
Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere reinventati, ma soltanto ascoltati. Nella campagna di Scicli, dove la pietra chiara incontra ulivi, fichi d’India e il blu del Mediterraneo all’orizzonte, un’antica azienda agricola dell’Ottocento torna a vivere sotto un nuovo nome: Dimora Camille. Più che un semplice design hotel, è un progetto di ospitalità costruito intorno alla memoria del territorio. Un rifugio nel quale il lusso non coincide con l’ostentazione, ma con il tempo, il silenzio, la materia e la capacità di preservare ciò che esisteva prima.
La proprietà si trova in Contrada Spinazza, a pochi chilometri dal centro storico di Scicli e non lontano dal mare di Donnalucata, Marina di Ragusa e Sampieri. Un paesaggio che appartiene alla Sicilia sud-orientale più autentica, tra campagne segnate dai muri a secco e le architetture barocche del Val di Noto.
Una masseria dell’Ottocento torna a vivere
La storia di Dimora Camille comincia molto prima della sua apertura. La struttura nasce infatti da un’antica azienda agricola costruita a partire dalla metà dell’Ottocento e rimasta per decenni in stato di abbandono. Quando Sammi Coubeche e Gennaro Toscano scoprono la proprietà, trovano un’architettura profondamente segnata dal tempo: tetti scomparsi, pareti compromesse e una natura che aveva lentamente riconquistato gli spazi. Eppure è proprio in quelle imperfezioni che riconoscono qualcosa da preservare.
Il recupero viene affidato alla sensibilità dell’architetta Viviana Haddad, profonda conoscitrice della Sicilia e del suo linguaggio architettonico. Ne nasce un lungo progetto conservativo nel quale la domanda non è tanto cosa aggiungere, quanto cosa lasciare intatto. Pietra, vecchie strutture agricole e tracce della vita rurale diventano così il punto di partenza di una nuova identità.

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Dimora Camille, il design nasce dalla materia
All’interno, passato e contemporaneità convivono senza cercare contrasti spettacolari. La pietra locale mantiene la propria irregolarità accanto a superfici più essenziali; ceramiche, legni, metalli e tessuti naturali costruiscono ambienti volutamente tattili. Gran parte del progetto nasce inoltre dal confronto con artigiani e maestranze siciliane, trasformando il restauro in una ricerca sul sapere manuale del territorio.
È un approccio quasi sartoriale al design: arredi, armadiature, letti, bagni e dettagli vengono pensati in relazione agli spazi invece di essere semplicemente inseriti al loro interno. La pietra diventa il vero filo conduttore. Cambia insieme alla luce della giornata e attraversa pavimenti, pareti e spazi esterni, creando una continuità visiva tra architettura e paesaggio. Qui il design non cerca di dominare la Sicilia. Cerca di appartenerle.
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Dimora Camille accoglie gli ospiti attraverso tre camere, una suite e quattro appartamenti, differenti per configurazione ma accomunati dallo stesso rapporto con il paesaggio. Le camere al piano terra si aprono verso piccoli spazi privati affacciati sul giardino, mentre la Camera Canne rilegge alcuni elementi della tradizione siciliana attraverso un linguaggio contemporaneo. Al primo piano, la Suite privilegia invece una dimensione più appartata e il dialogo con ciò che la circonda.
Non c’è l’impressione di entrare in camere costruite secondo uno standard alberghiero replicabile altrove. Ogni spazio sembra piuttosto cercare una propria relazione con l’edificio originario. Ed è proprio questa imperfezione controllata a costruire parte del fascino della dimora.

Il giardino mediterraneo diventa parte dell’esperienza
Fuori, l’architettura lascia progressivamente spazio alla natura. Un giardino mediterraneo attraversa la proprietà tra agrumeto, orti, frutteto, piante aromatiche, rocce e specie succulente. Non è semplicemente il verde che circonda l’hotel: diventa una componente dell’esperienza, con percorsi e angoli pensati per leggere, fermarsi o semplicemente osservare il paesaggio.
Agavi, ulivi, fichi d’India e alberi da frutto restituiscono quella vegetazione irregolare che appartiene naturalmente alla campagna iblea. Il risultato è un lusso quasi silenzioso, nel quale il privilegio diventa avere spazio intorno a sé.
Una spa nascosta dentro un’antica cisterna
È però nell’area wellness che il rapporto tra passato e presente raggiunge una delle sue espressioni più suggestive. La proprietà comprende una piscina a sfioro con solarium, palestra, hammam e spa, ma uno degli ambienti più particolari è nascosto nella roccia: l’antica cisterna utilizzata un tempo per l’irrigazione è stata recuperata e trasformata in una sala dedicata ai massaggi. L’hammam introduce invece un’altra suggestione mediterranea attraverso le zellige marocchine.
Non è un dettaglio puramente scenografico. Racconta la filosofia dell’intero progetto: trasformare senza cancellare. Ciò che un tempo serviva alla terra diventa oggi uno spazio dedicato al benessere, mantenendo visibile la propria origine.

Il nuovo lusso siciliano parla sottovoce
Dimora Camille appartiene a una nuova generazione di indirizzi che sta modificando il modo di raccontare l’ospitalità in Sicilia. Non grandi strutture isolate dal territorio, ma luoghi più intimi nei quali architettura, artigianato e paesaggio diventano parte della stessa esperienza. Qui il valore non è determinato soltanto da ciò che viene aggiunto, ma soprattutto da ciò che si sceglie di conservare.
È forse questa la forma di lusso più interessante oggi: poter rallentare all’interno di un luogo che non sembra progettato per stupire immediatamente, ma per essere scoperto gradualmente. Nella campagna di Scicli, una rovina dell’Ottocento è diventata così qualcosa di nuovo senza smettere di appartenere al proprio passato. Perché il vero lusso, qualche volta, non consiste nel costruire qualcosa di straordinario. Ma nel riconoscere ciò che lo era già.













