
Dai rave londinesi al legame con Demna, dalle collaborazioni con Nike e Supreme alla nomina che segna una svolta nella storia della maison. Dopo l’addio di Pierpaolo Piccioli, Balenciaga sceglie una designer fuori dagli schemi. Ma perché proprio lei?
C’è una donna che ha costruito la propria carriera lontano dai codici tradizionali dell’Haute Couture, trasformando le sottoculture londinesi in uno dei linguaggi più influenti della moda contemporanea. Il suo nome è Martine Rose e, dal 16 novembre 2026, sarà la nuova direttrice creativa di Balenciaga.
La nomina, annunciata il 6 novembre, arriva appena ventiquattro ore dopo l’uscita di Pierpaolo Piccioli, il cui percorso alla maison si è interrotto dopo sedici mesi. Una decisione che segna anche un primato: Rose è la prima donna a ricoprire la direzione creativa della maison dalla sua fondazione, nel 1917.
Ma dietro questa scelta c’è molto più di un cambio di nome. C’è una designer che ha contribuito alla rivoluzione di Demna, che ha trasformato sneakers e abbigliamento quotidiano in oggetti di culto e che ora si prepara a confrontarsi con l’eredità di Cristóbal Balenciaga.
Chi è Martine Rose? La donna che ha conquistato Balenciaga partendo dall’underground
Nata nel 1980 a Croydon, nel sud di Londra, da una famiglia di origini giamaicane, Martine Rose cresce in un ambiente multiculturale in cui musica, moda e identità si intrecciano continuamente. Il suo immaginario prende forma lontano dalle grandi maison parigine, tra club, rave, cultura calcistica e abbigliamento delle comunità londinesi.
Nel 2007 fonda il marchio che porta il suo nome, inizialmente dedicato alla camiceria maschile. Da quel momento sviluppa un’estetica immediatamente riconoscibile, costruita attraverso proporzioni alterate, capi apparentemente ordinari e una continua reinterpretazione dei codici del menswear.
Giacche dalle spalle accentuate, pantaloni dalle forme insolite, camicie destrutturate e sportswear diventano strumenti per raccontare personaggi e appartenenze culturali.
Rose non cerca di rendere il guardaroba quotidiano più elegante. Cerca di cambiare il modo in cui lo osserviamo.
Altro che Haute Couture: tutto è cominciato nei rave londinesi
Per comprendere il suo lavoro bisogna guardare alla Londra degli anni Novanta, alle sottoculture musicali e ai luoghi in cui l’abbigliamento diventa un linguaggio collettivo.
Rose recupera questi riferimenti senza trasformarli in semplici citazioni nostalgiche. Li rielabora attraverso il taglio, le proporzioni e la costruzione dei capi, portando sulle passerelle una rappresentazione della mascolinità meno convenzionale.
È proprio questa capacità di trasformare la cultura popolare in ricerca stilistica ad averla resa una figura di riferimento del menswear contemporaneo.
Martine Rose e Demna: il passato a Balenciaga che pochi conoscono
La nomina potrebbe sembrare una scelta improvvisa. In realtà, Martine Rose conosce già molto bene Balenciaga.
Tra il 2015 e il 2018 ha lavorato come consulente per il menswear della maison durante la direzione creativa di Demna, partecipando a una fase decisiva nella trasformazione del marchio.
Sono gli anni in cui Balenciaga comincia a ridefinire il rapporto tra lusso e abbigliamento quotidiano. Le proporzioni diventano estreme, le felpe oversize entrano stabilmente nel guardaroba della maison e lo streetwear acquisisce una nuova dimensione culturale e commerciale.
Rose condivide con Demna l’interesse per ciò che accade fuori dalle passerelle e la capacità di trasformare capi comuni in oggetti di ricerca.
La sua nomina, quindi, non rappresenta soltanto l’arrivo di una nuova direttrice creativa. È anche il ritorno di una figura che ha già contribuito alla costruzione dell’identità recente di Balenciaga.
Martine Rose sarà la nuova Demna? Il paragone è inevitabile, ma c’è una differenza
Il confronto tra i due designer è quasi automatico, ma rischia di essere riduttivo.
Demna ha costruito una parte importante del proprio linguaggio attraverso l’ironia, la provocazione e la capacità di trasformare oggetti quotidiani in fenomeni mediatici.
