
Nel cuore di Frankenstein di Guillermo del Toro, non si nasconde solo il terrore di un mostro, ma una riflessione profonda sulla natura umana, il rifiuto e il desiderio di appartenenza. Con una storia che mescola horror e romanticismo, il film non si limita a raccontare un classico della letteratura gotica, ma esplora le emozioni più complesse attraverso ogni dettaglio, dal movimento dei personaggi ai costumi e agli effetti speciali. Ogni elemento visivo è pensato per trasmettere un messaggio psicologico profondo, creando una realtà distorta e affascinante dove anche il mostro diventa tragicamente umano.
Un mostro che vive tra luce e ombra: la psicologia dei personaggi
Il cuore pulsante di Frankenstein è la lotta psicologica tra il dottor Victor Frankenstein e la sua Creatura. Ogni movimento, ogni scelta visiva, racconta il conflitto interiore dei personaggi. Victor, il geniale ma tormentato scienziato, è un uomo intrappolato dal suo stesso desiderio di superare i limiti naturali, di “giocare a Dio”. La sua volontà di creare la vita lo porta a generare un mostro, ma quello che segue è una tragedia che sfida le leggi naturali e morali. “Quando creiamo, non possiamo sfuggire alla nostra responsabilità,” afferma il regista Guillermo del Toro. “Victor si scontra con ciò che ha creato, ma ciò che è stato creato è il riflesso delle sue stesse paure e speranze”.
Dall’altro lato c’è la Creatura, un essere che, pur essendo una creazione della scienza, rappresenta le emozioni più umane: il dolore dell’abbandono, la disperazione di essere rifiutato dalla società. “La Creatura è un riflesso di ciò che Victor non vuole riconoscere in sé stesso. È la parte di lui che ha cercato di nascondere, il suo fallimento,” spiega Kate Hawley, la costumer designer del film. “Ogni cucitura del suo costume, ogni cicatrice sul suo corpo, è una rappresentazione visiva della sua sofferenza psicologica.”
La psicologia dei personaggi si riflette nei loro movimenti. Victor si presenta in modo rigido, quasi privo di emozioni, come se volesse mantenere il controllo su ogni aspetto della sua vita e delle sue creazioni. La Creatura, invece, è caratterizzata da movimenti più disordinati, una danza disperata alla ricerca di un’identità e di un posto nel mondo.

I Costumi come linguaggio visivo: l’identità della creatura e di Victor
“Ogni abito ha una storia da raccontare,” spiega Kate Hawley. Ogni elemento visivo, dai costumi agli accessori, è pensato per raccontare non solo la personalità, ma anche le emozioni dei personaggi. La Creatura è vestita con un corpo ricostruito, una composizione di diversi materiali che simboleggiano la sua condizione: parte umana, parte mostruosa. “Abbiamo utilizzato tessuti che sembrano essere cuciti insieme, per simboleggiare la sua lotta interiore, la sua ricerca di appartenenza,” dice Hawley. Il costume della Creatura è stato costruito per essere fisicamente pesante, come il suo fardello emotivo.
Il celebre abito da sposa di Elizabeth, realizzato per il film, è un altro esempio di come il costume diventa simbolico. I costumi di Elizabeth inizialmente sembrano molto raffinati e vittoriani, ma con il passare del tempo il suo vestito si trasforma in qualcosa di sinistro, quasi funebre. Il suo abito da sposa diventa il simbolo di un destino tragico, eppure, c’è un contrasto tra la bellezza e la morte imminente. “L’abito da sposa di Elizabeth è il momento in cui il mondo di Victor e quello della Creatura si incontrano,” aggiunge Hawley. “La Creatura non potrà mai avere la sua sposa, ma la sua creazione, Elizabeth, è un legame che legherà i due mondi per sempre.”
Il lungo trucco: ore e ore di trasformazione
Uno degli aspetti più impressionanti del film è il lavoro dietro al trucco della Creatura. Ogni giorno, l’attore che interpreta la Creatura subiva fino a 8 ore di trucco prima delle riprese, un processo che non solo richiedeva tempo, ma anche una precisione assoluta. Il team di Mike Hill ha creato una maschera che copriva completamente il viso, il corpo e persino le mani del personaggio. “Volevamo che il trucco fosse il più realistico possibile,” spiega Hill. “Ogni cicatrice, ogni cucitura, ogni imperfezione era pensata per essere la visualizzazione del suo dolore interiore.” La Creatura non è solo un mostro visibile, ma è anche una rappresentazione fisica del tormento psicologico che porta dentro di sé.
Questa creazione non è stata un semplice lavoro di trucco, ma un processo che ha visto l’evoluzione del personaggio attraverso il suo aspetto esteriore. L’uso di materiali innovativi ha permesso di creare un effetto visivo che risultasse realistico e inquietante. L’idea era quella di fare in modo che la Creatura sembrasse non solo una creazione artificiale, ma qualcosa che avesse una propria vita, un proprio respiro.

