Cinema e fashion

Anne Hathaway e Valentino: il fascino eterno della couture sul red carpet degli Oscar

Agli Oscar 2026 Anne Hathaway rende omaggio a Valentino Garavani con un abito a sirena che unisce mito, cinema e alta couture. Dal richiamo a Persefone fino alle citazioni de Il diavolo veste Prada, l’attrice conferma il legame speciale che negli anni ha costruito con la maison Valentino sul red carpet

di Ariel Conta | 16 Marzo 2026
Foto: Etienne Laurent / The Academy ©A.M.P.A.S.

Si apre la scena: gli Oscar 2026, tempio del cinema contemporaneo, casa in cui si rifugiano le stelle in questi tempi pieni di guai. E poi c’è lei, Anne Hathaway, che arriva fasciata da un abito a sirena, seducente e letale. Diva di un tempo in cui gli déi sembrano averci abbandonato, ma che serba negli occhi da cerbiatta un’umanità dalla profondità commovente – e infatti nel prossimo film di Nolan interpreterà la Penelope amata da Odisseo -, Anne Hathaway è un’attrice dalla versatilità camaleontica, inimitabile nella capacità di portare sul red carpet lo stesso carisma elettrico che illumina i progetti cinematografici che sceglie di intraprendere. In questa notte degli Oscar tanto attesa, Anne ha voluto rendere omaggio a Valentino Garavani, celebre stilista da poco scomparso, indossando una sua creazione la cui eleganza echeggia di eternità.

Anne Hathaway agli Oscar 2026: Valentino e il fascino delle tenebre

L’abito scelto da Anne Hathaway per questa 98esima edizione della Cerimonia degli Oscar è un modello a sirena della collezione Haute Couture, impreziosito da una vistosa parure Bulgari. Un abito che porta con sé un afflato mitologico: il nero del tessuto è infatti impreziosito da dettagli floreali, che ricordano la leggenda dell’unione tra Ade e Persefone. Il re dell’oltretomba, rapito dalla bellezza della figlia di Demetra, dea della terra e dei raccolti, decide di trascinarla con sé nelle tenebre. Da questo mito nasce una delle narrazioni più antiche sul ciclo della vita: è il racconto che spiega l’alternarsi delle stagioni, l’eterna danza tra vita e morte, che mescola le membra della terra per poi farla rifiorire.

Con Persefone il tempo prende forma, e ogni volta che torna sulla terra la primavera riesce a far rinverdire persino ciò che sembrava perduto. E Anne sul red carpet degli Oscar incarna proprio questo: la bellezza che fiorisce nell’oscurità, il gelsomino notturno che arriva a spiare cosa succede al calar del Sole, quando i gesti umani sono raccolti tra l’ombra e l’anima.

Foto: Maddie Knight / The Academy / AMPAS

Anne Hathaway, Valentino e il method dressing agli Oscar 2026

Tuttavia, la scelta di questo abito ha anche una ragione molto più pragmatica: celebrare l’uscita -ormai imminente – dell’atteso sequel di Il diavolo veste Prada. In una scena ormai divenuta cult, Emily – la riottosa collega di Andy/Anne Hathaway, interpretata con velenosa abilità da Emily Blunt -, terrorizzata dall’ipotesi di dover rinunciare a un gala a causa di un testardo raffreddore, pronuncia la frase diventata ormai motto di vita di tante fashionista: “Mi rifiuto di ammalarmi. Indosserò Valentino, dannazione!”.

Ma non solo: a cingere la vita di Anne troviamo una cintura dalla fibbia importante che, pur non essendo cerulea, richiama per forma e dimensione quella che Miranda Priestly – la glaciale direttrice interpretata da Meryl Streep – sceglie nel film per la collezione primaverile. Un dettaglio che sembra quasi citare quel celebre monologo entrato ormai nella storia del cinema e della moda: una piccola, brillante lezione di stile che sfiora l’arte del method dressing.

Anne Hathaway e Valentino Garavani: un rapporto che dura negli anni

Non è la prima volta che Anne Hathaway sceglie Valentino Garavani per il red carpet. Il rapporto tra l’attrice e la maison romana attraversa gli anni come una piccola costellazione di momenti di stile, in cui la couture diventa linguaggio e memoria.

Già nel 2025 Hathaway aveva reso omaggio al grande stilista indossando un prezioso pezzo d’archivio: un abito rosso Valentino dalle sottili spalline e dalle balze leggere, che si aprivano sul corpo come i petali vibranti di un’anemone. Lo aveva scelto per i WWD Honors 2025, trasformando ancora una volta la couture in un gesto di riconoscenza verso uno dei grandi maestri della moda italiana. Il rosso — quel rosso Valentino diventato quasi un simbolo — sembrava disegnare attorno alla figura dell’attrice una presenza teatrale ma delicata, capace di unire grazia e carattere.

Non era però un episodio isolato. Nel corso degli anni Hathaway ha dimostrato più volte quanto il linguaggio estetico di Valentino riesca a dialogare con la sua presenza scenica: una femminilità luminosa, sofisticata, mai gridata. Che si tratti di linee architettoniche, di tessuti fluidi o di dettagli couture, ogni volta l’incontro tra l’attrice e la maison sembra costruire una narrazione visiva che appartiene tanto al cinema quanto alla moda.

Per questo la sua apparizione agli Oscar 2026 non appare come un semplice tributo, ma come l’ultimo capitolo di una storia stilistica che continua a rinnovarsi. Un incontro tra attrice e maison che, anno dopo anno, dimostra come l’eleganza possa attraversare il tempo senza perdere la propria forza narrativa.

Anne Hathaway in Valentino agli Oscar 2011: la musa in rosso

E ancora: agli Oscar del 2011, la splendida Anne aveva scelto un’altra creazione firmata Valentino. Questa volta si trattava di un abito rosso brillante, quasi da tanghera nella sua costruzione sensuale e nel modo in cui seguiva il movimento del corpo. Il tessuto era animato da rose di stoffa applicate, piccoli rilievi che sembravano sbocciare lungo la silhouette, creando un gioco continuo tra luce, volume e movimento.

Il rosso – quel rosso Valentino diventato negli anni una vera dichiarazione estetica – trasformava l’attrice in una presenza quasi scenografica, andando a costituire una vera e propria architettura visiva che dialogava con il corpo e con la luce, come se ogni passo facesse vibrare il tessuto.

In quell’occasione Anne sfilò fianco a fianco con Valentino Garavani, creando una delle immagini più eleganti di quella edizione degli Oscar. Una visione in rosso che sembrava racchiudere dentro di sé due universi: da una parte l’attrice, con il suo carisma cinematografico; dall’altra il couturier che aveva trasformato la moda italiana in un linguaggio globale.

In quell’istante, sul tappeto rosso, moda e cinema si incontravano davvero: immagine e movimento, gesto e memoria, stasi ed eternità. Un momento sospeso, in cui la couture diventava racconto e il red carpet si trasformava in una scena.

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