevare la qualità dei nostri processi creativi, investire in strumenti sempre più performanti e soprattutto valorizzare il team di talenti che sta contribuendo al successo del progetto.

Sul fronte delle collaborazioni, stiamo concludendo le trattative con uno dei più grandi player della moda italiana. Un brand che rappresenta perfettamente i valori che raccontiamo.

Il progetto includerà anche un’intervista esclusiva con il CEO per il nostro podcast, che sarà un momento davvero speciale. Non vedo l’ora di condividere tutti i dettagli con la nostra community! Spero di poter annunciare ufficialmente questa partnership molto presto sui nostri canali.

Sfoglia il numero undici di Luxury Prêt-à-Porter Magazine cartaceo, con l’intervista ad Andrea Di Laura, founder di Italia Refinement

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