Nuovo collezionismo

Kruso Art, il gioiello d’epoca conquista i nuovi collezionisti

Dalla Belle Époque francese agli smeraldi colombiani, cento lotti raccontano un mercato in evoluzione, dove manifattura, provenienza e storia acquistano un peso sempre maggiore

di Redazione di Luxury Prêt à Porter | 22 Settembre 2026
Foto: Ufficio stampa

Un bracciale parigino del 1900, uno zaffiro incorniciato da cinque carati di diamanti, una collana francese punzonata Minerva e Bigorne. Poi smeraldi colombiani, perle dei Mari del Sud e spille che riportano in primo piano un accessorio capace di attraversare epoche e guardaroba. La nuova asta di Gioielli e Orologi di Kruso Art, online fino al 24 settembre 2026, parte dagli oggetti per raccontare qualcosa di più ampio: come sta cambiando il modo di guardare, scegliere e collezionare un gioiello.

Sono cento i lotti riuniti nel catalogo, tra anelli, collane, bracciali, spille e orecchini. Epoche e linguaggi differenti convivono all’interno di una selezione che privilegia la qualità delle lavorazioni, le pietre e la storia dei singoli pezzi. Il punto di partenza è la gioielleria europea tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, con una presenza significativa della tradizione francese e della Belle Époque.

Parigi e l’eleganza della Belle Époque

Tra i pezzi che meglio restituiscono il gusto di quegli anni c’è un bracciale rigido realizzato a Parigi intorno al 1900. In oro rosa 18 carati, custodisce al centro uno zaffiro di circa 0,85 carati accompagnato da circa cinque carati di diamanti. La stima è compresa tra 7.000 e 7.500 euro.

È uno di quei gioielli nei quali la materia preziosa racconta soltanto una parte della storia. L’altra passa attraverso le proporzioni, la lavorazione e il periodo in cui è stato realizzato. A più di un secolo di distanza, il bracciale conserva infatti una costruzione che permette di leggerlo sia come testimonianza della gioielleria del tempo sia come oggetto ancora sorprendentemente vicino alla sensibilità contemporanea.

Alla stessa stagione appartiene una collana francese di fine Ottocento, realizzata in oro giallo 18 carati e smalto nero, con rubini e perle d’acqua dolce. A renderla particolarmente interessante sono anche i punzoni Minerva e Bigorne, elementi che contribuiscono a ricostruire l’identità del pezzo e che assumono un’importanza particolare quando l’acquisto si sposta dal semplice desiderio di possedere un gioiello alla costruzione di una vera collezione. La stima è compresa tra 3.800 e 4.000 euro. La presenza francese prosegue con una spilla pendente con rubini e diamanti, con circa 1,01 carati di rubini e 1,78 carati di diamanti, proposta con una valutazione tra 3.000 e 3.500 euro. Tre oggetti diversi che restituiscono una parte della cultura ornamentale di quegli anni e ricordano quanto il gioiello possa funzionare come documento materiale di un’epoca. Cambiano le mode e cambiano i codici con cui lo si indossa, ma lavorazioni, pietre e dettagli continuano a raccontarne la provenienza.

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La spilla torna protagonista

Fra gli oggetti più interessanti del catalogo c’è proprio la spilla, accessorio che per molto tempo è stato associato a un’idea più tradizionale del gioiello e che oggi può essere letto con maggiore libertà.

Il catalogo di Kruso Art ne presenta interpretazioni molto differenti. Una spilla a farfalla con doppietta di opale e diamanti, stimata tra 1.200 e 1.400 euro, recupera il motivo naturalistico con un carattere più leggero. La farfalla appartiene a quell’universo figurativo che ciclicamente ritorna nella gioielleria, dimostrando come alcuni soggetti riescano a sopravvivere alle tendenze proprio perché possono essere interpretati in modi sempre diversi. Più essenziale nella costruzione è invece la spilla in oro bicolore bianco e rosa 18 carati, impreziosita da circa 2,50 carati di diamanti e stimata tra 3.000 e 3.400 euro. Il loro accostamento mostra bene uno degli aspetti più interessanti del gioiello vintage: non occorre necessariamente indossarlo secondo le regole dell’epoca in cui è nato. Un oggetto pensato decenni fa può trovare oggi una collocazione completamente diversa, entrando nel guardaroba contemporaneo senza perdere la propria identità originaria. È anche in questa possibilità di reinterpretazione che il vintage trova parte della sua forza. La storia rimane leggibile, ma non impone necessariamente il modo in cui l’oggetto dovrà continuare a vivere.

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Smeraldi, diamanti e perle dei Mari del Sud

Accanto ai gioielli legati alla tradizione europea, l’asta presenta pezzi nei quali sono le pietre a catturare immediatamente l’attenzione. Tra questi figura un anello in oro bianco 18 carati con smeraldo colombiano di circa 0,75 carati, accompagnato da circa 2,76 carati complessivi di diamanti. La stima è compresa tra 5.500 e 5.800 euro.

