VENEZIA DA CINEMA

Venezia oltre il red carpet: gli indirizzi che hanno fatto la storia della Mostra del Cinema

Hotel leggendari, caffè storici, architetture e taxi boat: un viaggio negli indirizzi che hanno costruito il mito della Mostra del Cinema di Venezia

di Redazione di Luxury Prêt à Porter | 2 Settembre 2026
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Il red carpet misura poche decine di metri. Venezia, invece, continua sull’acqua. Ed è forse proprio questa la ragione per cui la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica non ha mai avuto davvero bisogno di essere confinata all’interno di un’unica sede. Da oltre novant’anni il cinema attraversa la città, sale sui motoscafi, entra nelle hall degli alberghi, si ferma ai tavolini dei caffè storici e raggiunge terrazze dalle quali l’Adriatico sembra improvvisamente diventare parte della scenografia.

Prima ancora delle première, dei fotografi e degli abiti da sera, esiste infatti una geografia veneziana del Festival. È fatta di architetture razionaliste e alberghi Belle Époque, cocktail diventati leggendari e indirizzi nei quali Hollywood ha imparato uno dei piaceri più veneziani di tutti: apparire e scomparire con la stessa naturalezza. Perché la Mostra non si limita ad arrivare ogni anno in città. La abita.

Hotel Excelsior, dove la Mostra del Cinema di Venezia ebbe inizio

Bisogna partire dal Lido e, inevitabilmente, dall’Hotel Excelsior. È qui che il 6 agosto 1932 si tenne la prima edizione della Mostra del Cinema, quando ancora nessuno poteva immaginare che quell’appuntamento sarebbe diventato il festival cinematografico più antico del mondo.

Inaugurato nel 1908 e progettato dall’architetto Giovanni Sardi insieme all’imprenditore Nicolò Spada, l’Excelsior è una dichiarazione d’intenti ancora prima di essere un albergo. La facciata mescola suggestioni moresche, elementi medievali e richiami veneto-bizantini; all’interno, ferro battuto e vetri lavorati raccontano un’idea di ospitalità nata quando il viaggio era ancora una forma di rappresentazione sociale. Qui il cinema ha trovato fin dall’inizio la propria dimensione veneziana: internazionale, sofisticata e inevitabilmente legata al mare. Ancora oggi, durante la Mostra, l’Excelsior rimane uno dei luoghi in cui osservare quel particolare rituale fatto di incontri apparentemente casuali, arrivi e conversazioni lontane dal tappeto rosso.

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Palazzo del Cinema di Venezia, l’architettura incontra il grande schermo

A pochi passi, il Palazzo del Cinema racconta il momento in cui la Mostra smette di essere soltanto un evento mondano e acquisisce una propria casa istituzionale. Inaugurato nel 1937 su progetto di Luigi Quagliata, l’edificio appartiene al linguaggio del razionalismo italiano: linee essenziali, volumi rigorosi e una monumentalità che rinuncia alla decorazione per lasciare spazio alla funzione.

La sua storia è anche quella di una continua riflessione sull’architettura del Festival. Nel 1990 Rafael Moneo vinse il concorso internazionale per un ampliamento che non sarebbe mai stato realizzato, mentre negli anni successivi altri interventi hanno coinvolto Rudy Ricciotti e lo studio 5+1AA di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo. Poco distante, il Palazzo del Casinò progettato da Eugenio Miozzi nel 1938 completa il paesaggio razionalista del Lido. Il più recente PalaBiennale aggiunge invece un elemento temporaneo e contemporaneo, ricordando che persino un’istituzione quasi centenaria deve continuare a cambiare forma.

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I taxi boat di Venezia, il red carpet comincia sull’acqua

A Venezia, però, l’architettura racconta soltanto metà della storia. L’altra metà è liquida. Prima di arrivare davanti ai fotografi, le star arrivano dal mare. È un dettaglio che nessun altro grande festival cinematografico può realmente replicare.

George Clooney, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Timothée Chalamet: negli anni, il tragitto a bordo dei taxi boat è diventato parte dell’iconografia della Mostra quanto il tappeto rosso. Occhiali da sole, abiti mossi dal vento e profili di palazzi che scorrono sullo sfondo trasformano uno spostamento logistico in una sequenza cinematografica. Forse è proprio qui che Venezia mostra la propria superiorità scenografica: non ha bisogno di costruire un set, perché la città è già il set.