Rose parte da riferimenti simili, ma li sviluppa attraverso una ricerca più legata alle comunità, ai personaggi e alle identità culturali.
Le sue collezioni raccontano mondi reali: la cultura calcistica, i club londinesi, il guardaroba maschile e le convenzioni sociali che determinano il modo in cui ci vestiamo.
Se Demna ha trasformato l’ordinario in provocazione, Martine Rose lo trasforma in un racconto culturale.
Una differenza sottile, ma fondamentale per comprendere ciò che potrebbe accadere a Balenciaga.
Da Nike a Supreme: come Martine Rose è diventata un nome di culto
Prima di arrivare alla guida di Balenciaga, Rose aveva già conquistato una posizione importante nella moda internazionale.
Le collaborazioni con Nike hanno contribuito ad ampliare la sua notorietà, portando il suo linguaggio creativo anche al di fuori delle passerelle.
Uno degli esempi più rappresentativi è la Nike Shox MR4, una sneaker che reinterpreta il modello sportivo attraverso proporzioni inattese e dettagli vicini al mondo delle calzature formali.
Il risultato è un oggetto difficile da classificare, sospeso tra sportswear e sperimentazione.
Anche il lavoro con Supreme racconta la capacità della designer di attraversare universi differenti, mantenendo un’identità riconoscibile.
Ma il vero elemento distintivo non è semplicemente la capacità di creare prodotti desiderabili.
Per Martine Rose, lo streetwear non è una tendenza commerciale: è un archivio culturale.
Ogni capo può raccontare un ambiente, una generazione o un modo di vivere. È questa profondità di riferimenti che distingue il suo lavoro da una semplice reinterpretazione dell’abbigliamento sportivo.
Balenciaga sceglie una donna per la prima volta: perché proprio Martine Rose?
La nomina rappresenta un passaggio storico per la maison.
Dalla fondazione di Cristóbal Balenciaga nel 1917, la direzione creativa del marchio è stata affidata a figure maschili, da Nicolas Ghesquière ad Alexander Wang, fino a Demna e Pierpaolo Piccioli.
Con Martine Rose si apre una fase nuova, non soltanto per il suo percorso personale, ma anche per il linguaggio che porta con sé.
La designer britannica arriva da un universo lontano dall’Haute Couture tradizionale e ha costruito la propria autorevolezza attraverso un approccio indipendente, fortemente legato alla cultura contemporanea.
La scelta potrebbe rappresentare la volontà di Balenciaga di recuperare una connessione più diretta con le nuove generazioni, senza limitarsi a riproporre l’estetica degli ultimi dieci anni.
Il suo arrivo solleva però una domanda interessante: sarà la prima donna alla guida della maison anche quella capace di inaugurarne una nuova rivoluzione?

Piccioli fuori, Martine Rose dentro: cosa c’è dietro la scelta di Kering?
L’arrivo di Rose segue la breve esperienza di Pierpaolo Piccioli, nominato nel 2025 dopo una lunga carriera da Valentino.
Con Piccioli, Balenciaga aveva intrapreso un percorso di riavvicinamento alla propria eredità sartoriale, riportando al centro la couture, i volumi scultorei e una visione della moda fondata sulla bellezza e sull’espressione individuale.
Una sensibilità profondamente compatibile con il lavoro di Cristóbal Balenciaga, ma non necessariamente con l’identità culturale costruita dal marchio durante gli anni di Demna.
Dopo appena sedici mesi, quel progetto si interrompe.
La scelta di Martine Rose sembra indicare un cambio di priorità: dalla centralità della couture a una ricerca maggiormente legata allo streetwear, alle sottoculture e al guardaroba contemporaneo.
È una lettura possibile della nuova strategia, non una motivazione ufficialmente confermata.
In un momento di trasformazione per Kering, la designer britannica rappresenta una figura capace di unire riconoscibilità estetica, conoscenza del marchio e una forte connessione con la cultura contemporanea.
La vera domanda non è soltanto perché Balenciaga abbia scelto Rose, ma quale identità voglia costruire attraverso di lei.
Cosa cambierà con Martine Rose? Le cinque rivoluzioni possibili per Balenciaga
La prima collezione sarà il momento decisivo per comprendere la direzione della nuova Balenciaga.
