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Dalle Ande alle Salopette: Febe lancia la Collezione Zero

Riscoprendo le Ande, Febe presenta le salopette in chiave contemporanea.

Dallo spirito imprenditoriale di Alessandro Dell’Aquila nasce Febe, che debutta a Milano con la collezione disegnata dal direttore creativo Antonio Bandini Conti. Interamente prodotta in Italia, Febe ridefinisce in una nuova chiave di lettura uno dei capi più iconici al mondo: la salopette. Raccogliendo un’importante eredità, Febe ne rielabora le proporzioni e il mood e dà vita a una visione up-to-date, fatta di capi versatili dalla praticità sofisticata. 

Febe prende il nome dalla figlia di Urano e Gea, nella mitologia greca gli dei simbolo del cielo e della terra, una figura che Esiodo associava alla Luna, definendola “scintillante”. Come l’eroina ellenica, la collezione illumina la via verso una nuova femminilità, dinamica e disinvolta.

Cotone, eco-pelle, cady, duchesse. Già dalla scelta dei materiali è chiaro l’intento di traghettare la salopette in una dimensione di eleganza ricercata, sebbene mai esasperata. Un universo che può essere vissuto in ogni momento della giornata, con un semplice gioco di styling. Anche quando non si tratta di proprie e vere salopette, Febe mantiene forte il legame con dettagli che rimandano ai modelli di punta della collezione. Il marchio ha voluto riunire in sè il pragmatismo di una seria ricerca con il forte impatto emotivo legato al mondo delle pettorine. Presentandosi sul mercato attraverso un’attenta distribuzione wholesale, Febe sarà fiancheggiata da una struttura di online shopping che verrà resa operativa a partire dal 2020.

“Quando abbiamo cominciato a lavorare sull’idea delle salopette, abbiamo capito che eravamo di fronte a un mondo carico di significati”, spiega Alessandro Dell’Aquila, “la salopette scatena emozioni e ricordi e nell’immaginario collettivo è associata a valori positivi di autenticità e libertà. Basta raccontare il progetto per vedere emergere nei miei interlocutori un sorriso: la salopette parla a tutti e con Febe continuerà a farlo, solo con un linguaggio più contemporaneo, immediato”.

La salopette venne codificata nel 1980 da Levi Strauss e Jacob Davis ma con radici che affondano sul finire del Settecento. Nasce come indumento da lavoro ma diventa must-have trasversale, portato da uomini, donne e bambini, un simbolo di libertà dagli schemi preconfezionati del ben vestire. Quasi sempre realizzata in denim ultra resistente, nell’America di inizio Novecento viene indossata dai contadini, i lavoratori di città la scelgono nella variante blu, i ferrovieri rigata e i decoratori bianca. Viene usata per la prima volta dalle donne inglesi durante la Prima Guerra Mondiale, quando dovettero entrare in fabbrica per sostituire gli uomini andati al fronte. Ma è solo con gli anni ’60 e ’70 che la salopette diventa simbolo di rivoluzione culturale. Ragazzi e ragazze la indossano per esprimere la loro voglia di emancipazione dalle rigide regole del passato. Restando profondamente democratica e accessibile a tutti, la salopette diventa così un indumento di culto, proprio come i jeans, le T-shirt e le giacche da biker. A metà tra il pret-à-maman e il fanciullesco, rivisitata in chiave grunge, con una sola bretella appoggiata alla spalla o entrambe lasciate pendere lungo i fianchi, la salopette ritorna negli anni ’90 dopo un decennio che l’ha vista “sostituita” dalle attillate e scintillanti tute indossate dagli amanti della disco. La salopette: un classico che non tramonterà mai. Speriamo.