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Caffè Florian, il salotto veneziano tra cinema, arte e Biennale

Lasciando il Lido e attraversando la laguna si arriva a Piazza San Marco. Qui il Caffè Florian custodisce una memoria che precede persino quella cinematografica. Nella sua Sala del Senato prese forma l’idea che avrebbe condotto alla nascita della Biennale di Venezia, rendendo questo indirizzo parte della storia culturale della città ben prima dell’arrivo delle cineprese.

Nel corso dei decenni le sue sale hanno accolto artisti, attori e registi diventati parte dell’immaginario collettivo: Charlie Chaplin, Grace Kelly, Paul Newman, Clint Eastwood, Matt Damon, Gwyneth Paltrow e Paolo Sorrentino sono soltanto alcuni dei nomi passati tra specchi, stucchi e tavolini. Durante la Mostra, fermarsi al Florian significa quindi entrare in una dimensione parallela, nella quale il confine tra memoria e presente diventa volutamente sottile.

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Harry’s Bar Venezia, il Bellini e le conversazioni diventate leggenda

Poco distante, l’Harry’s Bar racconta un’altra Venezia. Più raccolta, apparentemente informale e proprio per questo irresistibile. Aperto da Giuseppe Cipriani nel 1931, quasi contemporaneamente alla nascita della Mostra, è uno di quegli indirizzi in cui il nome del locale è diventato più grande del luogo stesso.

Qui il Bellini ha smesso da tempo di essere semplicemente un cocktail e il Carpaccio, nato proprio dalla creatività di Cipriani, è entrato nel vocabolario gastronomico internazionale. Ernest Hemingway, Orson Welles, Peggy Guggenheim e Truman Capote hanno contribuito a costruirne il mito. L’Harry’s conserva ancora oggi quella particolare eleganza veneziana che non ha bisogno di grandi dimensioni o gesti spettacolari: bastano un tavolo, un bicchiere e la possibilità che alla porta compaia qualcuno destinato a entrare nella storia.

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Belmond Hotel Cipriani, il rifugio delle star della Mostra di Venezia

Quando invece il desiderio è allontanarsi dal centro della scena, bisogna attraversare ancora una volta l’acqua e raggiungere la Giudecca. Qui il Belmond Hotel Cipriani rappresenta da decenni uno degli indirizzi più desiderati durante la Mostra. Nato negli anni Cinquanta da un’intuizione di Giuseppe Cipriani insieme alle sorelle Guinness, ha costruito il proprio fascino su un equilibrio rarissimo: offrire un lusso immediatamente riconoscibile senza rinunciare alla sensazione di essere lontani da tutto.

Mobili d’antiquariato, tessuti Fortuny e la celebre piscina olimpionica hanno contribuito alla sua identità, mentre oggi l’hotel attraversa una nuova stagione grazie al progetto di restyling firmato dall’architetto e interior designer americano Peter Marino. L’intervento interessa la lobby a doppia altezza e tredici suite, comprese Serenissima e Laguna, oltre alla nuova Dior Spa e al Bacaro Dior. Brad Pitt, Angelina Jolie, George Clooney, Salma Hayek e Julia Roberts sono soltanto alcuni degli ospiti celebri che negli anni hanno scelto questo angolo della Giudecca. Qui il privilegio non consiste necessariamente nell’essere riconosciuti. Al contrario: consiste nel potersi sottrarre allo sguardo.

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Mostra del Cinema di Venezia, il vero spettacolo comincia fuori dal red carpet

È forse questa la caratteristica che continua a distinguere Venezia dalle altre capitali internazionali del cinema. Il Festival non possiede soltanto sale, première e red carpet, ma una geografia sentimentale costruita in quasi un secolo di storie. Ogni indirizzo aggiunge un frammento: l’Excelsior conserva le origini, il Palazzo del Cinema rappresenta l’istituzione, il Florian custodisce la cultura, l’Harry’s Bar il mito e il Cipriani quell’idea di privacy che diventa il lusso definitivo.

Nel mezzo rimane l’acqua, capace di collegare tutto e contemporaneamente di creare distanza. È per questo che a Venezia anche un trasferimento può sembrare l’inquadratura di un film e una terrazza d’albergo diventare parte della storia del cinema.

Altrove un festival può trasformare una città per qualche giorno. A Venezia accade quasi il contrario: è la città, con i suoi rituali e i suoi indirizzi, a trasformare ogni anno il Festival. E forse il red carpet più affascinante non è mai stato quello davanti al Palazzo del Cinema. È la laguna che bisogna attraversare per raggiungerlo

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