Completano la selezione degli orecchini con diamanti, smeraldi e perle dei Mari del Sud, valutati tra 4.000 e 4.500 euro. L’accostamento fra la luminosità dei diamanti, il verde degli smeraldi e la superficie delle perle crea un registro differente rispetto ai pezzi Belle Époque, ma permette al catalogo di spostarsi attraverso periodi e sensibilità diverse senza perdere il filo conduttore della manifattura. Ed è proprio questa varietà a rendere leggibile un cambiamento più generale. Il valore di un gioiello non viene osservato esclusivamente attraverso il peso delle pietre o dei metalli preziosi. Per chi colleziona entrano in gioco sempre più elementi: la qualità dell’esecuzione, la provenienza, l’epoca, le caratteristiche delle gemme e, naturalmente, l’unicità dell’oggetto.

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Ariana Helling e il valore dell’expertise

La vendita arriva in una fase di rafforzamento del dipartimento Gioielli e Orologi di Kruso Art, oggi guidato da Ariana Helling, gemmologa formata presso l’International Gemological Institute (IGI) di Anversa, membro del Collegio Italiano dei Periti di Roma e del Bundesverband der Deutschen Gutachter. La sua formazione racconta anche quanto sia diventato centrale il tema dell’expertise in un mercato nel quale il pubblico dispone di molti più strumenti per informarsi rispetto al passato. Conoscere una pietra, comprenderne le caratteristiche e ricostruire per quanto possibile la storia di un oggetto sono passaggi che incidono sul modo stesso in cui il gioiello viene osservato.

«Il gioiello ha una capacità unica: attraversare le epoche senza perdere la propria identità, trasformando così il proprio ruolo di testimone della storia in un prezioso messaggero del futuro», osserva Helling.

Una frase che individua uno dei tratti distintivi di questo particolare settore del collezionismo. Un dipinto rimane un dipinto, una scultura conserva normalmente la propria funzione contemplativa. Il gioiello possiede invece una doppia natura: può essere collezionato, studiato e custodito, ma può continuare allo stesso tempo a essere indossato. La relazione con il proprietario rimane dunque fisica e personale. «Oggi il collezionista non guarda soltanto alla preziosità dei materiali, ma anche alla qualità della lavorazione, alla storia delle pietre, alla provenienza e all’unicità di un oggetto», continua la gemmologa. «È proprio nell’incontro tra questi elementi che un gioiello d’epoca può ritrovare una nuova vita nel presente».

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Un collezionismo dai confini più aperti

È qui che l’asta supera il semplice catalogo di vendita e intercetta una trasformazione più ampia. I confini tra arte, moda, design, gioielli, orologi e arti decorative diventano progressivamente meno rigidi e il pubblico che si avvicina a questi mondi non necessariamente si riconosce in una sola categoria.

Un gioiello può interessare per la gemma che custodisce, ma anche per la manifattura, per il periodo storico al quale appartiene o per il modo in cui racconta l’evoluzione del gusto. La stessa spilla può essere osservata come accessorio, oggetto di design o testimonianza di una particolare stagione della gioielleria. In questa prospettiva, il collezionista contemporaneo appare più trasversale e informato. Non cerca necessariamente una raccolta costruita secondo categorie rigide: può accostare un gioiello antico a un orologio, un pezzo di design a un oggetto legato alla moda, seguendo un criterio personale fatto di ricerca, gusto e conoscenza.

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Il digitale cambia la geografia dell’asta

Anche il luogo nel quale avviene l’acquisto è cambiato. La vendita di Kruso Art, aperta dal 17 al 24 settembre 2026, è infatti online-only, accessibile attraverso il sito della casa d’aste e l’App KrusoK Aste. La sala d’asta lascia quindi spazio allo schermo e la distanza geografica perde parte della sua importanza. È un passaggio particolarmente significativo per categorie come gioielli e orologi, storicamente legate alla possibilità di osservare da vicino materiali, pietre e lavorazioni.

Per Kruso Art il formato digitale rientra in un percorso che punta ad ampliare il pubblico potenziale e ad accompagnare una visione sempre più multidisciplinare della casa d’aste. Arte, gioielli, orologi, design, luxury fashion e arti decorative finiscono così per condividere non soltanto la stessa piattaforma, ma anche una parte crescente dei loro collezionisti. E forse è proprio questa la prospettiva più interessante offerta dai cento lotti in catalogo. Guardare un bracciale parigino del 1900 significa certamente osservarne zaffiro, diamanti e lavorazione, ma significa anche chiedersi perché, oltre un secolo dopo, quell’oggetto continui a trovare qualcuno disposto a desiderarlo.

Il proprietario cambia, il contesto cambia, persino il modo di acquistarlo è diventato digitale. La manifattura, la materia e la storia restano. Ed è da lì che ogni nuova collezione può ricominciare.

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