Archivio Margiela

Martin Margiela, il grande svelamento: all’asta 200 pezzi cult del suo archivio

Martin Margiela apre il suo archivio personale per un’asta senza precedenti a Parigi. Oltre 200 pezzi cult raccontano la sua carriera, tra icone, prototipi e oggetti personali, in un percorso che unisce memoria, ricerca e collezionismo contemporaneo

Martin Margiela

Martin Margiela apre il suo archivio personale e compie un gesto senza precedenti nella storia della moda contemporanea. Il 9 luglio a Parigi andrà in scena un’asta eccezionale che riunisce oltre 200 pezzi provenienti direttamente dalla sua collezione privata, ripercorrendo quarant’anni di ricerca estetica tra il 1984 e il 2008. Un evento destinato a entrare nella storia del collezionismo fashion.

L’archivio di Martin Margiela: un’apertura storica nel fashion system

Per la prima volta, Martin Margiela apre il proprio archivio collaborando direttamente con Maurice Auction e Kerry Taylor Auctions. Un’operazione rara, che trasforma il suo universo creativo in un patrimonio condiviso.

L’asta attraversa l’intera parabola del designer belga, dalla nascita della Maison Martin Margiela fino ai progetti più recenti. Fotografie, disegni, prototipi, oggetti personali e sperimentazioni realizzate durante il lockdown compongono un racconto intimo e stratificato della sua visione.

Dopo molti anni passati a spostare materiale d’archivio e a prestarlo per esposizioni, ho sentito che era arrivato il momento di separarmi da una parte dei miei ricordi”, ha dichiarato lo stilista.

Stivali Tabi “Graffiti” (1991)

John Galliano: il ritorno trionfale alla moda con Zara

Martin Margiela e l’asta a Parigi: i lotti più iconici

Tra i pezzi più attesi dell’asta di Parigi di Martin Margiela spiccano gli stivali Tabi “Graffiti” del 1991, esemplare unico tra i più rari della carriera del designer, stimato tra 30.000 e 50.000 euro. Un’opera che ha assunto una dimensione collettiva dopo essere stata segnata dai visitatori durante un’esposizione al Musée Galliera di Parigi.

Accanto a questi, le miniature dei look iconici realizzate da Margiela tra il 2018 e il 2024 riflettono la sua continua ricerca sulla scala e sulla percezione dell’oggetto moda.

Martin Margiela e la sua memoria personale

La collezione Martin Margiela include anche materiali fondativi come il primo dossier della Maison (1987–1988), composto da disegni, collage e presentazioni destinate ai produttori italiani.

Accanto agli archivi creativi emergono elementi profondamente personali: la celebre “Blouse Blanche” indossata per vent’anni, una giacca-cappotto appartenuta allo stilista e un telefono dipinto di bianco con il numero scritto direttamente sulla superficie.

Un capitolo centrale riguarda il guardaroba Hermès della madre, Léa Bouchet: circa sessanta pezzi tra abiti, borse e accessori. Una selezione che racconta il dialogo tra memoria affettiva e idea di lusso secondo Margiela, inteso come equilibrio tra qualità, comfort e atemporalità.

Moda 2026, ecco i sei colori protagonisti: dalle sfumature cioccolato al panna

Martin Margiela: dai pezzi iconici agli oggetti accessibili

L’asta propone un percorso trasversale che attraversa diversi livelli del collezionismo, mettendo in dialogo pezzi museali e oggetti più accessibili. L’archivio di Martin Margiela viene presentato non solo come memoria storica, ma come sistema vivo che racconta l’evoluzione del suo linguaggio creativo, tra sperimentazione, sottrazione e ricerca formale.

Accanto ai materiali d’archivio più rari e ai prototipi legati alle origini della Maison, trovano spazio i lookbook storici, stimati tra 100 e 500 euro, che documentano l’identità visiva delle collezioni e la costruzione progressiva dell’immaginario Margiela. A un livello intermedio si collocano le Barbie rielaborate durante il lockdown, valutate tra 2.000 e 3.000 euro, nate come esercizio sulla scala e sulla trasformazione degli oggetti, tema ricorrente nella sua ricerca. La selezione include anche alcuni accessori Hermès firmati Margiela, tra cui la borsa “Initial” e il cinturino “Double Tour” dell’orologio Cape Cod, diventato uno dei codici più riconoscibili della collaborazione con la maison francese. In questi oggetti emerge chiaramente la sua idea di lusso funzionale, costruita su essenzialità, gesti d’uso e riduzione formale.

Nel complesso, l’asta costruisce una stratificazione che rende l’archivio accessibile a diversi livelli, trasformandolo in un ponte tra dimensione museale e collezionismo contemporaneo.

Martin Margiela e la mostra prima dell’asta di Parigi

Dal 4 all’8 luglio, Parigi ospiterà una mostra gratuita in rue de la Fontaine au Roi. Curata da Bob Verhelst, l’esposizione ricostruisce l’atmosfera di una manifattura d’inizio Novecento, con un allestimento pensato come un progressivo “svelamento” dell’universo Margiela. Molti pezzi saranno esposti per la prima volta, offrendo al pubblico un accesso diretto alla materia viva dell’archivio prima della sua dispersione sul mercato.

Il 9 luglio l’asta segna così un passaggio simbolico: da archivio privato a patrimonio condiviso. Un gesto coerente con la poetica di Margiela, dove anche la sottrazione diventa forma estrema di creazione.

Change privacy settings
×