Jacob Elordi: un primo scelta rivisitata
Uno degli aspetti più sorprendenti del film riguarda la scelta dell’attore per interpretare la Creatura. Inizialmente, Jacob Elordi non era la scelta principale per il ruolo del mostro. Dopo diversi provini e discussioni, è stato il regista Guillermo del Toro a scegliere Elordi, vedendo in lui non solo la capacità fisica di interpretare un personaggio così impegnativo, ma anche una profondità emotiva capace di esprimere la complessità della Creatura. Elordi ha dovuto imparare a muoversi e agire con il costume completo, affrontando le difficoltà di essere coperto da strati di trucco e di costumi che ne limitavano la mobilità, ma rendendolo perfetto per il personaggio.
Elordi ha dovuto affrontare ore di trucco ogni giorno, ma la trasformazione non era solo fisica: il suo lavoro come attore ha dovuto rispecchiare la psicologia di un personaggio che viveva la solitudine e la frustrazione di non essere accettato dal mondo che lo circondava.
Il ruolo ambivalente di Elizabeth: una protagonista conflittuale
Un’altra curiosità riguarda il ruolo di Elizabeth, interpretata da una talentuosa attrice che ha dovuto interpretare un personaggio dalle sfumature molto ambivalenti. Inizialmente, Elizabeth viene mostrata come una figura fragile e indifesa, ma, con il progredire del film, il suo ruolo si arricchisce di profondità. La sua relazione con Victor è complicata, non solo a causa delle sue emozioni, ma anche per il contesto in cui è intrappolata. Il suo abito da sposa, simbolo di speranza, diventa un indumento carico di significato, che racconta una storia di potere, controllo e sacrificio.
“Elizabeth è una figura simbolica nel film,” spiega la costumista Hawley. “Il suo vestito racconta non solo l’amore che Victor ha per lei, ma anche il modo in cui è destinata a diventare un simbolo di ciò che la Creatura non potrà mai avere.”

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La scena del sanguinamento: un’operazione curata nei minimi dettagli
Una delle scene più iconiche e complesse da realizzare è quella del sanguinamento della Creatura, una sequenza che ha richiesto diverse versioni dello stesso abito. “Abbiamo realizzato nove versioni dell’abito della Creatura per diverse necessità: per manichini, per stunt e anche per le bambole giganti che rappresentano la Creatura in alcune scene,” racconta Hawley. La scena ha richiesto l’uso di un materiale speciale che potesse simulare il sangue in modo realistico. Per rendere l’effetto ancora più drammatico, sono stati utilizzati strati aggiuntivi e specifici tipi di tessuti che permettessero al sangue di apparire vivo e realistico sullo schermo.
Curiosità Finale: la collaborazione con Tiffany & Co.
Infine, una curiosità che non passa inosservata riguarda la collaborazione con Tiffany & Co. per la realizzazione del rosario indossato da Elizabeth. Questo oggetto non è solo un elemento decorativo, ma simboleggia la religione, la lotta e la morte. “Il rosario è realizzato in corniola rossa, la tonalità di rosso preferita da Guillermo,” racconta Hawley. “Era un simbolo di ciò che Elizabeth rappresenta, ma anche di ciò che la Creatura non può mai avere: l’amore, la bellezza e una vita normale.”

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Una riflessione filosofica e psicologica: la creatura in ognuno di noi
Frankenstein non è solo un racconto di un mostro e di un genio scientifico; è una riflessione profonda sulla natura umana e sul desiderio di accettazione. La Creatura, pur essendo una figura distorta e orribile, rappresenta i temi universali della solitudine, dell’abbandono e della ricerca di identità. La sua sofferenza è quella di chi si sente escluso, di chi non trova un posto nel mondo, ma anche di chi è costretto ad affrontare la dura realtà di non poter mai essere accettato, nonostante i suoi sforzi.

“La Creatura è un riflesso di ognuno di noi,” spiega Guillermo del Toro. “Ogni persona che ha mai sentito il peso del rifiuto o la difficoltà di adattarsi a un mondo che non ci accoglie può vedere se stessa in questo personaggio.” La sua lotta per un’identità, la sua ricerca di amore e comprensione, sono esperienze comuni a molti. La sua condizione di essere “imperfetto”, di essere percepito come diverso, è qualcosa con cui tutti possiamo identificarsi, almeno in alcuni momenti della nostra vita.
Il film ci invita a riflettere sulle scelte che facciamo, sulla nostra responsabilità verso ciò che creiamo, sia esso un’idea, una relazione o una persona. Come Victor, siamo tutti in grado di creare, ma dobbiamo essere pronti a confrontarci con le conseguenze delle nostre azioni. La Creatura ci insegna che, a volte, la nostra ricerca di perfezione può essere un’arma a doppio taglio: mentre cerchiamo di superare i limiti, possiamo finire per creare qualcosa che non possiamo più controllare.
Inoltre, la psicologia dei personaggi ci ricorda che la ricerca di identità è un processo che non si limita all’aspetto esteriore. Ogni persona, come la Creatura, lotta con la sua percezione di sé e con la paura di non essere mai veramente accettata. La riflessione che il film ci propone è semplice, ma potente: “Chi siamo veramente, e quanto del nostro destino dipende dall’accettazione degli altri?” La Creatura, nel suo dolore, ci fa vedere che l’essenza di ogni essere umano non è definita dalla propria apparenza o dal proprio passato, ma da come affronta il mondo e si relaziona con gli altri.
Frankenstein, dunque, non è solo la storia di un mostro, ma una riflessione su ciò che significa essere umano: l’eterna lotta tra la creazione e il suo creatore, tra il sogno di perfezione e le imperfezioni che ci rendono autentici.

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