Al momento non è possibile prevedere con certezza i singoli capi o le scelte creative, ma il percorso della designer offre alcuni indizi interessanti.
1. Il tailoring potrebbe diventare ancora più radicale
Giacche, cappotti e pantaloni potrebbero occupare un ruolo centrale.
Rose ha costruito parte della propria identità attraverso spalle accentuate, volumi alterati e costruzioni che modificano il rapporto tra abito e corpo.
Una ricerca che potrebbe dialogare con l’eredità architettonica di Cristóbal Balenciaga.
2. Lo streetwear potrebbe ritrovare una dimensione culturale
Felpe, sportswear e capi quotidiani potrebbero continuare a essere protagonisti, ma attraverso riferimenti più espliciti alla musica, al calcio e alle sottoculture britanniche.
L’obiettivo potrebbe essere quello di superare la provocazione come principale strumento di comunicazione.
3. Il menswear potrebbe diventare il cuore della nuova Balenciaga
Il guardaroba maschile rappresenta il territorio in cui Rose ha sviluppato il proprio linguaggio.
La sfida sarà trasferire questa sensibilità anche al womenswear, creando un dialogo tra codici maschili e femminili senza perdere l’identità della maison.
4. Sneakers e accessori potrebbero diventare i nuovi protagonisti
Le collaborazioni con Nike dimostrano la capacità di Rose di trasformare oggetti riconoscibili attraverso modifiche apparentemente semplici, ma radicali.
Per Balenciaga, questa sensibilità potrebbe tradursi in nuove sperimentazioni sulle calzature e sugli accessori.
5. Le sfilate potrebbero uscire ancora una volta dalle passerelle tradizionali
Martine Rose ha spesso scelto ambientazioni insolite, utilizzando luoghi della quotidianità come parte integrante del racconto delle proprie collezioni.
Mercati, strade e spazi urbani potrebbero diventare riferimenti importanti anche nella sua interpretazione di Balenciaga.
Cristóbal Balenciaga e Martine Rose: cosa hanno in comune due mondi opposti?
A prima vista, l’universo di Martine Rose sembra lontanissimo da quello del fondatore della maison.
Cristóbal Balenciaga aveva rivoluzionato la moda attraverso la couture, lo studio dei materiali e una ricerca quasi ossessiva sulle proporzioni.
Rose parte invece dall’abbigliamento quotidiano, dalle sottoculture e dalle trasformazioni sociali.
Eppure, osservando attentamente il lavoro di entrambi, emerge un punto di contatto.
Tutti e due mettono in discussione il rapporto tra abito e corpo.
Cristóbal lo faceva attraverso costruzioni sartoriali innovative, capaci di liberare la silhouette dalle convenzioni del proprio tempo.
Rose lo fa alterando proporzioni, volumi e codici dell’abbigliamento contemporaneo.
Cristóbal osservava il corpo attraverso la couture. Martine Rose lo osserva attraverso la cultura.
Due linguaggi differenti che potrebbero trovare un terreno comune proprio nella sperimentazione.

Martine Rose riuscirà dove Piccioli si è fermato? La vera sfida comincia adesso
Dopo la parentesi di Pierpaolo Piccioli, la nomina di Martine Rose sembra indicare una nuova direzione per Balenciaga.
Ma la designer britannica dovrà affrontare una sfida diversa da quella di Demna.
Non dovrà dimostrare che una felpa può diventare un oggetto di lusso. Quella rivoluzione è già avvenuta.
Dovrà piuttosto trovare un nuovo significato per un’estetica che, dopo dieci anni di provocazioni, rischia di aver perso parte della propria capacità di sorprendere.
E dovrà farlo confrontandosi con una delle eredità sartoriali più importanti della storia della moda.
La sua conoscenza della maison rappresenta un vantaggio, ma potrebbe anche alimentare paragoni continui con il passato.
Il vero successo di Martine Rose non sarà riportare Balenciaga all’era Demna, né cancellare ciò che Piccioli ha cercato di costruire.
Sarà riuscire a trasformare il proprio linguaggio indipendente in una visione capace di sostenere l’identità di una grande maison.
Perché la prima donna alla guida di Balenciaga non dovrà dimostrare di essere la nuova Demna. Dovrà dimostrare che il futuro della maison può avere, finalmente, una voce diversa.














