
Un provvedimento atteso da molti proprietari e già al centro di un acceso dibattito: ecco cosa prevede il nuovo condono edilizio.
Il condono edilizio porta sempre discussioni e conflitti, sia a livello politico che sociale. Se c’è chi lo considera una misura necessaria per regolarizzare piccole irregolarità e sbloccare situazioni ferme da anni, c’è anche chi lo vede come un premio per chi ha costruito in modo scorretto. Fatto sta che, al di là delle opinioni, l’Italia si prepara a una nuova sanatoria, destinata a interessare migliaia di abitazioni.
Il condono edilizio, in termini semplici, è una legge che permette di “perdonare” alcune opere realizzate in violazione delle norme urbanistiche, trasformandole da abusive a legali. In pratica, chi ha costruito o modificato un immobile senza i permessi necessari può regolarizzare la propria posizione pagando una somma e presentando la documentazione richiesta. È un “colpo di spugna” che, nel corso della storia, ha già cambiato il volto di molte città italiane.
Dopo i tre grandi condoni del passato — quello del 1985 (Craxi), del 1994 e del 2003 (entrambi firmati da Berlusconi) — sta arrivando un nuovo provvedimento che, pur essendo più limitato, potrebbe avere un impatto importante.
Cosa prevede il nuovo condono
La nuova proposta, firmata da Fratelli d’Italia, è stata presentata in Commissione Ambiente e prevede una sanatoria per gli immobili costruiti entro i 150 metri dalla costa in Sicilia, dove vige da decenni un vincolo di inedificabilità assoluta. L’obiettivo dichiarato è quello di salvare decine di migliaia di abitazioni realizzate tra il 1976 e il 1985, in particolare nelle province di Palermo e Agrigento.

Secondo il promotore del disegno di legge, Giorgio Assenza, capogruppo del partito di Giorgia Meloni all’Assemblea Regionale Siciliana, la misura avrebbe lo scopo di rilanciare il turismo e valorizzare il patrimonio immobiliare già esistente, senza nuove costruzioni. Si tratterebbe dunque di un “mini condono” regionale, limitato solo alla Sicilia, che permetterebbe di regolarizzare immobili sorti in zone costiere oggi considerate illegali.
Chi possiede una casa costruita in zona vietata potrebbe presentare domanda di sanatoria, dimostrando che l’immobile è stato edificato prima di una certa data e che non rientra in aree di particolare rischio ambientale o archeologico. A fronte del pagamento di una somma e di una verifica tecnica, la costruzione verrebbe “sanata”, cioè riconosciuta come regolare agli occhi della legge.
Naturalmente, non tutte le opere abusive sarebbero condonabili. Resterebbero escluse, ad esempio, quelle in aree ad alto rischio idrogeologico o all’interno di parchi naturali. La procedura dovrebbe inoltre passare al vaglio dei comuni interessati, che dovranno esprimersi caso per caso.
Come prevedibile, il provvedimento ha scatenato forti critiche da parte delle opposizioni e delle associazioni ambientaliste. Legambiente, in particolare, ha ricordato che in Italia solo un terzo degli immobili abusivi viene effettivamente abbattuto e che ogni condono rischia di incoraggiare nuovi abusi. Gli esperti, inoltre, sottolineano come l’abusivismo edilizio contribuisca ad aggravare il rischio idrogeologico, un problema già drammatico in molte aree del Sud.












